sabato 10 gennaio 2009

Il papa al Cammino neocatecumenale: spirito di unità e adesione docile alla Chiesa

Come tre anni fa: un carico di amicizia e di fermezza. Con toni al tempo stesso docili e perentori, il papa rivolge agli iniziatori e ai membri del Cammino neocatecumenale il suo primo discorso successivo all’approvazione definitiva degli Statuti da parte del Pontificio Consiglio per i Laici e incoraggiando tutti a proseguire l’opera di evangelizzazione avviata nella città di Roma e nel mondo intero mette al tempo stesso in evidenza, con puntualità certosina, la necessità di una aderenza totale del Cammino agli insegnamenti della Chiesa e di adesione “docile” alle direttive del papa e dei vescovi, in un contesto di unità con le altre realtà ecclesiali e di “inserimento organico” dell’itinerario neocatecumenale nella pastorale parrocchiana e diocesana.

C’è il racconto stesso delle caratteristiche del Cammino neocatecumenale nelle parole accurate e rigorose scelte da Benedetto XVI per questo incontro nella Basilica Vaticana. C’è, naturalmente, il ringraziamento, rivolto anzitutto a Dio, per i “frutti spirituali” che attraverso il Cammino si sono raccolti in questi anni, per le “fresche energie apostoliche” suscitate tra i sacerdoti e i laici, per l’aiuto dato a quanti si erano allontanati dalla Chiesa e hanno ora ritrovato la gioia della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica. Ma c’è anche, altrettanto ovviamente, il riferimento chiaro e continuo alla necessità che il Cammino neocatecumenale rimanga fedele a Cristo e alla Chiesa, in un percorso di “docile adesione alla direttive dei Pastori”, secondo uno spirito di “piena disponibilità al servizio del Vescovo”. L’evangelizzazione va condotta in spirito di unità (Benedetto XVI parla di “condizione indispensabile”) e il Cammino deve sapersi inserire in modo organico nella pastorale diocesana: obiettivo da raggiungere, nel caso concreto della diocesi di Roma, intensificando “la vostra adesione a tutte le direttive del Cardinale Vicario, mio diretto collaboratore nel governo pastorale della diocesi”. E quanto alla Santa Sede, la stessa recente approvazione degli Statuti è per il papa il segno della “stima e benevolenza” con cui da piazza San Pietro si segue “opera che il Signore ha suscitato” attraverso gli iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez.

Nelle parole del papa, in ognuna delle righe del suo discorso, non ci sono domande o richieste, ma certezze circa ciò che il modo con il quale il Cammino dove operare. Già subito dopo i saluti iniziali, il papa ricorda immediatamente che i neocatecumenali sono riuniti nella Basilica Vaticana per “rinnovare la stessa professione di fede” che Pietro fece a Gesù: “Tu sei il Cristo”. Una professione di fede fatta di fronte e alla presenza stessa del successore del “principe degli apostoli”, appunto Benedetto XVI. “La vostra presenza, così folta ed animata – afferma il papa - sta a testimoniare i prodigi operati dal Signore nei trascorsi quattro decenni; essa indica anche l’impegno con cui intendete proseguire il cammino iniziato, un cammino di fedele sequela di Cristo e di coraggiosa testimonianza del suo Vangelo, non solo qui a Roma ma dovunque la Provvidenza vi conduca”. “Un cammino – rimarca il papa tedesco - di docile adesione alle direttive dei Pastori e di comunione con tutte le altre componenti del Popolo di Dio”. “Voi questo intendete fare”, sottolinea Benedetto XVI, indicando lui stesso dunque le intenzioni di coloro che ha di fronte, escludendo ogni via alternativa. “Voi questo intendete fare – dice - ben consapevoli che aiutare gli uomini di questo nostro tempo ad incontrare Gesù Cristo, Redentore dell’uomo, costituisce la missione della Chiesa e di ogni battezzato”. Questo, per il papa, il contesto nel quale il Cammino deve operare ed esistere: l’itinerario iniziato da Kiko – ricorda il pontefice – “si inserisce in questa missione ecclesiale come una delle tante vie suscitate dallo Spirito Santo con il Concilio Vaticano II per la nuova evangelizzazione”. Non una via esclusiva, dunque, ma “una delle tante” che lo Spirito ha suscitato: sottolineatura importante per una realtà ecclesiale talvolta criticata per la sua tendenza all’esclusività e alla separatezza dalle altre esperienze del tessuto diocesano.

Ricordando la parrocchia dei Santi Martiri Canadesi in cui si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale a Roma, il papa passa in rassegna i risultati raggiunti nella città e nel mondo intero. “Come non benedire il Signore – si domanda - per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni?”. E ancora: “Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l’annuncio del kerygma e l’itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica!”. Una lunga esclamazione che segnala il ringraziamento da parte del papa per il “generoso servizio che rendete all’evangelizzazione di questa città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l’annuncio cristiano in ogni suo ambiente”.E’ a questo punto che Benedetto XVI sceglie di citare la recente approvazione definitiva degli Statuti del Cammino, che “è venuta a suggellare – dice - la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori”.

L’opera iniziata deve continuare, però, con uno stile ben chiaro e definito, in piena sintonia del resto con quanto sancito proprio negli Statuti. Ed ecco allora che “la vostra già tanto benemerita azione apostolica – scandisce il papa - sarà ancor più efficace nella misura in cui vi sforzerete di coltivare costantemente quell’anelito verso l’unità che Gesù ha comunicato ai Dodici durante l’Ultima Cena”. Questa “unità dei discepoli del Signore”, che è “dono delle Spirito Santo e incessante ricerca dei credenti”, è “condizione indispensabile” perché l’azione evangelizzatrice della Chiesa risulti feconda e credibile”. Ed ecco allora che pensando alle 103 parrocchie nelle quali il Cammino opera nella città di Roma Benedetto XVI con l’incoraggiamento a proseguire nell’impegno assunto esorta i neocatecumenali “ad intensificare la vostra adesione a tutte le direttive del Cardinale Vicario, mio diretto collaboratore nel governo pastorale della Diocesi”, dal momento che “l’inserimento organico del Cammino nella pastorale diocesana e la sua unità con le altre realtà ecclesiali torneranno a beneficio dell’intero popolo cristiano”. Poiché c’è bisogno – dice ancora il papa – di una “vasta azione missionaria che coinvolga le diverse realtà ecclesiali” e poiché è bene che “pur conservando ciascuna l’originalità del proprio carisma, esse operino concordemente cercando di realizzare quella "pastorale integrata" che ha già permesso di conseguire significativi risultati”, la considerazione che il papa rivolge ai membri del Cammino è quella che “ponendovi con piena disponibilità al servizio del Vescovo, come ricordano i vostri Statuti, potrete essere di esempio per tante Chiese locali, che guardano giustamente a quella di Roma come al modello a cui fare riferimento”. Interessante passaggio, questo, nel quale il papa indica la sua diocesi come esempio e modello per le altre diocesi.

La necessità di “adottare gli indirizzi formativi proposti dalla Santa Sede e dalle diocesi” è sottolineata anche per quanto riguarda la formazione nei seminari Redemptoris Mater, una risposta a quell’altro “frutto spirituale” costituito dal “grande numero di sacerdoti e di persone consacrate che il Signore ha suscitato nelle vostre comunità” e che ora sono impegnati in Italia e nel mondo intero rendendo un “generoso servizio alla Chiesa” e costituendo una vera e propria “primavera di speranza”. “L’obiettivo a cui occorre mirare da parte di tutti i formatori – precisa il papa - è quello di preparare presbiteri ben inseriti nel presbiterio diocesano e nella pastorale sia parrocchiale che diocesana”: parole che costituiscono un altro, nuovo, ulteriore e ancora una volta ripetuto accenno all’integrazione del Cammino nella realtà ecclesiale e al rispetto degli indirizzi formativi proposti. Il papa insomma non ha paura di ripetersi, di riprendere concetti già espressi, di sottolineare più e più volte, sotto ogni aspetto, quali sono le responsabilità – enormi – che il Cammino neocatecumenale ha di fronte, a maggior ragione adesso che l’approvazione degli Statuti è avvenuta in modo definitivo. Sono anche queste – conclude il papa – “le esigenze e le condizioni della missione apostolica”, che nelle parole del Vangelo risuonano come “un invito a non scoraggiarci dinanzi alle difficoltà, a non ricercare umani successi, a non temere incomprensioni e persino persecuzioni”, e che invece incoraggiano “a porre la fiducia unicamente nella potenza di Cristo”. Ed è nella preghiera alla Madonna che il papa chiede il Cammino sia aiutato “a realizzare con gioia e fedeltà il mandato che la Chiesa con fiducia vi affida”.


Questo il testo integrale del discorso del papa
Cari fratelli e sorelle!
Con grande gioia vi accolgo quest’oggi così numerosi, in occasione del 40° anniversario dell’inizio del Cammino Neocatecumenale a Roma, che conta attualmente ben 500 comunità. A voi tutti il mio cordiale saluto. In special modo saluto il Cardinale Vicario, Agostino Vallini, come anche il Cardinale Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, che con dedizione vi ha seguiti nell’iter di approvazione dei vostri Statuti. Saluto i responsabili del Cammino Neocatecumenale: il Signor Kiko Argüello, che ringrazio cordialmente per le parole con cui si è fatto interprete dei sentimenti di tutti voi, la Signora Carmen Hernández e Padre Mario Pezzi. Saluto le comunità che partono in missione verso le periferie più bisognose di Roma, quelle che vanno in "missio ad gentes" nei cinque continenti, le 200 nuove famiglie itineranti, e i 700 catechisti itineranti responsabili del Cammino Neocatecumenale nelle varie Nazioni.
Questo nostro incontro si svolge significativamente nella Basilica Vaticana costruita sul sepolcro dell’Apostolo Pietro. Fu proprio lui, il Principe degli Apostoli che, rispondendo alla domanda con cui Gesù interpellava i Dodici sulla sua identità, confessò con slancio: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16). Voi oggi siete qui riuniti per rinnovare questa stessa professione di fede. La vostra presenza, così folta ed animata, sta a testimoniare i prodigi operati dal Signore nei trascorsi 4 decenni; essa indica anche l’impegno con cui intendete proseguire il cammino iniziato, un cammino di fedele sequela di Cristo e di coraggiosa testimonianza del suo Vangelo, non solo qui a Roma ma dovunque la Provvidenza vi conduca; un cammino di docile adesione alle direttive dei Pastori e di comunione con tutte le altre componenti del Popolo di Dio. Voi questo intendete fare, ben consapevoli che aiutare gli uomini di questo nostro tempo ad incontrare Gesù Cristo, Redentore dell’uomo, costituisce la missione della Chiesa e di ogni battezzato. Il "Cammino neocatecumenale" si inserisce in questa missione ecclesiale come una delle tante vie suscitate dallo Spirito Santo con il Concilio Vaticano II per la nuova evangelizzazione.
Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant’anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l’annuncio del kerygma e l’itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all’evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l’annuncio cristiano in ogni suo ambiente.
La vostra già tanto benemerita azione apostolica sarà ancor più efficace nella misura in cui vi sforzerete di coltivare costantemente quell’anelito verso l’unità che Gesù ha comunicato ai Dodici durante l’Ultima Cena. Prima della Passione, infatti, il nostro Redentore pregò intensamente perché i suoi discepoli fossero una cosa sola in modo che il mondo fosse spinto a credere in Lui (cfr Gv 17,21). E’ questa unità, dono dello Spirito Santo e incessante ricerca dei credenti, a fare di ogni comunità un’articolazione viva e ben inserita nel Corpo mistico di Cristo. L’unità dei discepoli del Signore appartiene all’essenza della Chiesa ed è condizione indispensabile perché la sua azione evangelizzatrice risulti feconda e credibile. So con quanto zelo stiano operando le comunità del Cammino Neocatecumenale in ben 103 parrocchie di Roma. Mentre vi incoraggio a proseguire in questo impegno, vi esorto ad intensificare la vostra adesione a tutte le direttive del Cardinale Vicario, mio diretto collaboratore nel governo pastorale della Diocesi. L’inserimento organico del "Cammino" nella pastorale diocesana e la sua unità con le altre realtà ecclesiali torneranno a beneficio dell’intero popolo cristiano, e renderanno più proficuo lo sforzo della Diocesi teso a un rinnovato annuncio del Vangelo in questa nostra Città. In effetti, c’è bisogno oggi di una vasta azione missionaria che coinvolga le diverse realtà ecclesiali, le quali, pur conservando ciascuna l’originalità del proprio carisma, operino concordemente cercando di realizzare quella "pastorale integrata" che ha già permesso di conseguire significativi risultati. E voi, ponendovi con piena disponibilità al servizio del Vescovo, come ricordano i vostri Statuti, potrete essere di esempio per tante Chiese locali, che guardano giustamente a quella di Roma come al modello a cui fare riferimento.
C’è un altro frutto spirituale maturato in questi quarant’anni, per il quale vorrei ringraziare insieme con voi la Provvidenza divina: è il grande numero di sacerdoti e di persone consacrate che il Signore ha suscitato nelle vostre comunità. Tanti sacerdoti sono impegnati nelle parrocchie e in altri campi di apostolato diocesano, tanti sono missionari itineranti in varie Nazioni: essi rendono un generoso servizio alla Chiesa di Roma, e la Chiesa di Roma offre un prezioso servizio all’evangelizzazione nel mondo. E’ una vera "primavera di speranza" per la comunità diocesana di Roma e per la Chiesa! Ringrazio il Rettore e i suoi collaboratori del Seminario Redemptoris Mater di Roma per l’opera educativa che essi svolgono. Il loro compito non è facile, ma molto importante per il futuro della Chiesa. Li incoraggio pertanto a proseguire in questa missione, adottando gli indirizzi formativi proposti tanto dalla Santa Sede quanto dalla Diocesi. L’obiettivo a cui occorre mirare da parte di tutti i formatori è quello di preparare presbiteri ben inseriti nel presbiterio diocesano e nella pastorale sia parrocchiale che diocesana.
Cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica che è stata proclamata, ci ha richiamato le esigenze e le condizioni della missione apostolica. Le parole di Gesù, riferiteci dall’evangelista san Matteo, risuonano come un invito a non scoraggiarci dinanzi alle difficoltà, a non ricercare umani successi, a non temere incomprensioni e persino persecuzioni. Incoraggiano piuttosto a porre la fiducia unicamente nella potenza di Cristo, a prendere la "propria croce" e a seguire le orme del nostro Redentore che, in questo tempo natalizio ormai al termine, ci è apparso nell’umiltà e nella povertà di Betlemme. La Vergine Santa, modello di ogni discepolo di Cristo e "casa di benedizione" come avete cantato, vi aiuti a realizzare con gioia e fedeltà il mandato che la Chiesa con fiducia vi affida. Mentre vi ringrazio per il servizio che rendete nella Chiesa di Roma, vi assicuro la mia preghiera e di cuore benedico voi qui presenti e tutte le comunità del Cammino Neocatecumenale sparse in ogni parte del mondo.

giovedì 8 gennaio 2009

Cammino neocatecumenale, si torna in Vaticano: la “festa per i 40 anni” insieme al papa

Tre anni dopo, si ritorna a San Pietro, davanti al papa, stavolta per festeggiare i quarant’anni di vita del Cammino Neocatecumenale nella città di Roma e pregare al contempo per il lancio di una nuova iniziativa di evangelizzazione, quella della “comunità in missione”, nuova idea dell’iniziatore Kiko Argüello a trovare realizzazione pratica. Un sabato pomeriggio di preghiera e di festa quello che insieme a Benedetto XVI attende un cospicuo numero di appartenenti al Cammino neocatecumenale. E c’è grande attesa per le prime parole del papa dopo l’approvazione definitiva degli Statuti.

Sono passati tre anni da quel primo incontro che il 12 gennaio 2006 (qui la cronaca di allora) andò in scena fra Benedetto XVI e le comunità del Cammino Neocatecumenale: tre anni nel corso dei quali si sono succedute richieste, sorprese, obiezioni, malumori e speranze, poi sfociate nella conclusione del lungo iter di approvazione definitiva degli Statuti del Cammino, finalmente arrivati a destinazione nello scorso mese di giugno. Un percorso difficile e irto di ostacoli, che tre anni fa aveva appena imboccato il lungo rettilineo conclusivo con la consegna ai responsabili del Cammino della (per gli addetti ai lavori ormai celeberrima) lettera sulla liturgia redatta dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti. Una lettera che fu non solo uno dei nodi centrali del discorso che il papa pronunciò durante quell’incontro con le comunità neocatecumenali, ma anche una delle questioni più delicate affrontate in Vaticano, sotto il coordinamento del Pontificio Consiglio per i Laici, nei due anni e mezzo successivi, quelli che hanno poi portato all’approvazione definitiva degli Statuti che in precedenza, nel 2002, avevano ottenuto il via libera solo per un periodo di cinque anni e con la formula ad experimentum.

Da questo punto di vista, tre anni dopo tutto è cambiato. Se allora il Cammino si trovava ad affrontare il peso e la responsabilità di realizzare gli adattamenti liturgici richiesti dalla Congregazione e fatti propri dal papa stesso (adattamenti che andavano a complicare ulteriormente il già non agevole percorso verso l’approvazione degli Statuti e aprivano una fase di incertezza sul destino stesso dell’itinerario di formazione iniziato da Kiko), all’inizio del 2009 il clima è senza dubbio più disteso. Il via libera agli Statuti dato dal Pontificio Consiglio per i Laici ha segnato la conclusione di una tappa cruciale e ha costituito un passaggio storico nella vita del Cammino, certamente non l’ultimo (si attendono ancora altri passi importanti, ad iniziare dalla pubblicazione del Direttorio catechetico, cioè l’insieme delle catechesi di Kiko e Carmen Hernandez sulle quali si basa il Cammino) ma indubbiamente il passo preliminare a qualsiasi altro. E se con l’ok agli Statuti non sono certamente svanite le numerose riserve (se non vere e proprie accuse) che in molti ambienti ecclesiastici si sono manifestate negli anni nei confronti del Cammino, è chiaro che la direzione impressa in questo tempo tende a valorizzare il bene che questa esperienza porta con sé, individuandone e tentando di correggerne - al contempo – gli aspetti critici. E in questo ambito giocherà verosimilmente un ruolo anche la recente nomina da parte del papa del cardinale spagnolo Antonio Canizares Llovera a nuovo prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in sostituzione del cardinale Francis Arinze, colui che firmò la lettera del dicembre 2005 e che alcune settimane fa si è congedato dall'incarico per raggiunti limiti di età. Canizares peraltro, secondo quanto riferito dai responsabili del Cammino, dopo aver partecipato recentemente ad una celebrazione eucaristica con gli adattamenti liturgici adottati negli ultimi mesi dalle comunità del Cammino, avrebbe espresso la propria soddisfazione per una celebrazione “senza alcuna fretta, con una fede molto grande e dove si percepisce la gioia e l’azione di grazie per il dono che lì si sta realizzando” e dove non si riscontrerebbe “nessuna anomalia liturgica ma tutto è conforme all’Ordo Missae”, cioè ai libri liturgici approvati dalla Chiesa. Accenti decisamente diversi da quelli che correvano tre anni fa.

L’appuntamento di sabato 10 gennaio (ore 17, basilica di San Pietro), secondo quanto fanno sapere i responsabili del Cammino, celebra i quarant’anni del Cammino neocatecumenale nella diocesi del papa e darà l’opportunità di presentare a Benedetto XVI  la prima Comunità neocatecumenale nata in Italia, appunto a Roma, nella parrocchia dei Santi Martiri canadesi, nel lontano e tormentato 1968 (si tratta di 49 persone, con circa 100 figli). Nell’occasione verranno presentate al papa anche quattordici altre comunità della capitale (ciascuna formata da 30-60 persone) che hanno finito il percorso neocatecumenale e che, d’accordo con i propri parroci e con il Cardinale vicario, sono ora “pronte a partire come communitates in missionem (comunità in missione) alle zone più difficili e secolarizzate delle periferie di Roma, in aiuto ai parroci”. “E` la prima volta nella storia della Chiesa – afferma una nota del Cammino neocatecumenale - che partono in missione non individui e neppure famiglie ma intere comunità che hanno fatto assieme un lungo percorso di fede”. “Nella Chiesa primitiva – è la spiegazione - il cristianesimo veniva conosciuto non attraverso un tempio o dei riti ma attraverso comunità concrete che davano il segno dell’unità: è quello che Gesù chiede al Padre nella preghiera sacerdotale dell’ultima cena: Che tutti siano uno, come tu, Padre, in me e io in te, che anch' essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.”

A Benedetto XVI saranno presentati – fa sapere il Cammino – “anche 14 Missio ad Gentes, richieste da diversi vescovi per inaugurare la Nuova Evangelizzazione in zone secolarizzate di grandi città come Colonia, Budapest, Vienna, Stoccolma, New York, o in zone emarginate come tra gli aborigeni australiani o le Antille. Sette missio andranno in Europa, due in America, tre in Oceania e tre in India. Ogni missio è composta da un presbitero, quattro famiglie con numerosi figli e due sorelle in sostegno alle famiglie, per un totale di 40-50 persone. Queste 14 missio – ricorda ancora il Cammino - si vanno ad aggiungere alle prime sette inviate dal papa nel gennaio 2006 e che sono da due anni in missione a Chemnitz (già Karlmarxstadt, nella ex Germania orientale), nella periferia di Amsterdam e nella Francia meridionale. A San Pietro – continua la nota del Cammino – “arriveranno anche 212 nuove famiglie che con i loro figli (circa 1.000) verranno inviate, in tutto il mondo, per sostenere la implantatio Ecclesiae su richiesta dei vescovi e che si aggiungono alle altre 500 famiglie con 2500 figli già in missione da anni: questa esperienza venne infatti inaugurata nel 1988 da Giovanni Paolo quando volò in elicottero al Centro Neocatecumenale di Porto San Giorgio e, al termine di una intensa celebrazione eucaristica, inviò le prime cento famiglie in missione in tutto il mondo”. Infine, ci saranno anche “i 700 itineranti, che partendo da Roma e da Madrid hanno aperto il Cammino Neocatecumenale in 120 Nazioni dei 5 Continenti e i 18.000 fratelli delle 500 comunità di Roma, presenti in 103 parrocchie con i loro parroci e presbiteri”.

Durante l’incontro, al quale si prevede parteciperanno oltre 25mila persone, sarà letto il brano del Vangelo sull’invio dei 72 discepoli e i 14 responsabili delle “Communitates in missionem” riceveranno dal papa la croce della missione, con solenne conclusione con il canto del Te Deum. Prima però, naturalmente, ci sarà il discorso del pontefice, attorno al quale c’è viva curiosità. Benedetto XVI, dopo il discorso del gennaio 2006 e un breve nel corso del 2007, non ha più pronunciato parole riferite direttamente al Cammino neocatecumenale. Quelle che arriveranno, dunque, saranno le prime successive all’approvazione degli Statuti.

martedì 8 luglio 2008

Cammino Neocatecumenale, una vittoria 44 anni dopo. Si riparte con gli Statuti approvati

Il 13 giugno scorso la consegna del decreto di approvazione definitiva degli Statuti del Cammino neocatecumenale: cerimonia al Pontificio Consiglio per i Laici e conferenza stampa successiva. E' un passaggio storico per questa realtà ecclesiale. Nella nuova formulazione, arrivata undici mesi dopo la scadenza del periodo di sperimentazione della versione precedente, viene integrata la parte della liturgia, e le celebrazioni del sabato sera, aperte anche ad altri fedeli, entrano a far parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia. A quasi un mese di distanza, e in una chiave calcistica assai poco seriosa, il punto della situazione sull'itinerario di formazione nato in Spagna nello stesso anno (era il 1964) della prima vittoria delle "Furie rosse" ad un Campionato Europeo di calcio.
ROMA – E un mese dopo, a bocce ferme, possiamo anche azzardare una chiave di lettura giocosa per questo tempo appena trascorso: un giugno storico per il Cammino neocatecumenale, che si è visto approvare in via definitiva gli Statuti e confermare dalla Santa Sede la sua natura di itinerario di formazione cattolica a servizio delle singole diocesi. Parallelismi calcistici e non fra due paesi vicini, Italia e Spagna, alle prese da un lato con vittorie e sconfitte sportive e dall'altro con i momenti fondamentali della vita di una realtà ecclesiale che ancora deve compiere il suo primo mezzo secolo di vita.

Era il 1964 quando Francisco Arguello, spagnolo di Léon, professione pittore, iniziava un percorso di fede ed evangelizzazione fra le baracche di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Un'esperienza che si allarga, insieme a Carmen Hernández, anche in alcune parrocchie della capitale spagnola e che segna la base di quello che da lì a poco prenderà il nome di Cammino neocatecumenale. Quello stesso anno, era il 1964, in uno stadio Bernabeu di Madrid in festa, la Spagna batteva per 2-1 i campioni uscenti dell'Unione Sovietica e vinceva i Campionati europei di calcio. Quattro anni più tardi, Kiko e Carmen arrivavano a Roma, e il Cammino neocatecumenale metteva le prime radici in Italia, fra le baracche del Borghetto Latino e poi nella parrocchia di Nostra Signora del SS. Sacramento e dei Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano. In quel 1968, allo stadio Olimpico di Roma, Gigi Riva e Pietro Anastasi mettevano dentro le reti che regalavano all'Italia – nella finale-bis con la Jugoslavia – la vittoria agli Europei di calcio: l'unica finora conquistata dagli azzurri. Salto avanti di quarant'anni, senza alcuna vittoria calcistica continentale di mezzo, ed eccoci ancora a Roma nelle settimane appena passate, con il Pontificio Consiglio per i Laici ad approvare in via definitiva gli Statuti del Cammino neocatecumenale e il cardinal Stanislaw Rylko a consegnare il relativo decreto nelle mani dell'iniziatore Kiko Arguello. Il tutto pochi giorni prima che il goal di Torres nella finale contro la Germania arbitrata dall'italiano Rosetti, regalasse alle "furie rosse" la vittoria continentale all'Europeo, successo che mancava – appunto - da ben 44 anni, da quel lontano 1964 vissuto da Kiko a Palomeras Altas.

Non sappiamo se e con quale spirito gli iberici Kiko Arguello e Carmen Hernandez e l'italiano Mario Pezzi abbiano seguito il 22 giugno scorso i calci di rigore del quarto di finale Spagna – Italia, quei tiri dal dischetto che hanno rispedito a casa gli azzurri e lanciato gli uomini del ct Aragonés verso il trionfo di Vienna: certamente, però, dieci giorni prima, il 13 giugno, l'appuntamento pomeridiano fra Italia e Romania (partita che appariva decisiva, allora, per le sorti della squadra del ct Donadoni) interessava loro davvero molto poco. Quasi in contemporanea con la gara andava infatti in scena a Roma – quattro ore dopo la consegna ufficiale degli Statuti - la prima vera conferenza stampa dei responsabili del Cammino neocatecumenale, pronti a gioire per il via libera ottenuto dalla Santa Sede e per la conferma del Cammino come itinerario di formazione cattolica a servizio delle singole diocesi.

Fuor di parallelismi calcistici, un traguardo davvero importante, arrivato dopo decenni di grandi risultati, ma anche di profonde critiche e poderosi attacchi: alla prova dei fatti per Kiko Arguello e Carmen Hernandez – accusati di eresia e sacrilegio - non è arrivata però la scomunica, ma l'ok definitivo agli Statuti, il testo giuridico di riferimento che descrive e regola il Cammino, affrontando anche il complesso tema della liturgia. Cambia qualcosa nelle celebrazioni del sabato sera, "aperte anche ad altri fedeli" ed entrate a far parte a pieno titolo della "pastorale liturgica domenicale della parrocchia". C'è la Comunione in piedi e non più da seduti, sia per il pane sia per il vino consacrato: novità, quest'ultima, finalmente non solo sulla carta ma anche nella realtà, con le comunità neocatecumenali di tutto il mondo chiamate immediatamente ad adeguarsi. E poi c'è il futuro, con tutto ciò che ci sarà da raccontare nei mesi e anni che verranno, a partire – forse – da un altro passaggio epocale, quello della pubblicazione delle catechesi di Kiko e Carmen (c'è l'ok della Congregazione per la Dottrina della fede e c'è la volontà del papa, dicono gli iniziatori). Naturalmente - e lo sottolinea il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici – l'approvazione ottenuta non è un rompete le righe, perché "la fedeltà non è acquisita una volta per tutte" e "richiede impegno e vigilanza costante": le regole ci sono e vanno rispettate, nell'azione ordinaria svolta dal Cammino nelle parrocchie e diocesi dove è stato autorizzato ad agire, e in ogni azione e opera dei catechisti, degli itineranti, delle famiglie in missione, di quanti formano e si formano al sacerdozio nei seminari Redemptoris Mater. Quarantaquattro anni dopo, il cammino inizia adesso.

lunedì 16 giugno 2008

Cammino Neocatecumenale: Giallo in conferenza stampa: per il Vino, seduti o in piedi? Ecco come è andata…

Cronaca di una conferenza stampa e di quello che appare come un fraintendimento. Cosa ha detto Kiko ai giornalisti poche ore dopo aver ricevuto i nuovi Statuti? Ha davvero affermato che il Vino consacrato si riceverà seduti? Ecco le parole dell’iniziatore e quanto poi accaduto domenica nella prima celebrazione a Porto San Giorgio. Padre Mario: “Pane e vino seduti”


ROMA – Un “giallo”, talvolta, nasce senza che nessuno se ne accorga. Kiko Arguello, nel corso della conferenza stampa con la quale ha salutato l’approvazione definitiva degli Statuti, ha detto o non ha detto che nelle comunità del Cammino si riceverà il pane consacrato in piedi e il vino consacrato seduti? Ha detto o non ha detto che nulla cambia nella Comunione al Calice e che i neocatecumenali si metteranno in piedi solamente per ricevere il pane? No, non lo ha detto. O, quantomeno, chi scrive proprio non lo ha sentito. Eppure alcune testate, e assai autorevoli, hanno riportato, se non proprio una frase virgolettata, per lo meno quel concetto: solo il pane consacrato si riceverà in piedi restando al proprio posto. “La comunione – scriveva ad esempio Zenit - in base alla pratica abituale delle comunità continuerà ad essere ricevuta sotto le due specie e viene distribuita dai ministri nell'assemblea, al posto della processione dei fedeli che si svolge in genere nel rito romano. Questa forma viene mantenuta negli Statuti definitivi, ma per la ricezione del Pane il fedele deve stare in piedi davanti al ministro. Non così il Calice, che continuerà a riceversi da seduti”. Anche Cathecumenium.it, sito gestito da un appartenente al Cammino (fu il primo a dare la notizia dell’approvazione definitiva degli Statuti, lo scorso 21 maggio), scrive: “Non varia la distribuzione del Sangue di Cristo che, oltre ad essere confermata, viene realizzata porgendo il Calice al fedele seduto al proprio posto”. Eppure, obiettano in molti, negli Statuti il nuovo articolo 13 è chiarissimo: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. E’ evidente a tutti che il testo degli Statuti non fa distinzioni tra pane e vino consacrati e che l’atto di ricevere l’Eucaristia si prevede in piedi. Del resto, almeno dal punto di vista dottrinale non sarebbe minimamente giustificata una differenza così evidente fra il pane (da ricevere in piedi) e il vino (da ricevere seduti).

Cosa è successo allora in conferenza stampa? Cosa ha detto Kiko? In attesa che, eventualmente, una registrazione possa fare luce sull’accaduto e sulle parole esatte pronunciate dal fondatore in risposta alle domande dei cronisti, l’impressione (e la speranza) di chi scrive è che si sia trattato semplicemente di un’incomprensione. Rimandando agli altri articoli per la gamma completa delle dichiarazioni di Kiko (interessanti quelle riguardanti le catechesi, cioè il volume sugli Orientamenti alle équipes di catechisti), vediamo nel dettaglio quanto accaduto riguardo alla Comunione.

Dopo una lunga premessa, nel corso della quale Kiko ha delineato in breve la storia del Cammino, un giornalista ha domandato all'iniziatore del Cammino di illustrare le differenze fra i vecchi e i nuovi Statuti, soprattutto riguardo alla Comunione. Kiko ha risposto partendo “dal principio” e “dalle origini”, cercando di spiegare cioè le motivazioni per le quali nel Cammino si è finora ricevuta la Comunione da seduti. “Noi l’abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo – ha affermato - ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue. Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa”. E qui, aprendo una lunga parentesi, l’iniziatore ha riassunto la sua catechesi sull’ultima cena, sul pane e sul vino: “Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando si parla della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c’è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità). Più tardi – ha continuato Kiko – i cristiani toglieranno la cena e metteranno insieme il pane e il vino. Ora, nel Cammino abbiamo molta gente lontana dalla Chiesa, non catechizzata, e nei segni del pane azzimo (la frazione del pane) e del vino noi diamo visibilità a quei significati”. “Abbiamo scelto di fare la comunione seduti – ha affermato Kiko avvicinandosi al cuore della questione - soprattutto per evitare che si versasse per terra il Sangue di Cristo. La nostra paura era che se si versasse il Vino per terra: se fosse successo per tre volte, saremmo stati denunciati e ce la avrebbero vietata”. Invece, con il fedele seduto, questi ha il tempo – ha spiegato Kiko - di “accogliere il Calice con tutta calma e senza movimenti bruschi, di portarlo alla bocca, di comunicarsi con tranquillità e in modo solenne”. “Seduti come seduto era anche Gesù”, ha specificato Carmen alla sua destra. Dal canto suo padre Mario Pezzi rilevava che la decisione originaria di comunicarsi seduti era stata presa di comune accordo con la Congregazione per il Culto Divino e con il cardinal Mayer, prefetto fra il 1984 e il 1988.

A quel punto, una volta spiegata l’origine e le motivazioni che spinsero a ricevere pane e vino seduti, Kiko ha allargato il tema, passando a parlare della lettera di Arinze (definita una “catastrofe”, vedi altro articolo) e degli incontri avuti con il papa, durante i quali fu chiesta a Benedetto XVI la dispensa per le ammonizioni prima delle Letture, le risonanze (o Eco della Parola) prima dell’omelia, e lo scambio di pace anticipato, oltre che la Comunione in piedi senza la processione verso l’altare, ma restando ognuno al proprio posto. Qui Kiko ha parlato sempre e solo di “Comunione in piedi”, e mai di “pane” o di “vino”. Arguello ha insomma messo in evidenza soprattutto il fatto che il papa avesse dato il suo via libera a quella sorta di compromesso che prevede da un lato la Comunione in piedi, come richiesta dalla Congregazione del Culto Divino, e che dall’altro però esenta il Cammino dalla processione, che la lettera di Arinze invece imponeva. “Ora è il papa a dover combattere con Arinze”, esclamava Kiko in conclusione, senza specificare nulla – ancora una volta – riguardo a presunte differenze fra “pane” e “vino”. E del resto, ai giornalisti che ascoltavano, è apparso del tutto ovvio e naturale che – in presenza di un testo degli Statuti così esplicito e chiaro – per “Comunione in piedi” si intendesse tanto il pane quanto il vino.

Seguivano, in conferenza stampa, alcuni “passaggi in lingua”, con i giornalisti spagnoli che chiedevano all’iniziatore del Cammino di esprimersi in spagnolo per spiegare nuovamente la parte relative alle concessioni avute dalla Santa Sede riguardo a monizioni, risonanze, scambio della pace e Comunione, oltre che alla caduta della disposizione (contenuta sempre nella lettera di Arinze) della partecipazione alla messa in parrocchia almeno una domenica al mese. Ne usciva fuori un botta e risposta a più voci (la conferenza stampa volgeva ormai alla fine), in cui alcuni giornalisti italiani, nel fuoco di fila delle domande finali, hanno esplicitamente chiesto se oltre al Pane anche il Vino sarebbe stato d'ora in poi ricevuto in piedi. E’ difficile ricordare i singoli momenti, ma è a quel punto che Kiko ha risposto con un “Vedremo, deciderà il singolo vescovo”, che verosimilmente ha relazioni con quanto riportato da alcuni mezzi di comunicazione. Una risposta, quella di Kiko, che alcuni giornalisti - fra i quali anche chi scrive queste righe - hanno interpretato come riferita esclusivamente a quelle parti della celebrazione neocatecumenale che rimangono soggette alle decisioni del vescovo diocesano.

In effetti, gli Statuti del Cammino all’art. 13 affermano: “I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della Domenica. Tale celebrazione ha luogo secondo le disposizioni del Vescovo diocesano”. Ferme restando dunque le direttive esplicite emanate dalla Santa Sede e le eventuali dispense, tutto il resto è soggetto al vescovo. In materia di Eucaristia, però, come noto, le parole degli Statuti sono cristalline: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. Sembra davvero esserci poco spazio per eventuali “scappatoie”.

Scappatoie che del resto, come abbiamo già scritto, non sembrano servire. Come infatti confermato due giorni dopo la conferenza stampa dallo stesso padre Mario Pezzi (che con Kiko e Carmen costituisce l’équipe responsabile a livello internazionale del Cammino neocatecumenale) durante la celebrazione eucaristica tenuta domenica 15 giugno al centro neocatecumenale di Porto San Giorgio, alla presenza del cardinale Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, sia il pane che il vino sono stati ricevuti secondo le nuove modalità che saranno poi allargate col tempo (qualche settimana, secondo la tradizione orale) a tutte le comunità del Cammino. Nel dettaglio, dunque, arrivati al momento della Comunione il sacerdote celebrante, come sempre, dirà: “Beati gli invitati alla mensa del Signore: ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” e i fedeli risponderanno con il classico “O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. A quel punto il celebrante passerà alla frazione del pane e alla distribuzione dello stesso. Si muoverà lui verso il posto del singolo fedele, che restando in piedi porgerà le mani in avanti: sulla mano sinistra il celebrante deporrà il pezzo di pane azzimo. I fedeli, restando in piedi e con il pane nella mano, attenderanno che sia completata la distribuzione dell’Eucaristia a tutti, finché il celebrante, tornato al suo posto, dirà: “Il corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen”. A quel punto tutti, rimanendo in piedi e contemporaneamente, si comunicano. Dopo averlo fatto, e nel tradizionale silenzio, prenderanno posto a sedere. Al momento in cui sarà terminata la consumazione del pane, il celebrante dirà: “Il Sangue di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen” e berrà dal Calice, stando in piedi, con i fedeli seduti. A quel punto, inizierà la distribuzione del Sangue di Cristo: il sacerdote si recherà al posto di ogni singolo fedele, il quale si alzerà in piedi vedendolo avvicinarsi e prenderà il Calice – in piedi – per comunicarsi. Immediatamente dopo averlo fatto, tornerà nuovamente seduto, mentre il celebrante continuerà il giro dei fedeli distribuendo il Vino consacrato ai fedeli che di volta in volta si alzeranno per bere il Vino. Una volta terminato il giro, la celebrazione continuerà secondo consuetudine. Questo è quanto, al momento. Il dilemma pane/vino e in piedi/seduti sembra avere i contorni di un fraintendimento: parlando di vino da ricevere seduti, Kiko si riferiva al passato, cercando di spiegare le ragioni di una prassi che ora cambierà, e non al presente. Tutto ciò, naturalmente, a meno che le registrazioni della conferenza stampa non rendano evidenti parole che a chi scrive sono letteralmente sfuggite.

Oltre le parole spese in questa come in ogni altra conferenza stampa, è peraltro evidente che sarà molto facile capire quali saranno le direttive lanciate dall’équipe del Cammino: le comunità sono sparse in ogni parte d’Italia e le celebrazioni neocatecumenali – lo prescrivono gli Statuti – “sono aperte anche agli altri fedeli”. Dunque, fra qualche tempo, basterà prendersi un sabato sera libero da altri impegni e andare a verificare di persona.

domenica 15 giugno 2008

Cammino neocatecumenale. Comunione in piedi, sia il Pane sia il Vino

Nel dettaglio ecco la nuova modalità di distribuzione dell’Eucaristia: il fedele riceverà in piedi sia il Corpo sia il Sangue di Cristo. Superato il “giallo” della conferenza stampa. La modifica operativa in tutte le comunità dopo le comunicazioni dei catechisti.

ROMA – Comunione in piedi per le comunità del Cammino neocatecumenale, sia per il pane consacrato sia per il vino consacrato: la modifica appena apportata agli Statuti definitivi del Cammino, consegnati il 13 giugno scorso dal Pontificio Consiglio per i Laici, diventerà operativa nel corso delle prossime settimane in tutte le comunità del Cammino sparse nelle parrocchie di tutto il mondo. La nuova modalità di distribuzione dell’Eucaristia varrà – come stabilito dagli Statuti - per entrambe le specie consacrate, senza alcuna distinzione fra l’una e l’altra, come in un primo tempo era sembrato ad alcuni di intendere.

In effetti, nel corso della conferenza stampa successiva alla consegna degli Statuti, l’iniziatore Kiko Arguello aveva messo in evidenza i motivi che avevano indotto in origine il Cammino a prevedere la Comunione seduti, specialmente per ciò che riguarda il Calice: si trattava soprattutto della preoccupazione pratica che non si versasse per terra il Sangue di Cristo, con il rischio che venisse poi proibita la sua distribuzione al Calice. “Decidemmo allora, d’accordo con la Congregazione del Culto, che prendere il vino con calma, seduti, bevendo in modo solenne, fosse la modalità migliore”. Una preoccupazione che ancora oggi, in verità, è presente, e sulla quale l’iniziatore non ha dato – durante la conferenza stampa – una parola definitiva, spingendo non pochi cronisti (anche fra le testate più autorevoli) a riportare che nulla sarebbe cambiato nella distribuzione del Vino rispetto al passato, e che dunque solamente il pane azzimo sarebbe stato ricevuto dal fedele in piedi.

Questa interpretazione è però smentita dai fatti e dallo stesso padre Mario Pezzi, che con Kiko e Carmen costituisce l’équipe responsabile a livello internazionale del Cammino neocatecumenale. Il presbitero infatti, contattato da Korazym.org, spiega che durante la celebrazione eucaristica tenuta domenica 15 giugno al centro neocatecumenale di Porto San Giorgio, alla presenza del cardinale Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, sia il pane che il vino sono stati ricevuti secondo le modalità che saranno poi allargate a tutte le comunità del Cammino.

Nel dettaglio, il sacerdote celebrante, come sempre, dirà: “Beati gli invitati alla mensa del Signore: ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” e i fedeli risponderanno con il classico “O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. A quel punto il celebrante passerà alla frazione del pane e alla distribuzione dello stesso. Si muoverà lui verso il posto del singolo fedele, che restando in piedi porgerà le mani in avanti: sulla mano sinistra il celebrante deporrà il pezzo di pane azzimo. I fedeli, restando in piedi e con il pane nella mano, attenderanno che sia completata la distribuzione dell’Eucaristia a tutti, finché il celebrante, tornato al suo posto, dirà: “Il corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen”. A quel punto tutti, rimanendo in piedi e contemporaneamente, si comunicano. Dopo averlo fatto, e nel tradizionale silenzio, prenderanno posto a sedere. Al momento in cui sarà terminata la consumazione del pane, il celebrante dirà: “Il Sangue di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen” e berrà dal Calice, stando in piedi, con i fedeli seduti. A quel punto, inizierà la distribuzione del Sangue di Cristo: il sacerdote si recherà al posto di ogni singolo fedele, il quale si alzerà in piedi vedendolo avvicinarsi e prenderà il Calice – in piedi – per comunicarsi. Immediatamente dopo averlo fatto, tornerà nuovamente seduto, mentre il celebrante continua il giro dei fedeli distribuendo il Vino consacrato ai fedeli che di volta in volta si alzeranno per bere il Vino. Una volta terminato il giro, la celebrazione continuerà secondo consuetudine.

Questa modalità varrà per le piccole comunità, costituite generalmente da non più di cinquanta persone. Per le grandi assemblee, quelle particolari in cui i partecipanti dovessero essere centinaia se non migliaia, è plausibile che non solo il Vino, ma anche il Pane sarà consumato immediatamente, senza attendere che tutti l’abbiano nella mano: una attesa che, in presenza di un gran numero di persone, potrebbe risultare impropria. Anche in quel caso, però, il fedele riceverà sia il Pane che il Vino consacrati rimanendo in piedi, per sedersi immediatamente dopo essersi comunicato.

Quanto ai tempi, le modifiche saranno comunicate alle comunità del Cammino secondo i consueti canali previsti, basati sulla tradizione orale: ecco allora che le comunicazioni in merito saranno date ai catechisti alla prima occasione utile, che nella maggior parte dei casi sarà quella delle convivenze di inizio corso previsto al termine dell’estate, con l’inizio dell’autunno. In alcune zone, però – Roma è fra queste – ci saranno già in precedenza delle convivenze di fine corso, dove le novità potrebbero essere immediatamente comunicate. Ad ogni buon conto, è plausibile che nelle singole comunità – o nella gran parte di esse – si dovrà aspettare fino a dieci, dodici settimane prima di vedere le novità, a meno che i singoli parroci o i singoli vescovi non decidano di rendere immediatamente valide le nuove prescrizioni, senza attendere i tempi tecnici del Cammino. In alcune parrocchie è effettivamente accaduto questo, già nella celebrazione di sabato 14 giugno. Nell’uno e nell’altro caso, comunque, a regime la Comunione sarà ricevuta in piedi, e sotto entrambe le specie, come del resto prescrive in modo a dir la verità assai chiaro – carta canta - l’articolo 13 degli Statuti appena approvati: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”.

Cammino Neocatecumenale: gli articoli pubblicati

.

15/06/2008: Comunione in piedi, sia il Pane sia il Vino

15/06/2008: Ecco la liturgia. Il “braccio di ferro” secondo Kiko

15/06/2008: E le catechesi? Kiko: “Sono approvate da tempo”

14/06/2008: La storica consegna

13/06/2008: Ecco i nuovi Statuti

12/06/2008: E' ufficiale: approvazione definitiva per gli Statuti

27/05/2008: E' la volta buona. Statuti approvati e Comunione in piedi


N.B.: Quanto prima saranno pubblicati altri articoli sulla conferenza stampa di Kiko Carmen e padre Mario, come pure sulle prescrizioni prevista dal testo degli Statuti appena approvati.

Cammino neocatecumenale: ecco la liturgia. Il “braccio di ferro” secondo Kiko

L’iniziatore del Cammino racconta in conferenza stampa le più recenti tappe liturgiche, con gli incontri con il papa e l’arrivo della lettera del cardinale Arinze: “Una catastrofe”. D’ora in poi Comunione sotto le due specie e in piedi, ma senza processione.

ROMA – Comunione in piedi sotto le due specie, ma senza alcuna processione. E conferma delle monizioni prima delle Letture, delle risonanze fra il Vangelo e l’omelia del sacerdote e dello scambio della pace anticipato, come accade anche nel rito ambrosiano: eccola la nuova celebrazione eucaristica delle comunità del Cammino Neocatecumenale dopo l’approvazione degli Statuti da parte del Pontificio Consiglio per i Laici. Con una impostazione di fondo quanto mai rilevante: le celebrazioni neocatecumenali del sabato sera “fanno parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia e sono aperte anche ad altri fedeli” (art. 13).

Con la revisione operata dopo la scadenza della versione ad experimentum, la norma sulla Liturgia sono entrate a far parte integrante degli Statuti, in un vero e proprio braccio di ferro fra il Cammino da una parte e la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti dall’altro. Ne è venuto fuori un incontro a metà strada, che rispetto alle celebrazioni di tre anni – quelle che precedevano le norme contenute nella lettera inviata dal cardinale Arinze nel dicembre 2006 – modificano in parte la distribuzione dell’Eucaristia, lasciano le monizioni, le risonanze e lo scambio della pace anticipato e inseriscono invece tutte quelle parti del messale romano (il Credo, il Gloria, l’Orate Fratres, l’Agnus Dei) che non siano coperte da una esplicita concessione da parte della Santa Sede. “E’ il riconoscimento– dice Kiko Arguello nella conferenza stampa successiva alla consegna dello Statuto - della prassi liturgica del Cammino, la cui ecclesialità risulta fortemente rafforzata”: l’iniziatore parla di una “bomba”, per sottolineare l’importanza del fatto, e sottolinea al contempo che l’inserimento delle celebrazioni neocatecumenali nella pastorale liturgica delle parrocchie comporterà anche la caduta della prescrizione della Congregazione per il Culto Divino che prevedeva la partecipazione dei fedeli delle comunità alla messa parrocchiale della domenica “almeno una volta al mese”, “come se le nostre celebrazioni – afferma Kiko – fossero minori, o un’altra cosa”. “La realtà – dice – è che in questi mesi le Congregazioni hanno discusso e parlato molto, e che sorprendentemente ci sono venuti incontro, e hanno migliorato gli Statuti”.

Statuti che ora, all’articolo 13, affermano così: “L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale vissuto in piccola comunità. L’Eucaristia infatti completa l’iniziazione cristiana. I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della Domenica. Tale celebrazione ha luogo secondo le disposizioni del Vescovo diocesano. Le celebrazioni dell’Eucaristia delle comunità neocatecumenali al sabato sera fanno parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia e sono aperte anche ad altri fedeli. Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati dal Rito romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto. La celebrazione dell’Eucaristia nella piccola comunità è preparata sotto la guida del Presbitero, da un gruppo della comunità neocatecumenale, a turno, che prepara brevi monizioni alle letture, sceglie i canti, provvede il pane, il vino, i fiori, e cura il decoro e la dignità dei segni liturgici”.

E’ lo stesso fondatore – in conferenza stampa - a raccontare nel dettaglio il percorso compiuto nel corso degli anni, la sorpresa negativa di fronte alle disposizioni intervenute nel dicembre 2006 con la lettera del cardinale Arinze, il braccio di ferro con la Congregazione del Culto Divino, fino all’incontro con il papa e alle concessioni ottenute. Si parte dall’aspetto più importante, quello della Comunione. “Noi l’abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo, ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue. Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa. Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando parlano della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c’è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità). Più tardi – continua Kiko spiegando i motivi dell’importanza della Comunione sotto la specie del vino – i cristiani toglieranno la cena e metteranno insieme il pane e il vino. Ora, nel Cammino abbiamo molta gente lontana dalla Chiesa, non catechizzata, e nei segni del pane azzimo (la frazione del pane) e del vino noi diamo visibilità a quei significati. Abbiamo scelto di fare la comunione seduti soprattutto per evitare che nei movimenti si versasse per terra il Sangue di Cristo. Il fedele, con tutta calma accoglie il Calice, lo porta alla bocca e si comunica con tranquillità e in modo solenne”. “Seduti come seduto era anche Gesù”, specifica Carmen.

“Nel 2005 fummo ricevuti dal papa – continua il racconto di Arguello – e abbiamo chiesto a lui aiuto per tutta la liturgia neocatecumenale”. Nel dettaglio, afferma Kiko, “abbiamo espresso al papa la necessità che nell’Eucaristia delle piccole comunità venisse anzitutto permesso che prima dell’omelia ogni fedele potesse fare una sua risonanza, una eco della Parola: è infatti importante che dei giovani, ragazzi moderni, (e il 70% di chi è in Cammino è giovane) condividano ciò che dice loro quella Parola. E’ coerente, tutto ciò, con il fatto che insegniamo loro che quella Parola è proclamata per lui, che quel Vangelo è per te, che Dio ti sta parlando, che lui debba applicare quella Parola alla sua vita. Se ci tolgono le risonanze, abbiamo detto al papa, ci fanno un gran male perché insegniamo alle persone a mettersi alla luce della Parola”. “Oltre a questo – continua il racconto di Kiko – abbiamo chiesto al papa le monizioni, le introduzioni alle Letture e lo scambio della pace, che nelle piccole comunità, dove tutti si conoscono, diventa molto importante e una cosa davvero seria. Anche la Conferenza episcopale americana e quella spagnola hanno chiesto la dispensa per anticipare il segno della pace, ma non l’hanno ottenuto: noi invece si. Sulla Comunione il papa ci disse: “Parleremo”, e non ci disse nulla. E poi arrivò la lettera di Arinze”.

Accolta ufficialmente con “gioia”, quella lettera fu per il Cammino un vero shock, e oggi lo dicono apertamente: “La lettera di Arinze, che concedeva le monizioni, le risonanze e lo scambio della pace, ma chiedeva di uniformarsi alla Comunione prevista dai libri liturgici – era per noi una vera catastrofe, dal momento che fare la comunione come tutti, senza le due specie e con le ostie, e in processione verso l’altare, significava annullare ogni segno della catechesi che si stava facendo, come pure annullare le concessioni ricevute da Giovanni Paolo II. Ci dicemmo: Signore siamo persi! – continua Kiko ricordando il momento della lettera di Arinze – Signore, qui finisce tutto!”. “Quando, nel maggio 2007, fummo nuovamente ricevuti da Benedetto XVI – continua Kiko – chiedemmo di poter ricevere la Comunione in piedi, ma restando al proprio posto, senza la processione. “Ottimo”, ci disse il papa. Ne fummo molto felici. In molti hanno provato poi a non fare approvare queste norme, ma il Signore ha voluto diversamente, e il papa ci ha concesso la Comunione in piedi senza processione”. “Ora è lui – dice sorridendo – che deve combattere con Arinze!”.

A chiarire quanto accaduto nel corso degli ultimi undici mesi è padre Mario Pezzi: “Il permesso ricevuto da Arinze sui due anni per uniformarsi ai libri liturgici scadeva nel dicembre 2007. Non è stata fatta alcuna modifica fino a questo momento perché ci avevano assicurato più volte che gli Statuti stavano per uscire, cosa che abbiamo riferito negli annunci di Avvento e Quaresima. Qualcuno – continua padre Mario - ha detto che mentivamo, ma noi riferivamo solamente quello che ci dicevano, non potevamo certo inventare... D’accordo con mons Rylko avevamo deciso che fosse bene aspettare l’uscita degli Statuti per applicare quella nuova forma di Comunicare (in piedi al proprio posto, senza processione) che nel maggio 2007 avevamo già concordato con il papa”. Poi però la pubblicazione definitiva degli Statuti è slittata di mese in mese, determinando la situazione ora sbloccatasi. In secondo luogo, precisa padre Mario, “occorre ricordare che in origine la scelta di ricevere la Comunione da seduti fu presa in accordo con la Congregazione per il Culto, guidata allora dal cardinale Mayer: la conferenza episcopale polacca e la Santa Sede ci chiesero conto del perché agivamo in quel modo e noi rispondemmo. Quando poi al Culto arrivò il cardinal Medina, che aveva un altro orientamento, di fatto tutto si bloccò”. Il cardinale Paul Augustin Mayer fu nominato prefetto della Congregazione l'8 aprile 1984 e vi rimase fino al 1° luglio 1988, quando fu chiamato a coprire il ruolo di Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. A sostituirlo fu Eduardo Martinez Somalo (1 luglio 1988 - 21 gennaio 1992), a sua volta seguito dal card. Antonio María Javierre Ortas (24 gennaio 1992 - 21 giugno 1996). Il cardinale Jorge Arturo Medina Estévez, ricordato da padre Mario Pezzi, arrivò all'ex Sant'Uffizio il 21 giugno 1996 per restarvi fino al 1 ottobre 2002, quando fu sostituito dall'attuale prefetto Francis Arinze.

“Ma non importa tutto questo – conclude Kiko – perché le cose hanno sempre un loro travaglio e tutto si fa con molta sofferenza: l’importante oggi è gioire per il fatto che il papa ha confermato che noi siamo una realtà ecclesiale che è un dono dello Spirito Santo in aiuto alla Chiesa nella nuova evangelizzazione: fino ad ora era tutto in forse, eravamo ad experimentum, ma il papa ha il carisma di confermare nella fede e lo ha fatto. Il Cammino è una realtà ecclesiale".