<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639</id><updated>2012-01-30T15:50:01.122+01:00</updated><title type='text'>Korazym.org - Cammino Neocatecumenale</title><subtitle type='html'>Ecco i miei articoli sul Cammino Neocatecumenale apparsi nel corso degli anni sul quotidiano on line Korazym.org (www.korazym.org). Non sono neocatecumenale, né lo sono mai stato: semplicemente, mi sono imbattuto in questo itinerario di formazione cristiana e ho potuto conoscerlo un poco. Negli anni passati ne scrivevo con una certa assiduità, ora molto più raramente: mi manca il tempo e ho pur sempre una vita da vivere. Di tanto in tanto, però, ci torno sopra... (Stefano Caredda)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>24</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-5485621428662352750</id><published>2012-01-22T19:00:00.001+01:00</published><updated>2012-01-30T15:09:20.653+01:00</updated><title type='text'>Cammino Neocatecumenale, un'altra approvazione. Ma c'è sempre quel qualcosa che non va</title><content type='html'>Nuovo via libera della Santa Sede ai neocatecumenali: dopo gli  Statuti e il Direttorio Catechetico, i cui decreti di approvazione erano  arrivati rispettivamente nel 2008 e nel 2011, ora è arrivata  l'approvazione delle celebrazioni in uso nel Cammino che non sono già  normate dai libri liturgici. Fra di esse non c’è – ovviamente - la Messa  che i neocatecumenali celebrano il sabato sera, ma il modo poco preciso  col quale il decreto è stato presentato dai responsabili del Cammino ha  (e non è la prima volta) ingenerato confusione, con il risultato che il  messaggio che è passato ai più è proprio quello. Completamente  fuorviante. E in questo mare di imprecisione, rischiano di passare in  secondo piano anche le parole del papa, che – per chi non vuol far finta  di nulla – sono chiare e puntuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il decreto con il quale vengono approvate le celebrazioni in uso nel  Cammino che non sono già normate dai libri liturgici è un via libera  importante, in qualche modo ovvia e naturale conseguenza  dell'approvazione, dodici mesi fa, dei tredici volumi (il “Direttorio  Catechetico del Cammino Neocatecumenale”) che illustrano l'intero  percorso di riscoperta del Battesimo e che contengono quelle catechesi  degli iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez che vengono riproposte  dai catechisti in ogni singola comunità del Cammino. Un segno  rilevante, questo nuovo via libera, della fiducia che la Santa Sede  ripone nel Cammino Neocatecumenale, che a poco più di 40 anni dalla sua  “invenzione” si vede ormai pienamente riconosciuto e approvato dal  Vaticano. Un traguardo non facile e tutt'altro che scontato. Ad oggi, il  Cammino neocatecumenale è riconosciuto come un percorso di formazione  valido, che viene definito nei suoi tratti essenziali dagli Statuti  (approvati in forma definitiva nel 2008 dopo sei anni di formula ad  experimentum) e tratteggiato nel dettaglio, dal punto di vista  dottrinale e catechetico, dal “Direttorio” approvato dodici mesi fa, ivi  comprese – la novità di questo 2012 - le celebrazioni che in esso vi  sono contenute. Di per sé, il percorso di approvazione da parte della  Santa Sede può ritenersi sostanzialmente concluso, fermo restando che  nulla è dato una volta per tutte e che tutto quanto deciso in questi  anni è in ogni momento passibile di riconsiderazione da parte della  Santa Sede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, anche stavolta, come già in passato, non tutto è andato  liscio e verosimilmente non tutto continuerà ad andare liscio nella vita  quotidiana di questo cammino di formazione. Da un lato c'è la ormai  consueta e immancabile confusione sul contenuto preciso dei decreti  emessi dalla Santa Sede, confusione generata anzitutto proprio dai  responsabili del Cammino neocatecumenale e da quel loro modo (quantomeno  così poco puntuale, se non apertamente scorretto) di raccontare gli  eventi; dall'altro lato c'è il punto, non ancora chiarito, della  pubblicazione del “Direttorio catechetico”, che sarà pure stato  approvato nella sua nuova versione rivista e abbondantemente corretta  dalla Congregazione per la dottrina della fede, ma che nella pratica  continua a rimanere un testo riservato, in uso solamente ai catechisti  del Cammino. Il tutto, in un contesto in cui i principali appunti che  vengono mossi all'intero movimento (uno su tutti: la scarsa attenzione  all'unità con il resto della comunità parrocchiale, con tutti coloro che  non appartengono alle comunità del Cammino) vengono dai vertici del  Cammino Neocatecumenale apertamente negati e nel concreto  sostanzialmente ignorati, come se si trattasse di accuse infondate o di  problemi inesistenti. Quando inesistenti, in realtà, davvero non sono.  Anche perché, ad ogni udienza papale, vengono evocate e sottolineate –  per chi le vuol sentire - dal Pontefice in persona. E’ successo anche  stavolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL DECRETO: COSA C’E’&lt;/strong&gt; – Il decreto del Pontificio  Consiglio per i Laici, testualmente, “concede l’approvazione a quelle  celebrazioni contenute nel Direttorio Catechetico del Cammino  Neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri  liturgici della Chiesa”. Si tratta di quei riti che accompagnano tutto  il percorso di formazione del singolo nelle sue varie tappe di  formazione: nel dettaglio, i riti che accompagnano il “primo scrutinio”,  lo “Shemà” e il “secondo scrutinio” (passaggi con i quali si passa  prima dalle catechesi iniziali al pre-catecumenato e poi da quest’ultimo  al catecumenato vero e proprio) e ancora i riti legati all'iniziazione  alla preghiera, alla consegna del Salterio, alla consegna del Credo (la  Traditio Symboli), alla confessione pubblica della propria fede (la  Redditio Symboli), alla consegna del Padre Nostro, e via continuando  fino al rito del Rinnovo delle promesse battesimali, che di fatto è il  culmine ultimo del Cammino neocatecumenale. Approvate anche le parti  delle celebrazioni della Parola di Dio (sono settimanali, ne parlano  anche gli Statuti) e delle celebrazioni penitenziali (hanno cadenza  mensile) che già non siano regolate altrove.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/cammino-neocatecumenale-ecco-quello-che.html" target="_blank"&gt;APPROFONDISCI&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E COSA NON C’E’ (ANCHE SE VOGLIONO FARLO CREDERE)&lt;/strong&gt; –  Non si fa alcuna menzione, nel decreto, delle celebrazioni che sono già  normate dai Libri liturgici: non c’è la Liturgia delle Ore e ovviamente e  naturalmente non c’è la Celebrazione Eucaristica, non c’è la Santa  Messa. Ma purtroppo il messaggio che rischia di passare – e sta passando  – è proprio questo: è stata approvata la celebrazione del sabato sera  nelle comunità, è stata approvata la “messa dei neocatecumenali”.  Un’interpretazione che si va diffondendo sui mezzi di comunicazione – e  anche fra non pochi appartenenti al Cammino – a causa soprattutto della  nota ufficiale emessa dai responsabili del Cammino neocatecumenale  (diffusa alla stampa di tutto il mondo e riportata sul sito web  ufficiale). Una nota che semplifica oltremodo quanto accaduto e che,  sintetizzando troppo, di fatto induce in errore generando una  grandissima confusione sui termini reali di quanto approvato. In tutto  questo, non ha certo aiutato il fatto che la Santa Sede, rendendo noto  il decreto, non gli abbia affiancato alcun commento o alcuna nota  esplicativa: forse stavolta era necessaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA MESSA, ECCO LA SITUAZIONE&lt;/strong&gt; - In verità, non esiste  (o non dovrebbe esistere) alcuna “messa dei neocatecumenali”: la Messa è  una sola, quella regolata dai libri liturgici, alla quale nelle  comunità del Cammino si applicano alcune eccezioni, che sono ben  circoscritte, definite nel dettaglio dagli Statuti o nei documenti  ufficiali della Santa Sede. Il decreto del 2012 non tocca affatto questo  aspetto e le regole in vigore sono quelle disegnate dopo l’approvazione  degli Statuti, nel giugno 2008. In breve, le comunità del Cammino  possono celebrare la Messa il sabato sera, dopo i primi Vespri della  domenica, in piccole comunità: sempre devono essere seguiti i Libri  liturgici, con due concessioni. La prima è quella che la Comunione viene  distribuita sotto le due Specie del pane azzimo e del vino, e che i  neocatecumeni la ricevono in piedi restando al proprio posto. La seconda  è lo spostamento del rito dello scambio della pace, che viene  anticipata a prima dell’offertorio. Stop. Queste sono le uniche  eccezioni consentite. Tutto il resto o è già previsto dal Messale romano  (è il caso delle monizioni prima delle letture, purché siano “brevi”) o  dovrebbe essere modificato perché non previsto, e dunque non concesso  (è il caso delle risonanze prima dell’omelia). Nel Cammino molto è  cambiato negli ultimi anni, ma le risonanze sono sempre al loro posto.  Peraltro, nel corso dell’udienza, il papa ha sottolineato lungamente il  senso della concessione della Messa al sabato sera in piccole comunità  (fini esclusivamente pastorali) e ha ribadito che l’obiettivo è quello  di “inserire il singolo nella vita della grande comunità ecclesiale”, a  partire dalla celebrazione domenicale della parrocchia. Un obiettivo che  vale sempre: durante i lunghi anni del cammino, dice il papa, è  “importante non separarsi dalla comunità parrocchiale”. Insomma, la  messa del sabato sera è fatta per unire, non per dividere; per  inglobare, non per separare le comunità neocatecumenali dal resto della  comunità parrocchiale. Concetti, questi, su cui il Cammino ancora una  volta è chiamato a riflettere.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/neocatecumenali-messa-al-sabato-sera.html" target="_blank"&gt;APPROFONDISCI&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NEGARE, ANCHE L’EVIDENZA&lt;/strong&gt; – Ed è chiamato a  rifletterci su perché, nonostante tutto, la parola d’ordine dei  responsabili sembra essere quella di negare, negare, fortissimamente  negare che ci sia qualcosa che non vada, che nel Cammino si siano  generate delle criticità che quanto meno sarebbe onesto vedere, per  poterci lavorare sopra. Per salvaguardare meglio l’unità delle  parrocchie e della Chiesa. Per evitare che un percorso che è un “dono  dello Spirito Santo” e che tanto bene sta facendo nella Chiesa possa  talvolta portare divisione. Purtroppo, in tutti questi anni e ancora  oggi, a giudicare dalla nota sul decreto, i vertici del Cammino (gli  iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez, con don Mario Pezzi)  preferiscono semplificare: “Tutto va bene, la Santa Sede ha approvato  tutto, il papa è con noi”. Col risultato che, alla lunga, perdono anche  di credibilità: in questi giorni, se ci si rivolge a quelle migliaia e  migliaia di persone neocatecumenali, soprattutto giovani, che formano le  singole comunità (e che, in linea di massima, con coerenza e senza  alcun genere di integralismo, vivono il loro percorso di fede come uno  dei tanti percorsi di fede presenti nella Chiesa) e si afferma che la  Santa Sede ha dato l’approvazione alle celebrazioni del Cammino, la  risposta più frequente che si ottiene è: “Ma perché, non avevano già  approvato tutto?”. E in molti pensano, sbagliando, che il decreto abbia  approvato proprio la Messa del sabato sera, che invece non c’entra  nulla. No, in tutto questo c’è qualcosa che non va.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/cammino-neocatecumenale-la-tattica-del.html" target="_blank"&gt;APPROFONDISCI&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;UNITA’ E LITURGIA: E SE LO DICE IL PAPA, FORSE&lt;/strong&gt;… –  Non va anche e soprattutto perché dovrebbe essere inconcepibile negare  che vi siano alcuni problemi sul versante dell’unione ecclesiale e sul  versante della liturgia quando – guarda caso – ogni volta che incontra  le comunità del Cammino il papa si concentra proprio su questi due  aspetti: unità con il vescovo diocesano, rispetto dei libri liturgici,  comunione ecclesiale. Così è stato anche nell’udienza del 20 gennaio  2012, dove il papa, riconoscendo l’opera preziosa del Cammino, ha  invitato a dare attenzione “all’unità e all’armonia dell’intero corpo  ecclesiale” e ha impartito una vera e propria lezione su cosa sia la  liturgia e sul senso delle eccezioni riconosciute al Cammino. Non è un  caso che il pontefice si concentri sempre su questi aspetti.  Riconoscere, da parte del Cammino, che al riguardo c’è del lavoro da  fare, e una volta per tutte anche farlo, sarebbe la cosa più sensata e  sana che i suoi responsabili potrebbero e dovrebbero fare. Del resto, se  lo dice il papa, forse si potrebbe anche dargli retta.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/neocatecumenali-il-papa-si-concentra-su.html" target="_blank"&gt;APPROFONDISCI&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-5485621428662352750?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/5485621428662352750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=5485621428662352750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/5485621428662352750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/5485621428662352750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/cammino-neocatecumenale-unaltra.html' title='Cammino Neocatecumenale, un&apos;altra approvazione. Ma c&apos;è sempre quel qualcosa che non va'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-1443069068395773619</id><published>2012-01-22T18:00:00.008+01:00</published><updated>2012-01-30T15:05:17.425+01:00</updated><title type='text'>Neocatecumenali, il papa si concentra su unità e liturgia. E non è un caso</title><content type='html'>L’unità nella Chiesa e la liturgia. Sono i due passaggi che restano  del discorso del papa alle comunità del Cammino neocatecumenale di  venerdì 20 gennaio 2012. Unità e liturgia: non a caso due ambiti nei  quali il Cammino, storicamente, ha avuto aspetti critici. Indicazioni  per il futuro, raccomandazioni cruciali che il papa lascia alla  riflessione dei neocatecumenali, come in un programma da realizzare per  il bene stesso del Cammino e della Chiesa tutta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, dal papa è arrivato anche il ringraziamento per la  testimonianza di fede visibile nel mondo e un nuovo riconoscimento del  Cammino come “particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri  tempi”, ma è su quei due aspetti che Benedetto XVI insiste maggiormente,  arrivando a fare una vera e propria lezione teologica sulla liturgia,  con una serie di indicazioni nette e precise sul senso della  celebrazione eucaristica e sulla necessità di agire sempre facendo  attenzione all’unità della Chiesa. Benedetto XVI invita a dare  attenzione all’unità e all’armonia dell’intero corpo ecclesiale: “Nella  vostra preziosa opera – dice - ricercate sempre una profonda comunione  con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle  quali siete inseriti: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono  un’importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui  viviamo”. Il papa afferma che è vero che è necessario “un profondo  rapporto personale con Cristo, nell’ascolto della sua parola e nel  percorrere il cammino che ci ha indicato”, ma puntualizza e ricorda che  questo “avviene anche inseparabilmente nel credere con la sua Chiesa,  con i santi, nei quali si fa sempre e nuovamente conoscere il vero volto  della Sposa di Cristo”. Non è una novità: il papa punta sull’unità, e  la chiede non solo nelle situazioni ordinarie, ma anche nelle missio ad  gentes, nell’evangelizzazione delle zone che sono diventate indifferenti  alla fede: “Il vostro impegno e la vostra testimonianza siano come il  lievito che, con pazienza, rispettando i tempi, con sensus Ecclesiae, fa  crescere tutta la massa”. Con “pazienza”, dice il papa, “rispettando i  tempi”, quindi non forzando nessuno, non cercando risultati immediati,  avendo riguardo al bene di tutta la Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto XVI ha fatto riferimento al decreto “con cui vengono  approvate le celebrazioni presenti nel "Direttorio Catechetico del  Cammino Neocatecumenale", che non sono strettamente liturgiche, ma fanno  parte dell’itinerario di crescita nella fede”, e ne parla come di un  “altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con  attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra  ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero  Corpus Ecclesiae”. Non siete soli, dice in pratica: ci siete in quanto  parte dell’intera Chiesa. E qui fa partire “un breve pensiero sul valore  della liturgia” che in realtà è una vera e propria lezione: il papa  dice che “passione, morte e risurrezione di Gesù non sono solo  avvenimenti storici, ma trascendono la storia e nell’azione liturgica  della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo risorto che rende presente  ed efficace per noi oggi lo stesso mistero pasquale: “Questa opera del  Signore Gesù, che è il vero contenuto della liturgia, l’entrare nella  presenza del Mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo  suo corpo, è un unico soggetto con Cristo”. Questo – precisa il papa –  “vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che,  essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua  riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende”. E qui il papa,  continuando la lezione, fa una disamina del senso e delle modalità della  celebrazione Eucaristica, cioè della Santa Messa, così come viene  celebrata nelle comunità neocatecumenali. Sull’oggetto del decreto di  approvazione dei riti inseriti nel Direttorio catechetico il papa non  spende parole, ma sul resto – su ciò che nel decreto non c’è – ci ricama  sopra la parte più importante della sua omelia. Perché è cruciale, e  perché è bene che in questo campo le cose siano chiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto, perché i neocatecumenali celebrano il sabato in piccole  comunità? Per un’unica ragione: “al fine di favorire il riavvicinamento  alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono  allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata”.  Tale celebrazione si compie, ovviamente, “dopo i primi Vespri della  domenica, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano”. “Ogni  celebrazione eucaristica – spiega Benedetto XVI - è un’azione dell’unico  Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a  tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa: questo carattere  pubblico della Santa Eucaristia si esprime nel fatto che ogni  celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come  membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa  locale”. Nel concreto, dunque, “la celebrazione nelle piccole comunità,  regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le  particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di  aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la  grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende  possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti  della radicalità”. Insomma, la messa del sabato sera esiste perché c’è  un fine esclusivamente pastorale e non le rende avulse dal resto della  Chiesa. Infatti, dice il papa al Cammino, “la progressiva maturazione  nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro  inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella  celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si  attua il Neocatecumenato, la sua forma ordinaria”. Come dire: la messa  del sabato sera nella singola comunità è funzionale a facilitare  l’inserimento del singolo nella vita della parrocchia. Non deve  diventare un luogo a parte rispetto ad essa, non deve separare, non deve  favorire la divisione all’interno della parrocchia, ma deve inglobare,  coinvolgere, dare una prospettiva realmente ecclesiale. Questo è il fine  della possibilità di celebrare in piccole comunità. Benedetto XVI  indica insomma al Cammino che non si può fare della Messa un momento di  separazione ma che l’obiettivo deve essere “l’inserimento del singolo  nella vita della grande comunità ecclesiale”, ad iniziare dalla  “celebrazione liturgica della parrocchia”. E precisa, il pontefice, a  scanso di equivoci, che questa cosa deve avvenire non una volta che il  singolo abbia terminato il pluridecennale percorso di formazione che è  il Cammino, ma subito, immediatamente: “Ma anche durante il cammino –  afferma infatti Benedetto XVI - è importante non separarsi dalla  comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è  il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei  diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico  pane che ci rende un unico corpo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco il testo integrale del discorso del papa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Cari fratelli e sorelle,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;anche quest’anno ho la gioia di potervi incontrare e condividere con voi  questo momento di invio per la missione. Un saluto particolare a Kiko Argüello,  a Carmen Hernández e a Don Mario Pezzi, e un affettuoso saluto a tutti voi:  sacerdoti, seminaristi, famiglie, formatori e membri del Cammino  Neocatecumenale. La vostra presenza oggi è una testimonianza visibile del  vostro gioioso impegno di vivere la fede, in comunione con tutta la Chiesa e con  il Successore di Pietro, e di essere coraggiosi annunciatori del Vangelo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Nel brano di san Matteo che abbiamo ascoltato, gli Apostoli ricevono un  preciso mandato di Gesù: "Andate dunque e fate discepoli tutti i  popoli" (&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Mt 28, 19). Inizialmente avevano dubitato, nel loro cuore c’era  ancora l’incertezza, lo stupore di fronte all’evento della risurrezione. Ed  è Gesù stesso, il Risorto – sottolinea l’Evangelista – che si avvicina a  loro, fa sentire la sua presenza, li invia ad insegnare tutto ciò che ha  comunicato loro, donando una certezza che accompagna ogni annunciatore di  Cristo: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del  mondo" (&lt;/i&gt;&lt;i&gt;Mt 28, 20). Sono parole che risuonano forti nel vostro  cuore. Avete cantato &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Resurrexit, che esprime la fede nel Vivente, in  Colui che, in un supremo atto di amore, ha vinto il peccato e la morte e dona  all’uomo, a noi, il calore dell’amore di Dio, la speranza di essere salvati,  un futuro di eternità.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;In questi decenni di vita del Cammino un vostro fermo impegno è stato di  proclamare il Cristo Risorto, rispondere alle sue parole con generosità,  abbandonando spesso sicurezze personali e materiali, lasciando anche i propri  Paesi, affrontando situazioni nuove e non sempre facili. Portare Cristo agli  uomini e portare gli uomini a Cristo: questo è ciò che anima ogni opera  evangelizzatrice. Voi lo realizzate in un cammino che aiuta a far riscoprire a  chi ha già ricevuto il Battesimo la bellezza della vita di fede, la gioia di  essere cristiani. Il "seguire Cristo" esige l’avventura personale  della ricerca di Lui, dell’andare con Lui, ma comporta sempre anche uscire  dalla chiusura dell’io, spezzare l’individualismo che spesso caratterizza la  società del nostro tempo, per sostituire l’egoismo con la comunità dell’uomo  nuovo in Gesù Cristo. E questo avviene in un profondo rapporto personale con  Lui, nell’ascolto della sua parola, nel percorrere il cammino che ci ha  indicato, ma avviene anche inseparabilmente nel credere con la sua Chiesa, con i  santi, nei quali si fa sempre e nuovamente conoscere il vero volto della Sposa  di Cristo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;È un impegno - lo sappiamo - non sempre facile. A volte siete presenti in  luoghi in cui vi è bisogno di un primo annuncio del Vangelo, la &lt;/i&gt;&lt;i&gt;missio ad  gentes; spesso, invece, in aree, che, pur avendo conosciuto Cristo, sono  diventate indifferenti alla fede: il secolarismo vi ha eclissato il senso di Dio  e oscurato i valori cristiani. Qui il vostro impegno e la vostra testimonianza  siano come il lievito che, con pazienza, rispettando i tempi, con &lt;/i&gt;&lt;i&gt;sensus  Ecclesiae, fa crescere tutta la massa. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino  un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi e l’approvazione  degli Statuti e del "Direttorio Catechetico" ne sono un segno. Vi  incoraggio ad offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo.  Nella vostra preziosa opera ricercate sempre una profonda comunione con la Sede  Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle quali siete inseriti:  l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza  a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui viviamo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Care famiglie, la Chiesa vi ringrazia; ha bisogno di voi per la nuova  evangelizzazione. La famiglia è una cellula importante per la comunità  ecclesiale, dove ci si forma alla vita umana e cristiana. Con grande gioia vedo  i vostri figli, tanti bambini che guardano a voi, cari genitori, al vostro  esempio. Un centinaio di famiglie sono in partenza per 12 Missioni&lt;/i&gt;&lt;i&gt; ad gentes.  Vi invito a non avere timore: chi porta il Vangelo non è mai solo. Saluto con  affetto i sacerdoti e i seminaristi: amate Cristo e la Chiesa, comunicate la  gioia di averLo incontrato e la bellezza di avere donato a Lui tutto. Saluto  anche gli itineranti, i responsabili e tutte le comunità del Cammino.  Continuate ad essere generosi con il Signore: non vi farà mancare la sua  consolazione!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le  celebrazioni presenti nel "Direttorio Catechetico del Cammino  Neocatecumenale", che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario  di crescita nella fede. E’ un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi  accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra  ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Corpus  &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Ecclesiae.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della  Liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo  sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Sacrosanctum Concilium,  7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di  Cristo designi le azioni redentrici &lt;/i&gt;&lt;i&gt;storiche di Gesù, la sua Passione,  Morte e Risurrezione. In che senso allora la Liturgia è opera di Cristo? La  Passione, Morte e Risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici;  raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti  nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza  attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso  Mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di  Sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza  del Mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto  della Liturgia, l’entrare nella presenza del Mistero pasquale, è anche opera  della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo – &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Christus  totus caput et corpus – dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei  Sacramenti Cristo ci immerge nel Mistero pasquale per farci passare dalla morte  alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che,  essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua  riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri Statuti,  "L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato  post-battesimale, vissuto in piccola comunità" (art. 13 §1). Proprio al  fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da  parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una  formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia  domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica, secondo  le disposizioni del Vescovo diocesano (cfr &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Statuti, art. 13 §2). Ma ogni  celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua  unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a  questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime  nel fatto che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal  Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata  Chiesa locale (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Lumen gentium, 26).  La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno  seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino,  ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a  percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che  rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti  della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del  singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita  della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della  parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Statuti,  art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non  separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia  che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei  diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane  che ci rende un unico corpo (cfr 1 &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Cor 10, 16s).&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Coraggio! Il Signore non manca di accompagnarvi e anch’io vi assicuro la  mia preghiera e vi ringrazio per i tanti segni di vicinanza. Vi chiedo di  ricordarvi anche di me nelle vostre preghiere. La Santa Vergine Maria vi assista  con il suo sguardo materno e vi sostenga la mia Benedizione Apostolica, che  estendo a tutti i membri del Cammino. Grazie!&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-1443069068395773619?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/1443069068395773619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=1443069068395773619' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1443069068395773619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1443069068395773619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/neocatecumenali-il-papa-si-concentra-su.html' title='Neocatecumenali, il papa si concentra su unità e liturgia. E non è un caso'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-490330915401770476</id><published>2012-01-22T17:00:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T15:02:51.969+01:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale, la tattica del negare sempre. Ma paga ancora?</title><content type='html'>La confusione generata dalla nota ufficiale del Cammino  sull’approvazione delle celebrazioni è indice di un più radicale  atteggiamento degli iniziatori, che di fronte alle criticità concrete  vissute nelle parrocchie hanno sempre risposto negando che vi fossero  problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che su un singolo decreto della Santa Sede possano esserci  interpretazioni così divergenti, e che la confusione che ne deriva si  propaghi non solo sui giornali e sui mezzi di comunicazione, ma anche  all’interno delle singole comunità neocatecumenali (che sulla questione  dovrebbero essere assai ferrati) la dice lunga sul modo quanto meno  superficiale di presentare atti e decisioni così rilevanti. In questi  giorni, se ci si rivolge agli stessi appartenenti al Cammino, a quelle  migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani, che formano le  singole comunità e che, in linea di massima, con coerenza e senza alcun  genere di integralismo, vivono il loro percorso di fede come uno dei  tanti percorsi di fede presenti nella Chiesa, se ci si rivolge ad essi  affermando che la Santa Sede ha dato l’approvazione alle celebrazioni  del Cammino è assai frequente che ci si senta rispondere: “Ma perché,  non avevano già approvato tutto?”. Naturale: è da anni che i  responsabili del Cammino fanno passare il messaggio che “tutto è stato  approvato” e che “il papa è con noi”. Ma se tutto era già stato  approvato e la pratica era ormai chiusa, perché mai – iniziano a  chiedersi – si susseguono le approvazioni (questa è la terza in cinque  anni)? Perché non tutto, appunto, era stato approvato. E sulla Messa al  sabato, l’aspetto più delicato, i problemi – come abbiamo visto – non  sono finiti.&lt;br /&gt;In tutto ciò, ma questo è un discorso più ampio, non si può tacere il  fatto che non aiuta a rendere chiara la situazione il sostanziale  silenzio della Santa Sede, che ha provveduto alla pubblicazione del  decreto del Pontificio Consiglio per i Laici senza sentire la benché  minima necessità di una nota esplicativa, che si sarebbe potuta  diffondere attraverso la Sala Stampa della Santa Sede. In questo modo si  è favorita e si favorisce tuttora la confusione e il dubbio che il  decreto riguardi anche la Messa celebrata nelle comunità: confusione  alimentata dal comunicato stampa emesso dal Cammino Neocatecumenale. Di  questo la Santa Sede avrebbe potuto tener conto. Del resto, che le  comunicazioni al mondo esterno e ai media da parte dei vertici del  Cammino non brillino mai per chiarezza è un dato di fatto: ne abbiamo  fatto esperienza anche gli anni passati. Prevedere delle contromisure  sarebbe stato sensato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo, però, tutto ciò non è avvenuto per caso. Non è un  semplice errore di natura giornalistica, non è una semplice carenza  professionale di chi cura le relazioni con la stampa e invece di  sintetizzare in modo efficace un iter effettivamente complesso riesce  solo a semplificare e ingenerare confusione. Il punto è che questa  modalità di lavoro poco precisa è perfettamente coerente con  l’impostazione generale che i responsabili del Cammino si sono dati in  tutti questi anni: negare che vi siano dei problemi, negare che vi siano  delle criticità, negare che vi siano dei fattori che talvolta creano  disagio nelle singole parrocchie o nelle singole diocesi e che meritano  tutta la loro considerazione e la loro attenzione per essere superate.  Affermare che accade che nelle parrocchie le comunità neocatecumenali  siano percepite come dei corpi estranei, o come delle realtà  ghettizzanti, o come dei circoli esclusivi abituati a fare tutto da sé,  perfino la messa, non significa calunniare il Cammino, ma far emergere  un problema che va risolto, per il bene stesso del Cammino, oltre che  per quello di tutta la Chiesa. Affermare che vi sono diocesi – e sono  tante – nelle quali con il vescovo si è ai ferri corti non significa  denigrare il Cammino, ma porre un problema che deve essere risolto e che  non si supera facendo il lungo elenco dei vescovi che “sono nostri  amici” o dei cardinali “che ci hanno raggiunto per questo nostro  incontro”, come in ogni occasione non manca di fare l’iniziatore Kiko  Arguello. E’ vero: questa chiusura può essere una naturale risposta ad  accuse che nel corso dei decenni sono state molto dure e talvolta  oggettivamente infondate, ma è una modalità che non può essere  perpetuata ancora. Non si possono negare le criticità, non si possono  negare in pubblico ma soprattutto non possono essere sottovalutate (e  men che meno avvallate) in privato, a maggior ragione se immancabilmente  vengono citate dal papa nei discorsi rivolti al Cammino. E’ su questo  che dai vertici del Cammino dovrebbe arrivare un segno concreto. In caso  contrario, si rafforza l’impressione che cerchino ogni volta di farla  franca, ascoltando solo ciò che vogliono ascoltare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-490330915401770476?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/490330915401770476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=490330915401770476' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/490330915401770476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/490330915401770476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/cammino-neocatecumenale-la-tattica-del.html' title='Cammino neocatecumenale, la tattica del negare sempre. Ma paga ancora?'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-8014189779878767225</id><published>2012-01-22T16:00:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T15:02:01.155+01:00</updated><title type='text'>Neocatecumenali: Messa al sabato sera, ecco cosa è permesso e cosa no</title><content type='html'>Dopo il decreto approvato nel gennaio 2012 dal Pontificio Consiglio  per i Laici, sulla Santa Messa celebrata nelle comunità del Cammino  neocatecumenale nulla è cambiato rispetto alla situazione definita dal  testo dell'articolo 13 degli Statuti approvati nel lontano 2008. Nessuna  novità, dunque, ma qualche problema ancora non è stato risolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LE REGOLE&lt;/strong&gt; -&amp;nbsp; “Nella celebrazione dell’Eucaristia  nelle piccole comunità –si legge all’articolo 13 degli Statuti del  Cammino - si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta  eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede.&amp;nbsp; Per quanto  concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i  neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. Da  sottolineare che gli Statuti, laddove parlano di “concessioni esplicite  della Santa Sede” (e sottolineiamo esplicite), rimandano in nota al  discorso del papa del gennaio 2006 e alla lettera del dicembre 2005  della Congregazione per il Culto divino: per farla breve, per  “concessioni esplicite” si devono intendere solamente la Comunione sotto  le due specie ricevuta in piedi restando al proprio posto e il rito  della pace subito dopo la Preghiera dei fedeli e prima dell’Offertorio  (come accade del resto nel rito ambrosiano della diocesi di Milano).  Stop. Basta. Tutto il resto deve – attenzione: non “può” ma “deve” –  seguire i libri liturgici in uso nella Chiesa. Al riguardo, il Messale  romano prevede la possibilità di far precedere le letture da delle brevi  introduzioni, definite “monizioni”: tale previsione vale per qualunque  messa (nelle nostre chiese non è la prassi più diffusa, ma succede) e  dunque è consentito anche nel corso delle messe celebrate dalle comunità  neocatecumenali. Purché, come recitano del resto gli Statuti del  Cammino, si tratti di monizioni “brevi”. La pratica delle “risonanze”,  invece, cioè i commenti spontanei alle letture che seguono la lettura  del Vangelo e precedono la vera e propria omelia del sacerdote, non è  citata in alcun luogo e non è prevista dai libri liturgici: nelle messe  delle comunità è una consuetudine che non manca mai, ma stando alle  carte è in pratica abusiva e dovrebbe essere evitata. Su questo il  Cammino dovrebbe correggersi, come gioco forza è stato costretto a fare  negli ultimi anni su molte altre questioni: la recita del Credo (che non  sempre avveniva), l’Orate fratres, l’Agnus Dei, la Comunione in piedi e  non da seduti. Ovviamente, non varrebbe neppure la pena di  sottolinearlo, le Messe del sabato sera sono aperte a tutti i fedeli,  non solo agli appartenenti alle singole comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL SABATO SERA SERVE AD UNIRE, NON A DIVIDERE&lt;/strong&gt; - Ma  oltre alle regole, c’è di più. C’è il senso stesso da dare alle  celebrazioni eucaristiche celebrate nella comunità il sabato sera. E su  questo, Benedetto XVI parla, ancora una volta, chiarissimo. Nel corso  dell’udienza di venerdì 20 gennaio 2012 dice che il fatto che “i  neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola  comunità, dopo i primi Vespri della domenica”, e comunque sempre  “secondo le disposizioni del Vescovo diocesano”, è dovuto al fatto che  si vuole raggiungere il “fine di favorire il riavvicinamento alla  ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono  allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata”.  La celebrazione nelle piccole comunità – ribadisce il papa – è  “regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le  particolarità approvate negli Statuti del Cammino” ed è concessa con  queste modalità differenti perchè ha il fine di “aiutare quanti  percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia  dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo”. Insomma, la messa  del sabato sera esiste perché c’è un fine esclusivamente pastorale e  non le rende avulse dal resto della Chiesa. Infatti, dice il papa al  Cammino, “la progressiva maturazione nella fede del singolo e della  piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della  grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della  parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato, la  sua forma ordinaria”. Come dire: la messa del sabato sera nella singola  comunità è funzionale a facilitare l’inserimento del singolo nella vita  della parrocchia. Non deve diventare un luogo a parte rispetto ad essa,  non deve separare, non deve favorire la divisione all’interno della  parrocchia, ma deve inglobare, coinvolgere, dare una prospettiva  realmente ecclesiale. Questo è il fine della possibilità di celebrare in  piccole comunità. Benedetto XVI indica insomma al Cammino che non si  può fare della Messa un momento di separazione ma che l’obiettivo deve  essere “l’inserimento del singolo nella vita della grande comunità  ecclesiale”, ad iniziare dalla “celebrazione liturgica della  parrocchia”. E precisa, il pontefice, a scanso di equivoci, che questa  cosa deve avvenire non una volta che il singolo abbia terminato il  pluridecennale percorso di formazione che è il Cammino, ma subito,  immediatamente: “Ma anche durante il cammino – afferma infatti Benedetto  XVI - è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio  nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di  tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra  maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico  corpo”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-8014189779878767225?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/8014189779878767225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=8014189779878767225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/8014189779878767225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/8014189779878767225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/neocatecumenali-messa-al-sabato-sera.html' title='Neocatecumenali: Messa al sabato sera, ecco cosa è permesso e cosa no'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-1047119945797293722</id><published>2012-01-22T15:00:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T15:00:00.483+01:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale, ecco quello che il decreto dice davvero. E quello che non dice</title><content type='html'>Il  testo del decreto del Pontificio Consiglio per i Laici approva alcune  celebrazioni in uso nel Cammino neocatecumenale e tace su tutte le  altre, quelle già regolate dai libri liturgici. Come la Santa Messa. Che  però, guarda caso, è indirettamente tirata in ballo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;IL TESTO DEL DECRETO&lt;/b&gt; - Ma vediamo una cosa per volta  e partiamo dai fatti. Cosa dice il decreto che è stato approvato dalla  Santa Sede e che è stato letto in occasione dell'udienza che il papa ha  concesso alle comunità del Cammino venerdì 20 gennaio 2012? Il decreto  del Pontificio Consiglio per i Laici, firmato dal presidente, il  cardinale Stanislaw Rylko, e dal segretario, mons. Josef Clemens,  ricorda anzitutto che lo stesso organismo vaticano, con decisione  dell'11 maggio 2008 “ebbe ad approvare in modo definitivo lo statuto del  Cammino Neocatecumenale e successivamente, dopo aver debitamente  consultato la Congregazione per la Dottrina della Fede, con decreto del  26 dicembre 2010, diede la sua approvazione alla pubblicazione del  Direttorio Catechetico come sussidio valido e vincolante per le  catechesi del Cammino Neocatecumenale”. “Ora – continua il decreto che  porta ufficialmente la data di domenica 8 gennaio 2012, festa del  Battesimo del Signore - visti gli articoli 131 e 133 § 1 e § 2 della  Costituzione Apostolica “Pastor Bonus” sulla Curia Romana, il Pontificio  Consiglio per i Laici, avuto il parere favorevole della Congregazione  per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, concede  l’approvazione a quelle celebrazioni contenute nel Direttorio  Catechetico del Cammino Neocatecumenale che non risultano per loro  natura già normate dai libri liturgici della Chiesa”. Stop, il documento  è tutto qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;CHE COSA E' STATO APPROVATO&lt;/b&gt; – In soldoni, c'è il via  libera alle celebrazioni usate nel Cammino e che non sono già normate  dai libri liturgici della Chiesa. Non la Celebrazione eucaristica, non  la Santa Messa, dunque, che evidentemente e ovviamente è già interamente  disegnata, fin nei suoi minimi dettagli, dai libri liturgici in uso  nella Chiesa di rito latino. E neppure le Lodi mattutine, i Vespri e  tutto ciò che fa parte della cosiddetta “Liturgia delle Ore”, cioè i  momenti di preghiera che scandiscono, dal risveglio all'addormentamento,  l'intera giornata del cristiano. Tutto già definito. Quali celebrazioni  sono state approvate dunque? Per conoscerle nel dettaglio occorrerebbe  dare un'occhiata al “Direttorio Catechetico”, i tredici volumi che  raccolgono tutte le catechesi del Cammino, scritte dagli iniziatori e  presentate via via agli appartenenti alle comunità del Cammino: ma il  Direttorio, come detto, non è stato pubblicato, pur essendo stato  approvato. Per chi ha una minima conoscenza del Cammino Neocatecumenale,  comunque, l'approvazione riguarda quei riti che accompagnano tutto il  percorso di formazione del singolo nelle sue varie tappe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dettaglio, il via libera riguarda le celebrazioni che  accompagnano il “primo scrutinio”, lo “Shemà” e il “secondo scrutinio”  (passaggi con i quali si passa prima dalle catechesi iniziali al  pre-catecumenato e poi da quest’ultimo al catecumenato vero e proprio).  Sono state approvati anche i riti legati all'iniziazione alla preghiera,  alla consegna del Salterio, alla consegna del Credo (la Traditio  Symboli), alla confessione pubblica della propria fede (la Redditio  Symboli), alla consegna del Padre Nostro, e via continuando fino al rito  del Rinnovo delle promesse battesimali, che di fatto è il culmine  ultimo del Cammino neocatecumenale. Tutte queste sono singole tappe di  un percorso – il Cammino appunto – che generalmente dura qualche  decennio. Insieme a queste, rientrano verosimilmente nell’approvazione  anche quelle parti delle celebrazioni della Parola di Dio (sono  settimanali, ne parlano anche gli Statuti) e delle celebrazioni  penitenziali (hanno cadenza mensile) che già non siano regolate altrove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;COSA DICONO LORO&lt;/b&gt; – In questo quadro – che non sarà  definito nei dettagli ma quanto meno è lineare – si è inserita la  proverbiale confusione dei vertici del Cammino Neocatecumenale, che  immancabilmente, anche quest'anno, ci hanno messo del loro, con la  consueta imperizia (versione che salvaguarda quanto meno la buona fede) o  con la solita furbizia (versione che invece non la contempla). La  versione ufficiale del Cammino Neocatecumenale sull’intera vicenda  (testo diffuso alla stampa di tutto il mondo e riportato integralmente  sul sito web ufficiale) è che la Santa Sede ha approvato “le  celebrazioni che segnano questo itinerario di iniziazione cristiana”,  approvazione che – viene sottolineato - “giunge dopo quindici anni di  studio da parte della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina  dei sacramenti”. Non una parola di più. Non sono informazioni sbagliate o  false, naturalmente (ci mancherebbe pure!), ma insufficienti si: dicono  pochissimo, e poiché non dicono tutto hanno la conseguenza di indurre  in errore. Il Pontificio Consiglio per i Laici, che ha emanato il  decreto, neppure è nominato: si cita invece la Congregazione per il  Culto divino, che nel mondo dei neocatecumenali è legata  indissolubilmente ad una sola questione, quella della celebrazione della  Messa nelle comunità, il sabato sera (ha fatto storia la lettera  inviata nel 2005 che imponeva una serie di adattamenti che nella realtà  hanno faticato e faticano molto a realizzarsi). Non deve sorprendere  allora che il messaggio che è passato, anche fra molti neocatecumenali, è  che, volgarmente detto, la Santa Sede abbia approvato la Messa del  sabato sera, con tutte le particolarità che si conoscono (la mensa, le  ammonizioni prima delle letture, le risonanze dopo, lo scambio della  pace anticipato rispetto al rito romano, la distribuzione particolare  del pane e del vino consacrati). Ma questa interpretazione è fuorviante:  il decreto di alcuni giorni fa non riguarda per niente la Messa, della  quale si parla solamente nei libri liturgici, che sono (ovviamente)  uguali per tutti, neocatecumenali compresi. E’ vero che alla Messa  celebrata nelle comunità del Cammino si applicano alcune eccezioni, ma  queste varianti - che hanno una motivazione essenzialmente pastorale -  sono e restano delle semplici varianti, peraltro ben circoscritte,  definite nel dettaglio negli Statuti o nei documenti ufficiali della  Santa Sede. Per dirla chiaramente: non esiste (o non dovrebbe esistere)  una “Messa dei neocatecumenali”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-1047119945797293722?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/1047119945797293722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=1047119945797293722' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1047119945797293722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1047119945797293722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2012/01/cammino-neocatecumenale-ecco-quello-che.html' title='Cammino neocatecumenale, ecco quello che il decreto dice davvero. E quello che non dice'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-5369765787012621412</id><published>2009-01-10T22:31:00.001+01:00</published><updated>2012-01-24T00:33:12.970+01:00</updated><title type='text'>Neocatecumenali in Vaticano/2009: per il Cammino rigore e incoraggiamenti</title><content type='html'>L’invio alle comunità in partenza per la missione a Roma e in  numerose città di tutto il mondo, il calore del popolo neocatecumenale  che affolla la Basilica di San Pietro, le canzoni di Kiko Arguello alla  chitarra e il consueto fuori programma di Carmen davanti al papa.  Festeggiati in Vaticano i quaranta anni dell’inizio del Cammino a Roma:  dal papa parole di caldo incoraggiamento e di rigorosa fermezza, con  richiami all’adesione alla direttive della Chiesa e dei vescovi e  all’unità con tutte le altre realtà ecclesiali.&amp;nbsp;  &lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'APPUNTAMENTO &lt;/strong&gt;-  Quando saluta tutti, poco dopo le sei e mezza della sera, è appena  finito il canto del Te Deum, intonato al suono di organo e chitarra  dallo stesso iniziatore del Cammino neocatecumenale Kiko Arguello.  Benedetto XVI, che per diletto personale ama un altro genere di canto,  esce subito di scena mentre tutti prendono a cantare un altro motivo, il  più celebre della lunga produzione neocatecumenale, “Risuscitò”. Voci  possenti, ma nessuno batte le mani secondo l’uso consueto: in San Pietro  non sta bene, e era stato lo stesso Kiko, prima dell’apertura  dell’incontro, a chiedere ai “fratelli” di evitare il gesto e di  “cantare in raccoglimento”. E’ un appuntamento organizzato per  presentare a Benedetto XVI le nuove iniziative missionarie del Cammino  neocatecumenale: ci sono 14 èquipe e oltre 200 famiglie che partono per  la missione all’estero, ci sono i 700 itineranti del Cammino che hanno  portato l’itinerario iniziato da Kiko e Carmen in ogni continente, ci  sono le comunità neocatecumenali della città di Roma e 15 fra di esse  che inizieranno a breve una missione in altre parrocchie della capitale,  c’è la prima comunità neocatecumenale nata a Roma, nella parrocchia dei  Santi Martiri Canadesi. Era il 1968, e l’occasione del quarantennale è  colta oggi al balzo per festeggiare i 40 anni del cammino in Italia e  nella diocesi del papa. Un incontro che cade a sette mesi  dall’approvazione definitiva degli Statuti del Cammino e che si colora  dunque anche di altri significati, dal momento che il papa non si è  ancora mai espresso, in questi mesi, sulla questione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LE COMUNITA' IN MISSIONE&lt;/strong&gt;  - Il clima è come sempre di grande cordialità. All’applauso iniziale  per l’arrivo del papa, inizia subito la presentazione da parte di Kiko  delle varie comunità presenti. Il papa siede davanti al grande altare  della Basilica, l’iniziatore al microfono sulla destra saluta il  pontefice confidando la sua contentezza per l’occasione e per il fatto  che “per la prima volta nella storia della Chiesa il Cammino  neocatecumenale offre delle intere comunità per la missione”. E’  l’ultima novità del Cammino, l’opportunità per consentire alle comunità  che hanno concluso l’itinerario formativo di essere comunitariamente  missionari in un’altra parrocchia: è l’intera comunità, cioè, l’intero  gruppo di trenta, quaranta, sessanta persone, a lasciare la propria  parrocchia di appartenenza e a trasferirsi in un’altra, per aiutare quei  parroci nell’evangelizzazione di altri territori. Sono parrocchie di  periferia o del centro, di quartieri popolari o con alte percentuali di  migranti, in cui la pastorale parrocchiana fa fatica a partire o in cui  il parroco avverte la necessità di un aiuto concreto: le nuove comunità  si riuniscono nella loro nuova casa, vivono là gli incontri e le loro  celebrazioni, in accordo con il vescovo e i sacerdoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kiko  dunque, presenta al papa la prima comunità dei Santi Martiri Canadesi  (l’applauso è caloroso e collettivo), 49 persone e oltre 100 figli, e ne  approfitta per lodare il gran numero di figli presenti in tutte le  comunità del Cammino. “Nel 1968 – dirà poco dopo - Paolo VI scriveva la  Humanae Vitae e noi lo abbiamo preso sul serio: era difficile seguire  quell’indicazione ma noi abbiamo detto che la Chiesa è maestra e adesso  queste sono tutte famiglie felici. E i più grandi evangelizzatori –  sottolinea l’iniziatore del Cammino - sono proprio i figli, che portano a  casa i loro amici, spesso neppure battezzati, e permettono a tutti di  restare colpiti dal modo in cui si vive il Vangelo in queste famiglie”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img border="0" src="http://www.korazym.org/images/stories/necpapasaluto-10gen09.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il saluto di Benedetto XVI alle comunità in partenza per la missione. (AP Photo) &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è  poi la chiamata delle quindici comunità che partono in missione, un  vero e proprio “esercito di missionari”: il papa segue il tutto  attentamente, si rivolge ogni volta ai gruppi di persone che si levano  in piedi, si alza, li saluta e sorride loro, per poi tornare seduto. E  Kiko al microfono fa il lungo e dettagliato appello chiedendo un  applauso per ognuna di queste comunità: la quinta e la sesta comunità  dei Santi Martiri Canadesi, pronte per la missione nella chiesa di San  Gerardo Maiella, la settima e l’ottava dei Martiri Canadesi a Santa  Maria dell’Orazione, la seconda di Santa Francesca Cabrini (altra  parrocchia dallo storico passato e dal florido presente neocatecumenale  nella capitale) a San Pier Damiani insieme alla seconda di San Leonardo  Murialdo; e poi la quinta comunità di Santa Francesca Cabrini alla  chiesa dei Santi Elisabetta e Zaccaria, la sesta di Santa Francesca  Cabrini alla parrocchia dei Santi Vitale e compagni martiri a via  Nazionale, la settima sempre di Santa Francesca Cabrini in missione alla  parrocchia di San Domenico di Guzman. E non è finita: ancora applausi  per la terza comunità della parrocchia della Natività in partenza per  San Giuseppe Cafasso (al Tuscolano), per la terza e la quarta comunità  della parrocchia di Santa Maria Immacolata a Tor Sapienza pronte a  recarsi a San Massimiliano Kolbe a via Prenestina (“quartiere pieno di  musulmani, cinesi e rumeni”, informa Kiko), per la terza di San Leonardo  Murialdo a Sant’Andrea Corsini a Casal Morena, per la seconda di San  Timoteo alla parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli a Ostia e infine per  la terza comunità di Santa Maria Goretti in missione alla parrocchia  Santa Maria Regina dei Martiri ad Acilia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A RADIO VATICANA&lt;/strong&gt;  - Qualche ora prima, intervistato da Radio Vaticana, Kiko aveva detto,  spiegando il senso di questa iniziativa: “Oggi abbiamo parrocchie che  hanno anche venticinque e più comunità, e altre in cui i presbiteri si  trovano in difficoltà soprattutto perchè sono pieni di migranti: abbiamo  pensato che forse è arrivato il momento, come dice il Vangelo, che 'chi  ha due tuniche ne dia una a chi non c'è l'ha' e che le parrocchie che  hanno molte comunità, ne avrebbero potuto inviare alcune per aiutare  queste parrocchie in periferia. Così – aveva continuato - abbiamo  radunato i parroci, abbiamo radunato i responsabili e tutti erano  completamente d'accordo. Abbiamo parlato con il cardinale vicario  Agostino Vallini, che è stato molto contento, e anche con il Santo  Padre. E adesso, abbiamo le prime 14 comunità che partono per le zone  più difficili di Roma. E questo 'esperimento missionario' lo stanno  aspettando anche in tante altre parti del mondo: anche a Madrid ci sono  molte periferie piene di migranti e se non si aiutano questi migranti,  sono presi dalle sette o sono attratti dall'ambiente completamente  secolarizzato”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PER IL MONDO&lt;/strong&gt; - In Basilica  intanto è il momento delle Missio ad gentes, quindici èquipe composte da  un presbitero, quattro famiglie con figlie e due fedeli laiche che  partono per la missione in città come Colonia, Budapest, Vienna,  Stoccolma, New York, o in zone emarginate come la Nuova Guinea, l’India,  le Antille olandesi, le zone degli aborigeni australiani. In partenza  anche 212 famiglie con figli, resesi disponibili ad andare nel mondo per  sostenere l’evangelizzazione dei cinque continenti. Kiko è ammirato  dalla disponibilità di questi nuclei familiari e non si trattiene dal  raccontare al papa i dettagli della loro scelta: “Abbiamo messo in  un’urna i nomi delle famiglie e in un altro quello dei luoghi di  destinazione e abbiamo proceduto ad un sorteggio”: è così che ciascuna  coppia ha saputo della sua destinazione, e in tutti i casi – dal Gabon  al Camerun, dall’India al Kazakhistan – “tutti hanno accettato e detto  di si”. E così, dice Kiko, “Francesco e Maria, con i loro nove figli,  andranno in terra d’Africa in Gabon, mentre chi ha già fatto questa  esperienza ricorda che quelli della missione sono stati gli anni più  belli della propria vita”. La lunga presentazione, e con essa gli  applausi e i sorrisi del papa, si conclude con il saluto a tutte le  comunità di Roma presenti in basilica, rappresentanza delle 500  attualmente presenti nella città e proveniente da 103 parrocchie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;SILENZIO... PARLA IL PAPA&lt;/strong&gt;  - A questo punto Kiko esce di scena, padre Mario Pezzi legge un lungo  passo del Vangelo di Matteo, con il brano dell’invio dei 72 discepoli, e  il papa può iniziare la lettura del suo discorso. Sarà interrotto da  una quindicina di applausi, che sottolineano i punti cruciali del suo  argomentare. L’invio in missione delle comunità presenti passa in  secondo piano e nelle parole del papa il panorama si amplia fino a  ricomprendere non solo il ringraziamento a Dio per i frutti spirituali  maturati nel Cammino, ma anche la necessità di una aderenza totale del  Cammino agli insegnamenti della Chiesa e di adesione “docile” alle  direttive del papa e dei vescovi, in un contesto di unità con le altre  realtà ecclesiali e di “inserimento organico” dell’itinerario  neocatecumenale nella pastorale parrocchiana e diocesana. C’è il  riferimento all’approvazione definitiva degli Statuti da parte del  Pontificio Consiglio per i Laici, che prova la “stima e benevolenza” con  cui la Santa Sede segue il Cammino, e c’è ripetuta la richiesta di  intensificare l’adesione (per quel che concerne la diocesi di Roma) alle  direttive del cardinale vicario. Una frase di fronte alla quale la  folla dei partecipanti fa scattare un applauso che il papa commenta  così: “Grazie per questo ‘si’ che viene ovviamente dal cuore!”. (&lt;a href="http://www.korazym.org/index.php/movimenti/9-vita-fraterna/750-il-papa-al-cammino-neocatecumenale-spirito-di-unita-e-adesione-docile-alla-chiesa"&gt;vedi qui i particolari sul discorso del papa e il testo integrale&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;KIKO E CARMEN&lt;/strong&gt;  - Con la benedizione delle croci e delle persone inviate in missione, e  con il successivo Padre Nostro, la semplice celebrazione si avvia al  termine. Si dovrebbe cantare il Te Deum, ma è il momento di concedere  anche a Carmen Hernandez la possibilità di intervenire di fronte al  papa. E come di consueto diventa immediatamente difficile contenerla:  parla un po’ in spagnolo e un po’ in italiano, ed esprime pensieri di  gratitudine al papa e ai vescovi che hanno aiutato il Cammino. Riflette  sulla capacità di preghiera dei musulmani (“Impressionante, pregano  meglio di Kiko Arguello”, dice fra i sorrisi e qualche imbarazzo  generale), e mentre lo stesso – ovviamente invano – cerca di invitarla  alla conclusione, lei passa in rassegna tutti i predecessori di  Benedetto XVI, partendo da Pio XII, con tanto di complimenti al papa  tedesco per le parole da lui spese recentemente in occasione del suo  cinquantenario: “Aspettiamo la sua beatificazione”. C’è la citazione per  Giovanni XXIII che convocò quel Concilio che recuperò la modalità del  neocatecumenato (“non è certo una invenzione di Kiko, lui non ha  inventato nulla”, dice continuando la sua consueta azione volte a  “smitizzare” la figura del “grande artista spagnolo” suo compagno di  avventura da oltre 40 anni) e passando per Paolo VI e per Giovanni Paolo  I (conosciuto come patriarca di Venezia), arriva fino a Giovanni Paolo  II. Il tempo trascorre veloce, Kiko cerca gentilmente di sottrarle il  microfono e strappando un sorriso al pontefice e ai cardinali lei si  scosta dicendo “Sono davanti al papa e posso parlare”, e condendo il  tutto con li racconto di quando chiese a papa Wojtyla l’apertura dei  seminari “Redemptoris Mater”: “Kiko mi aveva raccomandato di ‘non dire  queste cose davanti al papa’, ma io lo feci lo stesso”. Ormai Carmen ha  parlato per un tempo superiore a quello del papa, è proprio necessario  che si plachi. Può partire il Te Deum di ringraziamento, lo canta Kiko e  tutta l’assemblea. E’ la fine dell’incontro, si torna a casa. Come  avvenne tre anni fa, con un carico di amicizia e fermezza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-5369765787012621412?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/5369765787012621412/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=5369765787012621412' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/5369765787012621412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/5369765787012621412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2009/01/neocatecumenali-in-vaticano2009-per-il.html' title='Neocatecumenali in Vaticano/2009: per il Cammino rigore e incoraggiamenti'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-6134360970817740802</id><published>2009-01-10T16:30:00.001+01:00</published><updated>2012-01-24T00:31:21.193+01:00</updated><title type='text'>Il papa al Cammino neocatecumenale: spirito di unità e adesione docile alla Chiesa</title><content type='html'>Come tre anni fa: un carico di amicizia e di fermezza. Con toni al tempo  stesso docili e perentori, il papa rivolge agli iniziatori e ai membri  del Cammino neocatecumenale il suo primo discorso successivo  all’approvazione definitiva degli Statuti da parte del Pontificio  Consiglio per i Laici e incoraggiando tutti a proseguire l’opera di  evangelizzazione avviata nella città di Roma e nel mondo intero mette al  tempo stesso in evidenza, con puntualità certosina, la necessità di una  aderenza totale del Cammino agli insegnamenti della Chiesa e di  adesione “docile” alle direttive del papa e dei vescovi, in un contesto  di unità con le altre realtà ecclesiali e di “inserimento organico”  dell’itinerario neocatecumenale nella pastorale parrocchiana e  diocesana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è il racconto stesso delle caratteristiche del Cammino  neocatecumenale nelle parole accurate e rigorose scelte da Benedetto XVI  per questo incontro nella Basilica Vaticana. C’è, naturalmente, il  ringraziamento, rivolto anzitutto a Dio, per i “frutti spirituali” che  attraverso il Cammino si sono raccolti in questi anni, per le “fresche  energie apostoliche” suscitate tra i sacerdoti e i laici, per l’aiuto  dato a quanti si erano allontanati dalla Chiesa e hanno ora ritrovato la  gioia della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica. Ma c’è  anche, altrettanto ovviamente, il riferimento chiaro e continuo alla  necessità che il Cammino neocatecumenale rimanga fedele a Cristo e alla  Chiesa, in un percorso di “docile adesione alla direttive dei Pastori”,  secondo uno spirito di “piena disponibilità al servizio del Vescovo”.  L’evangelizzazione va condotta in spirito di unità (Benedetto XVI parla  di “condizione indispensabile”) e il Cammino deve sapersi inserire in  modo organico nella pastorale diocesana: obiettivo da raggiungere, nel  caso concreto della diocesi di Roma, intensificando “la vostra adesione a  tutte le direttive del Cardinale Vicario, mio diretto collaboratore nel  governo pastorale della diocesi”. E quanto alla Santa Sede, la stessa  recente approvazione degli Statuti è per il papa il segno della “stima e  benevolenza” con cui da piazza San Pietro si segue “opera che il  Signore ha suscitato” attraverso gli iniziatori Kiko Arguello e Carmen  Hernandez. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle parole del papa, in ognuna delle righe del suo  discorso, non ci sono domande o richieste, ma certezze circa ciò che il  modo con il quale il Cammino dove operare. Già subito dopo i saluti  iniziali, il papa ricorda immediatamente che i neocatecumenali sono  riuniti nella Basilica Vaticana per “rinnovare la stessa professione di  fede” che Pietro fece a Gesù: “Tu sei il Cristo”. Una professione di  fede fatta di fronte e alla presenza stessa del successore del “principe  degli apostoli”, appunto Benedetto XVI. “La vostra presenza, così folta  ed animata – afferma il papa - sta a testimoniare i prodigi operati dal  Signore nei trascorsi quattro decenni; essa indica anche l’impegno con  cui intendete proseguire il cammino iniziato, un cammino di fedele  sequela di Cristo e di coraggiosa testimonianza del suo Vangelo, non  solo qui a Roma ma dovunque la Provvidenza vi conduca”. “Un cammino –  rimarca il papa tedesco - di docile adesione alle direttive dei Pastori e  di comunione con tutte le altre componenti del Popolo di Dio”. “Voi  questo intendete fare”, sottolinea Benedetto XVI, indicando lui stesso  dunque le intenzioni di coloro che ha di fronte, escludendo ogni via  alternativa. “Voi questo intendete fare – dice - ben consapevoli che  aiutare gli uomini di questo nostro tempo ad incontrare Gesù Cristo,  Redentore dell’uomo, costituisce la missione della Chiesa e di ogni  battezzato”. Questo, per il papa, il contesto nel quale il Cammino deve  operare ed esistere: l’itinerario iniziato da Kiko – ricorda il  pontefice – “si inserisce in questa missione ecclesiale come una delle  tante vie suscitate dallo Spirito Santo con il Concilio Vaticano II per  la nuova evangelizzazione”. Non una via esclusiva, dunque, ma “una delle  tante” che lo Spirito ha suscitato: sottolineatura importante per una  realtà ecclesiale talvolta criticata per la sua tendenza all’esclusività  e alla separatezza dalle altre esperienze del tessuto diocesano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordando  la parrocchia dei Santi Martiri Canadesi in cui si costituirono le  prime comunità del Cammino neocatecumenale a Roma, il papa passa in  rassegna i risultati raggiunti nella città e nel mondo intero. “Come non  benedire il Signore – si domanda - per i frutti spirituali che,  attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti  raccogliere in questi anni?”. E ancora: “Quante fresche energie  apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici!  Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla  comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita  cristiana, attraverso l’annuncio del kerygma e l’itinerario di  riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della  fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica!”. Una lunga  esclamazione che segnala il ringraziamento da parte del papa per il  “generoso servizio che rendete all’evangelizzazione di questa città e  per la dedizione con cui vi prodigate per recare l’annuncio cristiano in  ogni suo ambiente”.E’ a questo punto che Benedetto XVI sceglie di  citare la recente approvazione definitiva degli Statuti del Cammino, che  “è venuta a suggellare – dice - la stima e la benevolenza con cui la  Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri  Iniziatori”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’opera iniziata deve continuare, però, con uno  stile ben chiaro e definito, in piena sintonia del resto con quanto  sancito proprio negli Statuti. Ed ecco allora che “la vostra già tanto  benemerita azione apostolica – scandisce il papa - sarà ancor più  efficace nella misura in cui vi sforzerete di coltivare costantemente  quell’anelito verso l’unità che Gesù ha comunicato ai Dodici durante  l’Ultima Cena”. Questa “unità dei discepoli del Signore”, che è “dono  delle Spirito Santo e incessante ricerca dei credenti”, è “condizione  indispensabile” perché l’azione evangelizzatrice della Chiesa risulti  feconda e credibile”. Ed ecco allora che pensando alle 103 parrocchie  nelle quali il Cammino opera nella città di Roma Benedetto XVI con  l’incoraggiamento a proseguire nell’impegno assunto esorta i  neocatecumenali “ad intensificare la vostra adesione a tutte le  direttive del Cardinale Vicario, mio diretto collaboratore nel governo  pastorale della Diocesi”, dal momento che “l’inserimento organico del  Cammino nella pastorale diocesana e la sua unità con le altre realtà  ecclesiali torneranno a beneficio dell’intero popolo cristiano”. Poiché  c’è bisogno – dice ancora il papa – di una “vasta azione missionaria che  coinvolga le diverse realtà ecclesiali” e poiché è bene che “pur  conservando ciascuna l’originalità del proprio carisma, esse operino  concordemente cercando di realizzare quella "pastorale integrata" che ha  già permesso di conseguire significativi risultati”, la considerazione  che il papa rivolge ai membri del Cammino è quella che “ponendovi con  piena disponibilità al servizio del Vescovo, come ricordano i vostri  Statuti, potrete essere di esempio per tante Chiese locali, che guardano  giustamente a quella di Roma come al modello a cui fare riferimento”.  Interessante passaggio, questo, nel quale il papa indica la sua diocesi  come esempio e modello per le altre diocesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La necessità di  “adottare gli indirizzi formativi proposti dalla Santa Sede e dalle  diocesi” è sottolineata anche per quanto riguarda la formazione nei  seminari Redemptoris Mater, una risposta a quell’altro “frutto  spirituale” costituito dal “grande numero di sacerdoti e di persone  consacrate che il Signore ha suscitato nelle vostre comunità” e che ora  sono impegnati in Italia e nel mondo intero rendendo un “generoso  servizio alla Chiesa” e costituendo una vera e propria “primavera di  speranza”. “L’obiettivo a cui occorre mirare da parte di tutti i  formatori – precisa il papa - è quello di preparare presbiteri ben  inseriti nel presbiterio diocesano e nella pastorale sia parrocchiale  che diocesana”: parole che costituiscono un altro, nuovo, ulteriore e  ancora una volta ripetuto accenno all’integrazione del Cammino nella  realtà ecclesiale e al rispetto degli indirizzi formativi proposti. Il  papa insomma non ha paura di ripetersi, di riprendere concetti già  espressi, di sottolineare più e più volte, sotto ogni aspetto, quali  sono le responsabilità – enormi – che il Cammino neocatecumenale ha di  fronte, a maggior ragione adesso che l’approvazione degli Statuti è  avvenuta in modo definitivo. Sono anche queste – conclude il papa – “le  esigenze e le condizioni della missione apostolica”, che nelle parole  del Vangelo risuonano come “un invito a non scoraggiarci dinanzi alle  difficoltà, a non ricercare umani successi, a non temere incomprensioni e  persino persecuzioni”, e che invece incoraggiano “a porre la fiducia  unicamente nella potenza di Cristo”. Ed è nella preghiera alla Madonna  che il papa chiede il Cammino sia aiutato “a realizzare con gioia e  fedeltà il mandato che la Chiesa con fiducia vi affida”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.korazym.org/index.php/movimenti/9-vita-fraterna/87-il-cammino-neocatecumenale-su-korazymorg"&gt;IL CAMMINO NEOCATECUMENALE SU KORAZYM.ORG&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Questo il testo integrale del discorso del papa &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cari fratelli e sorelle!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Con  grande gioia vi accolgo quest’oggi così numerosi, in occasione          del 40° anniversario dell’inizio del Cammino Neocatecumenale a Roma,          che conta attualmente ben 500 comunità. A voi tutti il mio cordiale          saluto. In special modo saluto il Cardinale Vicario, Agostino  Vallini,         come anche il Cardinale Stanisław Ryłko, Presidente del          Pontificio Consiglio per i Laici, che con dedizione vi ha  seguiti nell’iter         di approvazione dei vostri Statuti. Saluto i  responsabili del Cammino         Neocatecumenale: il Signor Kiko  Argüello, che ringrazio cordialmente         per le parole con cui si è  fatto interprete dei sentimenti di tutti         voi, la Signora Carmen  Hernández e Padre Mario Pezzi. Saluto le         comunità che partono in  missione verso le periferie più bisognose di         Roma, quelle che  vanno in "&lt;/em&gt;&lt;em&gt;missio ad gentes" nei cinque         continenti, le  200 nuove famiglie itineranti, e i 700 catechisti         itineranti  responsabili del Cammino Neocatecumenale nelle varie Nazioni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Questo  nostro incontro si svolge significativamente nella Basilica          Vaticana costruita sul sepolcro dell’Apostolo Pietro. Fu proprio lui,          il Principe degli Apostoli che, rispondendo alla domanda con cui  Gesù         interpellava i Dodici sulla sua identità, confessò con  slancio:         "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Mt          16,16). Voi oggi siete qui riuniti per rinnovare questa stessa          professione di fede. La vostra presenza, così folta ed animata,  sta a         testimoniare i prodigi operati dal Signore nei trascorsi 4  decenni; essa         indica anche l’impegno con cui intendete  proseguire il cammino         iniziato, un cammino di fedele sequela di  Cristo e di coraggiosa         testimonianza del suo Vangelo, non solo  qui a Roma ma dovunque la         Provvidenza vi conduca; un cammino di  docile adesione alle direttive dei         Pastori e di comunione con  tutte le altre componenti del Popolo di Dio.         Voi questo  intendete fare, ben consapevoli che aiutare gli uomini di         questo  nostro tempo ad incontrare Gesù Cristo, Redentore dell’uomo,          costituisce la missione della Chiesa e di ogni battezzato. Il          "Cammino neocatecumenale" si inserisce in questa missione          ecclesiale come una delle tante vie suscitate dallo Spirito Santo con il          Concilio Vaticano II per la nuova evangelizzazione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tutto  ebbe inizio qui a Roma, quarant’anni or sono, quando nella          Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità          del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i  frutti         spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione  da voi attuato,         si sono potuti raccogliere in questi anni?  Quante fresche energie         apostoliche sono state suscitate sia tra i  sacerdoti che tra i laici!         Quanti uomini e donne, e quante  famiglie, che si erano allontanate dalla         comunità ecclesiale o  avevano abbandonato la pratica della vita         cristiana, attraverso  l’annuncio del &lt;/em&gt;&lt;em&gt;kerygma e&lt;/em&gt;&lt;em&gt; l’itinerario         di  riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia          della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente          approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del          Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la          benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha          suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di  Roma, vi         ringrazia per il generoso servizio che rendete  all’evangelizzazione di         questa Città e per la dedizione con cui  vi prodigate per recare l’annuncio         cristiano in ogni suo  ambiente.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La vostra già tanto benemerita azione  apostolica sarà ancor più         efficace nella misura in cui vi  sforzerete di coltivare costantemente         quell’anelito verso  l’unità che Gesù ha comunicato ai Dodici         durante l’Ultima Cena.  Prima della Passione, infatti, il nostro         Redentore pregò  intensamente perché i suoi discepoli fossero una cosa         sola in  modo che il mondo fosse spinto a credere in Lui (cfr &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Gv          17,21). E’ questa unità, dono dello Spirito Santo e incessante          ricerca dei credenti, a fare di ogni comunità un’articolazione viva e          ben inserita nel Corpo mistico di Cristo. L’unità dei discepoli  del         Signore appartiene all’essenza della Chiesa ed è condizione          indispensabile perché la sua azione evangelizzatrice risulti  feconda e         credibile. So con quanto zelo stiano operando le  comunità del Cammino         Neocatecumenale in ben 103 parrocchie di  Roma. Mentre vi incoraggio a         proseguire in questo impegno, vi  esorto ad intensificare la vostra         adesione a tutte le direttive  del Cardinale Vicario, mio diretto         collaboratore nel governo  pastorale della Diocesi. L’inserimento         organico del "Cammino"  nella pastorale diocesana e la sua         unità con le altre realtà  ecclesiali torneranno a beneficio dell’intero         popolo cristiano, e  renderanno più proficuo lo sforzo della Diocesi         teso a un  rinnovato annuncio del Vangelo in questa nostra Città. In          effetti, c’è bisogno oggi di una vasta azione missionaria che          coinvolga le diverse realtà ecclesiali, le quali, pur conservando          ciascuna l’originalità del proprio carisma, operino concordemente          cercando di realizzare quella "pastorale integrata" che ha          già permesso di conseguire significativi risultati. E voi, ponendovi          con piena disponibilità al servizio del Vescovo, come ricordano i          vostri Statuti, potrete essere di esempio per tante Chiese  locali, che         guardano giustamente a quella di Roma come al  modello a cui fare         riferimento.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;C’è un  altro frutto spirituale maturato in questi quarant’anni,         per il  quale vorrei ringraziare insieme con voi la Provvidenza divina:         è  il grande numero di sacerdoti e di persone consacrate che il Signore          ha suscitato nelle vostre comunità. Tanti sacerdoti sono impegnati          nelle parrocchie e in altri campi di apostolato diocesano,  tanti sono         missionari itineranti in varie Nazioni: essi rendono  un generoso         servizio alla Chiesa di Roma, e la Chiesa di Roma  offre un prezioso         servizio all’evangelizzazione nel mondo. E’  una vera "primavera         di speranza" per la comunità diocesana di  Roma e per la Chiesa!         Ringrazio il Rettore e i suoi  collaboratori del Seminario &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Redemptoris         Mater di Roma  per l’opera educativa che essi svolgono. Il loro         compito non è  facile, ma molto importante per il futuro della Chiesa.         Li  incoraggio pertanto a proseguire in questa missione, adottando gli          indirizzi formativi proposti tanto dalla Santa Sede quanto dalla          Diocesi. L’obiettivo a cui occorre mirare da parte di tutti i          formatori è quello di preparare presbiteri ben inseriti nel  presbiterio         diocesano e nella pastorale sia parrocchiale che  diocesana.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cari fratelli e sorelle, la pagina  evangelica che è stata         proclamata, ci ha richiamato le esigenze e  le condizioni della missione         apostolica. Le parole di Gesù,  riferiteci dall’evangelista san         Matteo, risuonano come un invito  a non scoraggiarci dinanzi alle         difficoltà, a non ricercare  umani successi, a non temere incomprensioni         e persino  persecuzioni. Incoraggiano piuttosto a porre la fiducia          unicamente nella potenza di Cristo, a prendere la "propria          croce" e a seguire le orme del nostro Redentore che, in questo          tempo natalizio ormai al termine, ci è apparso nell’umiltà e nella          povertà di Betlemme. La Vergine Santa, modello di ogni discepolo di          Cristo e "casa di benedizione" come avete cantato, vi aiuti a          realizzare con gioia e fedeltà il mandato che la Chiesa con fiducia  vi         affida. Mentre vi ringrazio per il servizio che rendete  nella Chiesa di         Roma, vi assicuro la mia preghiera e di cuore  benedico voi qui presenti         e tutte le comunità del Cammino  Neocatecumenale sparse in ogni parte         del mondo.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-6134360970817740802?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/6134360970817740802/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=6134360970817740802' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/6134360970817740802'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/6134360970817740802'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2009/01/il-papa-al-cammino-neocatecumenale.html' title='Il papa al Cammino neocatecumenale: spirito di unità e adesione docile alla Chiesa'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-8056106232785281031</id><published>2009-01-08T15:28:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T00:30:06.833+01:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale, si torna in Vaticano: la “festa per i 40 anni” insieme al papa</title><content type='html'>Tre anni dopo, si ritorna a San Pietro, davanti al papa, stavolta per  festeggiare i quarant’anni di vita del Cammino Neocatecumenale nella  città di Roma e pregare al contempo per il lancio di una nuova  iniziativa di evangelizzazione, quella della “comunità in missione”,  nuova idea dell’iniziatore Kiko Argüello a trovare realizzazione  pratica. Un sabato pomeriggio di preghiera e di festa quello che insieme  a Benedetto XVI attende un cospicuo numero di appartenenti al Cammino  neocatecumenale. E c’è grande attesa per le prime parole del papa dopo  l’approvazione definitiva degli Statuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati tre anni da quel primo incontro che il 12 gennaio 2006 (&lt;a href="http://www.korazym.org/index.php/component/content/article/9-vita-fraterna/747-neocatecumenali-in-vaticano2006-un-carico-di-amicizia-e-fermezza?directory=5"&gt;qui la cronaca di allora&lt;/a&gt;)  andò in scena fra Benedetto XVI e le comunità del Cammino  Neocatecumenale: tre anni nel corso dei quali si sono succedute  richieste, sorprese, obiezioni, malumori e speranze, poi sfociate nella  conclusione del lungo iter di approvazione definitiva degli Statuti del  Cammino, finalmente arrivati a destinazione nello scorso mese di giugno.  Un percorso difficile e irto di ostacoli, che tre anni fa aveva appena  imboccato il lungo rettilineo conclusivo con la consegna ai responsabili  del Cammino della (per gli addetti ai lavori ormai celeberrima) lettera  sulla liturgia redatta dalla Congregazione per il Culto divino e la  disciplina dei Sacramenti. Una lettera che fu non solo uno dei nodi  centrali del discorso che il papa pronunciò durante quell’incontro con  le comunità neocatecumenali, ma anche una delle questioni più delicate  affrontate in Vaticano, sotto il coordinamento del Pontificio Consiglio  per i Laici, nei due anni e mezzo successivi, quelli che hanno poi  portato all’approvazione definitiva degli Statuti che in precedenza, nel  2002, avevano ottenuto il via libera solo per un periodo di cinque anni  e con la formula ad experimentum. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo punto di vista, tre  anni dopo tutto è cambiato. Se allora il Cammino si trovava ad  affrontare il peso e la responsabilità di realizzare gli adattamenti  liturgici richiesti dalla Congregazione e fatti propri dal papa stesso  (adattamenti che andavano a complicare ulteriormente il già non agevole  percorso verso l’approvazione degli Statuti e aprivano una fase di  incertezza sul destino stesso dell’itinerario di formazione iniziato da  Kiko), all’inizio del 2009 il clima è senza dubbio più disteso. Il via  libera agli Statuti dato dal Pontificio Consiglio per i Laici ha segnato  la conclusione di una tappa cruciale e ha costituito un passaggio  storico nella vita del Cammino, certamente non l’ultimo (si attendono  ancora altri passi importanti, ad iniziare dalla pubblicazione del  Direttorio catechetico, cioè l’insieme delle catechesi di Kiko e Carmen  Hernandez sulle quali si basa il Cammino) ma indubbiamente il passo  preliminare a qualsiasi altro. E se con l’ok agli Statuti non sono  certamente svanite le numerose riserve (se non vere e proprie accuse)  che in molti ambienti ecclesiastici si sono manifestate negli anni nei  confronti del Cammino, è chiaro che la direzione impressa in questo  tempo tende a valorizzare il bene che questa esperienza porta con sé,  individuandone e tentando di correggerne - al contempo – gli aspetti  critici. E in questo ambito giocherà verosimilmente un ruolo anche la  recente nomina da parte del papa del cardinale spagnolo Antonio  Canizares Llovera a nuovo prefetto della Congregazione per il Culto  Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in sostituzione del cardinale  Francis Arinze, colui che firmò la lettera del dicembre 2005 e che  alcune settimane fa si è congedato dall'incarico per raggiunti limiti di  età. Canizares peraltro, secondo quanto riferito dai responsabili del  Cammino, dopo aver partecipato recentemente ad una celebrazione  eucaristica con gli adattamenti liturgici adottati negli ultimi mesi  dalle comunità del Cammino, avrebbe espresso la propria soddisfazione  per una celebrazione “senza alcuna fretta, con una fede molto grande e  dove si percepisce la gioia e l’azione di grazie per il dono che lì si  sta realizzando” e dove non si riscontrerebbe “nessuna anomalia  liturgica ma tutto è conforme all’Ordo Missae”, cioè ai libri liturgici  approvati dalla Chiesa. Accenti decisamente diversi da quelli che  correvano tre anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’appuntamento di sabato 10 gennaio (ore  17, basilica di San Pietro), secondo quanto fanno sapere i responsabili  del Cammino, celebra i quarant’anni del Cammino neocatecumenale nella  diocesi del papa e darà l’opportunità di presentare a Benedetto XVI&amp;nbsp; la  prima Comunità neocatecumenale nata in Italia, appunto a Roma, nella  parrocchia dei Santi Martiri canadesi, nel lontano e tormentato 1968 (si  tratta di 49 persone, con circa 100 figli). Nell’occasione verranno  presentate al papa anche quattordici altre comunità della capitale  (ciascuna formata da 30-60 persone) che hanno finito il percorso  neocatecumenale e che, d’accordo con i propri parroci e con il Cardinale  vicario, sono ora “pronte a partire come communitates in missionem  (comunità in missione) alle zone più difficili e secolarizzate delle  periferie di Roma, in aiuto ai parroci”. “E` la prima volta nella storia  della Chiesa – afferma una nota del Cammino neocatecumenale - che  partono in missione non individui e neppure famiglie ma intere comunità  che hanno fatto assieme un lungo percorso di fede”. “Nella Chiesa  primitiva – è la spiegazione - il cristianesimo veniva conosciuto non  attraverso un tempio o dei riti ma attraverso comunità concrete che  davano il segno dell’unità: è quello che Gesù chiede al Padre nella  preghiera sacerdotale dell’ultima cena: Che tutti siano uno, come tu,  Padre, in me e io in te, che anch' essi siano in noi: affinché il mondo  creda che tu mi hai mandato.” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Benedetto XVI saranno presentati  – fa sapere il Cammino – “anche 14 Missio ad Gentes, richieste da  diversi vescovi per inaugurare la Nuova Evangelizzazione in zone  secolarizzate di grandi città come Colonia, Budapest, Vienna, Stoccolma,  New York, o in zone emarginate come tra gli aborigeni australiani o le  Antille. Sette missio andranno in Europa, due in America, tre in Oceania  e tre in India. Ogni missio è composta da un presbitero, quattro  famiglie con numerosi figli e due sorelle in sostegno alle famiglie, per  un totale di 40-50 persone. Queste 14 missio – ricorda ancora il  Cammino - si vanno ad aggiungere alle prime sette inviate dal papa nel  gennaio 2006 e che sono da due anni in missione a Chemnitz (già  Karlmarxstadt, nella ex Germania orientale), nella periferia di  Amsterdam e nella Francia meridionale. A San Pietro – continua la nota  del Cammino – “arriveranno anche 212 nuove famiglie che con i loro figli  (circa 1.000) verranno inviate, in tutto il mondo, per sostenere la  implantatio Ecclesiae su richiesta dei vescovi e che si aggiungono alle  altre 500 famiglie con 2500 figli già in missione da anni: questa  esperienza venne infatti inaugurata nel 1988 da Giovanni Paolo quando  volò in elicottero al Centro Neocatecumenale di Porto San Giorgio e, al  termine di una intensa celebrazione eucaristica, inviò le prime cento  famiglie in missione in tutto il mondo”. Infine, ci saranno anche “i 700  itineranti, che partendo da Roma e da Madrid hanno aperto il Cammino  Neocatecumenale in 120 Nazioni dei 5 Continenti e i 18.000 fratelli  delle 500 comunità di Roma, presenti in 103 parrocchie con i loro  parroci e presbiteri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante l’incontro, al quale si prevede  parteciperanno oltre 25mila persone, sarà letto il brano del Vangelo  sull’invio dei 72 discepoli e i 14 responsabili delle “Communitates in  missionem” riceveranno dal papa la croce della missione, con solenne  conclusione con il canto del Te Deum. Prima però, naturalmente, ci sarà  il discorso del pontefice, attorno al quale c’è viva curiosità.  Benedetto XVI, dopo il discorso del gennaio 2006 e un breve nel corso  del 2007, non ha più pronunciato parole riferite direttamente al Cammino  neocatecumenale. Quelle che arriveranno, dunque, saranno le prime  successive all’approvazione degli Statuti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-8056106232785281031?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/8056106232785281031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=8056106232785281031' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/8056106232785281031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/8056106232785281031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2009/01/cammino-neocatecumenale-si-torna-in.html' title='Cammino neocatecumenale, si torna in Vaticano: la “festa per i 40 anni” insieme al papa'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-4288675068446602019</id><published>2008-07-08T22:33:00.001+02:00</published><updated>2012-01-24T00:36:11.016+01:00</updated><title type='text'>Cammino Neocatecumenale, una vittoria 44 anni dopo. Si riparte con gli Statuti approvati</title><content type='html'>Il 13 giugno scorso la consegna del decreto di approvazione  definitiva degli Statuti del Cammino neocatecumenale: cerimonia al  Pontificio Consiglio per i Laici e conferenza stampa successiva. E' un  passaggio storico per questa realtà ecclesiale. Nella nuova  formulazione, arrivata undici mesi dopo la scadenza del periodo di  sperimentazione della versione precedente, viene integrata la parte  della liturgia, e le celebrazioni del sabato sera, aperte anche ad altri  fedeli, entrano a far parte della pastorale liturgica domenicale della  parrocchia. A quasi un mese di distanza, e in una chiave calcistica  assai poco seriosa, il punto della situazione sull'itinerario di  formazione nato in Spagna nello stesso anno (era il 1964) della prima  vittoria delle "Furie rosse" ad un Campionato Europeo di calcio.  &lt;br /&gt;ROMA – E un mese dopo, a bocce ferme, possiamo anche azzardare una  chiave di lettura giocosa per questo tempo appena trascorso: un giugno  storico per il Cammino neocatecumenale, che si è visto approvare in via  definitiva gli Statuti e confermare dalla Santa Sede la sua natura di  itinerario di formazione cattolica a servizio delle singole diocesi.  Parallelismi calcistici e non fra due paesi vicini, Italia e Spagna,  alle prese da un lato con vittorie e sconfitte sportive e dall'altro con  i momenti fondamentali della vita di una realtà ecclesiale che ancora  deve compiere il suo primo mezzo secolo di vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era il 1964  quando Francisco Arguello, spagnolo di Léon, professione pittore,  iniziava un percorso di fede ed evangelizzazione fra le baracche di  Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Un'esperienza che si allarga,  insieme a Carmen Hernández, anche in alcune parrocchie della capitale  spagnola e che segna la base di quello che da lì a poco prenderà il nome  di Cammino neocatecumenale. Quello stesso anno, era il 1964, in uno  stadio Bernabeu di Madrid in festa, la Spagna batteva per 2-1 i campioni  uscenti dell'Unione Sovietica e vinceva i Campionati europei di calcio.  Quattro anni più tardi, Kiko e Carmen arrivavano a Roma, e il Cammino  neocatecumenale metteva le prime radici in Italia, fra le baracche del  Borghetto Latino e poi nella parrocchia di Nostra Signora del SS.  Sacramento e dei Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano. In quel  1968, allo stadio Olimpico di Roma, Gigi Riva e Pietro Anastasi  mettevano dentro le reti che regalavano all'Italia – nella finale-bis  con la Jugoslavia – la vittoria agli Europei di calcio: l'unica finora  conquistata dagli azzurri. Salto avanti di quarant'anni, senza alcuna  vittoria calcistica continentale di mezzo, ed eccoci ancora a Roma nelle  settimane appena passate, con il Pontificio Consiglio per i Laici ad  approvare in via definitiva gli Statuti del Cammino neocatecumenale e il  cardinal Stanislaw Rylko a consegnare il relativo decreto nelle mani  dell'iniziatore Kiko Arguello. Il tutto pochi giorni prima che il goal  di Torres nella finale contro la Germania arbitrata dall'italiano  Rosetti, regalasse alle "furie rosse" la vittoria continentale  all'Europeo, successo che mancava – appunto - da ben 44 anni, da quel  lontano 1964 vissuto da Kiko a Palomeras Altas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sappiamo se e  con quale spirito gli iberici Kiko Arguello e Carmen Hernandez e  l'italiano Mario Pezzi abbiano seguito il 22 giugno scorso i calci di  rigore del quarto di finale Spagna – Italia, quei tiri dal dischetto che  hanno rispedito a casa gli azzurri e lanciato gli uomini del ct  Aragonés verso il trionfo di Vienna: certamente, però, dieci giorni  prima, il 13 giugno, l'appuntamento pomeridiano fra Italia e Romania  (partita che appariva decisiva, allora, per le sorti della squadra del  ct Donadoni) interessava loro davvero molto poco. Quasi in contemporanea  con la gara andava infatti in scena a Roma – quattro ore dopo la  consegna ufficiale degli Statuti - la prima vera conferenza stampa dei  responsabili del Cammino neocatecumenale, pronti a gioire per il via  libera ottenuto dalla Santa Sede e per la conferma del Cammino come  itinerario di formazione cattolica a servizio delle singole diocesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuor  di parallelismi calcistici, un traguardo davvero importante, arrivato  dopo decenni di grandi risultati, ma anche di profonde critiche e  poderosi attacchi: alla prova dei fatti per Kiko Arguello e Carmen  Hernandez – accusati di eresia e sacrilegio - non è arrivata però la  scomunica, ma l'ok definitivo agli Statuti, il testo giuridico di  riferimento che descrive e regola il Cammino, affrontando anche il  complesso tema della liturgia. Cambia qualcosa nelle celebrazioni del  sabato sera, "aperte anche ad altri fedeli" ed entrate a far parte a  pieno titolo della "pastorale liturgica domenicale della parrocchia".  C'è la Comunione in piedi e non più da seduti, sia per il pane sia per  il vino consacrato: novità, quest'ultima, finalmente non solo sulla  carta ma anche nella realtà, con le comunità neocatecumenali di tutto il  mondo chiamate immediatamente ad adeguarsi. E poi c'è il futuro, con  tutto ciò che ci sarà da raccontare nei mesi e anni che verranno, a  partire – forse – da un altro passaggio epocale, quello della  pubblicazione delle catechesi di Kiko e Carmen (c'è l'ok della  Congregazione per la Dottrina della fede e c'è la volontà del papa,  dicono gli iniziatori). Naturalmente - e lo sottolinea il presidente del  Pontificio Consiglio per i Laici – l'approvazione ottenuta non è un  rompete le righe, perché "la fedeltà non è acquisita una volta per  tutte" e "richiede impegno e vigilanza costante": le regole ci sono e  vanno rispettate, nell'azione ordinaria svolta dal Cammino nelle  parrocchie e diocesi dove è stato autorizzato ad agire, e in ogni azione  e opera dei catechisti, degli itineranti, delle famiglie in missione,  di quanti formano e si formano al sacerdozio nei seminari Redemptoris  Mater. Quarantaquattro anni dopo, il cammino inizia adesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-4288675068446602019?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/4288675068446602019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=4288675068446602019' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/4288675068446602019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/4288675068446602019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/07/cammino-neocatecumenale-una-vittoria-44.html' title='Cammino Neocatecumenale, una vittoria 44 anni dopo. Si riparte con gli Statuti approvati'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-7670767986041111486</id><published>2008-06-16T14:00:00.002+02:00</published><updated>2008-06-23T23:36:13.082+02:00</updated><title type='text'>Cammino Neocatecumenale: Giallo in conferenza stampa: per il Vino, seduti o in piedi? Ecco come è andata…</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cronaca di una conferenza stampa e di quello che appare come un fraintendimento. Cosa ha detto Kiko ai giornalisti poche ore dopo aver ricevuto i nuovi Statuti? Ha davvero affermato che il Vino consacrato si riceverà seduti? Ecco le parole dell’iniziatore e quanto poi accaduto domenica nella prima celebrazione a Porto San Giorgio. Padre Mario: “Pane e vino seduti”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Un “giallo”, talvolta, nasce senza che nessuno se ne accorga. Kiko Arguello, nel corso della conferenza stampa con la quale ha salutato l’approvazione definitiva degli Statuti, ha detto o non ha detto che nelle comunità del Cammino si riceverà il pane consacrato in piedi e il vino consacrato seduti? Ha detto o non ha detto che nulla cambia nella Comunione al Calice e che i neocatecumenali si metteranno in piedi solamente per ricevere il pane? No, non lo ha detto. O, quantomeno, chi scrive proprio non lo ha sentito. Eppure alcune testate, e assai autorevoli, hanno riportato, se non proprio una frase virgolettata, per lo meno quel concetto: solo il pane consacrato si riceverà in piedi restando al proprio posto. “La comunione – scriveva ad esempio Zenit - in base alla pratica abituale delle comunità continuerà ad essere ricevuta sotto le due specie e viene distribuita dai ministri nell'assemblea, al posto della processione dei fedeli che si svolge in genere nel rito romano. Questa forma viene mantenuta negli Statuti definitivi, ma per la ricezione del Pane il fedele deve stare in piedi davanti al ministro. Non così il Calice, che continuerà a riceversi da seduti”. Anche Cathecumenium.it, sito gestito da un appartenente al Cammino (fu il primo a dare la notizia dell’approvazione definitiva degli Statuti, lo scorso 21 maggio), scrive: “Non varia la distribuzione del Sangue di Cristo che, oltre ad essere confermata, viene realizzata porgendo il Calice al fedele seduto al proprio posto”. Eppure, obiettano in molti, negli Statuti il nuovo articolo 13 è chiarissimo: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. E’ evidente a tutti che il testo degli Statuti non fa distinzioni tra pane e vino consacrati e che l’atto di ricevere l’Eucaristia si prevede in piedi. Del resto, almeno dal punto di vista dottrinale non sarebbe minimamente giustificata una differenza così evidente fra il pane (da ricevere in piedi) e il vino (da ricevere seduti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa è successo allora in conferenza stampa? Cosa ha detto Kiko? In attesa che, eventualmente, una registrazione possa fare luce sull’accaduto e sulle parole esatte pronunciate dal fondatore in risposta alle domande dei cronisti, l’impressione (e la speranza) di chi scrive è che si sia trattato semplicemente di un’incomprensione. Rimandando agli altri articoli per la gamma completa delle dichiarazioni di Kiko (interessanti quelle riguardanti le catechesi, cioè il volume sugli Orientamenti alle équipes di catechisti), vediamo nel dettaglio quanto accaduto riguardo alla Comunione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una lunga premessa, nel corso della quale Kiko ha delineato in breve la storia del Cammino, un giornalista ha domandato all'iniziatore del Cammino di illustrare le differenze fra i vecchi e i nuovi Statuti, soprattutto riguardo alla Comunione. Kiko ha risposto partendo “dal principio” e “dalle origini”, cercando di spiegare cioè le motivazioni per le quali nel Cammino si è finora ricevuta la Comunione da seduti. “Noi l’abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo – ha affermato - ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue. Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa”. E qui, aprendo una lunga parentesi, l’iniziatore ha riassunto la sua catechesi sull’ultima cena, sul pane e sul vino: “Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando si parla della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c’è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità). Più tardi – ha continuato Kiko – i cristiani toglieranno la cena e metteranno insieme il pane e il vino. Ora, nel Cammino abbiamo molta gente lontana dalla Chiesa, non catechizzata, e nei segni del pane azzimo (la frazione del pane) e del vino noi diamo visibilità a quei significati”. “Abbiamo scelto di fare la comunione seduti – ha affermato Kiko avvicinandosi al cuore della questione - soprattutto per evitare che si versasse per terra il Sangue di Cristo. La nostra paura era che se si versasse il Vino per terra: se fosse successo per tre volte, saremmo stati denunciati e ce la avrebbero vietata”. Invece, con il fedele seduto, questi ha il tempo – ha spiegato Kiko - di “accogliere il Calice con tutta calma e senza movimenti bruschi, di portarlo alla bocca, di comunicarsi con tranquillità e in modo solenne”. “Seduti come seduto era anche Gesù”, ha specificato Carmen alla sua destra. Dal canto suo padre Mario Pezzi rilevava che la decisione originaria di comunicarsi seduti era stata presa di comune accordo con la Congregazione per il Culto Divino e con il cardinal Mayer, prefetto fra il 1984 e il 1988.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quel punto, una volta spiegata l’origine e le motivazioni che spinsero a ricevere pane e vino seduti, Kiko ha allargato il tema, passando a parlare della lettera di Arinze (definita una “catastrofe”, vedi altro articolo) e degli incontri avuti con il papa, durante i quali fu chiesta a Benedetto XVI la dispensa per le ammonizioni prima delle Letture, le risonanze (o Eco della Parola) prima dell’omelia, e lo scambio di pace anticipato, oltre che la Comunione in piedi senza la processione verso l’altare, ma restando ognuno al proprio posto. Qui Kiko ha parlato sempre e solo di “Comunione in piedi”, e mai di “pane” o di “vino”. Arguello ha insomma messo in evidenza soprattutto il fatto che il papa avesse dato il suo via libera a quella sorta di compromesso che prevede da un lato la Comunione in piedi, come richiesta dalla Congregazione del Culto Divino, e che dall’altro però esenta il Cammino dalla processione, che la lettera di Arinze invece imponeva. “Ora è il papa a dover combattere con Arinze”, esclamava Kiko in conclusione, senza specificare nulla – ancora una volta – riguardo a presunte differenze fra “pane” e “vino”. E del resto, ai giornalisti che ascoltavano, è apparso del tutto ovvio e naturale che – in presenza di un testo degli Statuti così esplicito e chiaro – per “Comunione in piedi” si intendesse tanto il pane quanto il vino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguivano, in conferenza stampa, alcuni “passaggi in lingua”, con i giornalisti spagnoli che chiedevano all’iniziatore del Cammino di esprimersi in spagnolo per spiegare nuovamente la parte relative alle concessioni avute dalla Santa Sede riguardo a monizioni, risonanze, scambio della pace e Comunione, oltre che alla caduta della disposizione (contenuta sempre nella lettera di Arinze) della partecipazione alla messa in parrocchia almeno una domenica al mese. Ne usciva fuori un botta e risposta a più voci (la conferenza stampa volgeva ormai alla fine), in cui alcuni giornalisti italiani, nel fuoco di fila delle domande finali, hanno esplicitamente chiesto se oltre al Pane anche il Vino sarebbe stato d'ora in poi ricevuto in piedi. E’ difficile ricordare i singoli momenti, ma è a quel punto che Kiko ha risposto con un “Vedremo, deciderà il singolo vescovo”, che verosimilmente ha relazioni con quanto riportato da alcuni mezzi di comunicazione. Una risposta, quella di Kiko, che alcuni giornalisti - fra i quali anche chi scrive queste righe - hanno interpretato come riferita esclusivamente a quelle parti della celebrazione neocatecumenale che rimangono soggette alle decisioni del vescovo diocesano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, gli Statuti del Cammino all’art. 13 affermano: “I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della Domenica. Tale celebrazione ha luogo secondo le disposizioni del Vescovo diocesano”. Ferme restando dunque le direttive esplicite emanate dalla Santa Sede e le eventuali dispense, tutto il resto è soggetto al vescovo. In materia di Eucaristia, però, come noto, le parole degli Statuti sono cristalline: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. Sembra davvero esserci poco spazio per eventuali “scappatoie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scappatoie che del resto, come abbiamo già scritto, non sembrano servire. Come infatti confermato due giorni dopo la conferenza stampa dallo stesso padre Mario Pezzi (che con Kiko e Carmen costituisce l’équipe responsabile a livello internazionale del Cammino neocatecumenale) durante la celebrazione eucaristica tenuta domenica 15 giugno al centro neocatecumenale di Porto San Giorgio, alla presenza del cardinale Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, sia il pane che il vino sono stati ricevuti secondo le nuove modalità che saranno poi allargate col tempo (qualche settimana, secondo la tradizione orale) a tutte le comunità del Cammino. Nel dettaglio, dunque, arrivati al momento della Comunione il sacerdote celebrante, come sempre, dirà: “Beati gli invitati alla mensa del Signore: ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” e i fedeli risponderanno con il classico “O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. A quel punto il celebrante passerà alla frazione del pane e alla distribuzione dello stesso. Si muoverà lui verso il posto del singolo fedele, che restando in piedi porgerà le mani in avanti: sulla mano sinistra il celebrante deporrà il pezzo di pane azzimo. I fedeli, restando in piedi e con il pane nella mano, attenderanno che sia completata la distribuzione dell’Eucaristia a tutti, finché il celebrante, tornato al suo posto, dirà: “Il corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen”. A quel punto tutti, rimanendo in piedi e contemporaneamente, si comunicano. Dopo averlo fatto, e nel tradizionale silenzio, prenderanno posto a sedere. Al momento in cui sarà terminata la consumazione del pane, il celebrante dirà: “Il Sangue di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen” e berrà dal Calice, stando in piedi, con i fedeli seduti. A quel punto, inizierà la distribuzione del Sangue di Cristo: il sacerdote si recherà al posto di ogni singolo fedele, il quale si alzerà in piedi vedendolo avvicinarsi e prenderà il Calice – in piedi – per comunicarsi. Immediatamente dopo averlo fatto, tornerà nuovamente seduto, mentre il celebrante continuerà il giro dei fedeli distribuendo il Vino consacrato ai fedeli che di volta in volta si alzeranno per bere il Vino. Una volta terminato il giro, la celebrazione continuerà secondo consuetudine. Questo è quanto, al momento. Il dilemma pane/vino e in piedi/seduti sembra avere i contorni di un fraintendimento: parlando di vino da ricevere seduti, Kiko si riferiva al passato, cercando di spiegare le ragioni di una prassi che ora cambierà, e non al presente. Tutto ciò, naturalmente, a meno che le registrazioni della conferenza stampa non rendano evidenti parole che a chi scrive sono letteralmente sfuggite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre le parole spese in questa come in ogni altra conferenza stampa, è peraltro evidente che sarà molto facile capire quali saranno le direttive lanciate dall’équipe del Cammino: le comunità sono sparse in ogni parte d’Italia e le celebrazioni neocatecumenali – lo prescrivono gli Statuti – “sono aperte anche agli altri fedeli”. Dunque, fra qualche tempo, basterà prendersi un sabato sera libero da altri impegni e andare a verificare di persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-7670767986041111486?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/7670767986041111486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=7670767986041111486' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7670767986041111486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7670767986041111486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-giallo-in.html' title='Cammino Neocatecumenale: Giallo in conferenza stampa: per il Vino, seduti o in piedi? Ecco come è andata…'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-2158788587724139974</id><published>2008-06-15T23:00:00.003+02:00</published><updated>2008-06-17T12:30:34.050+02:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale. Comunione in piedi, sia il Pane sia il Vino</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nel dettaglio ecco la nuova modalità di distribuzione dell’Eucaristia: il fedele riceverà in piedi sia il Corpo sia il Sangue di Cristo. Superato il “giallo” della conferenza stampa. La modifica operativa in tutte le comunità dopo le comunicazioni dei catechisti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Comunione in piedi per le comunità del Cammino neocatecumenale, sia per il pane consacrato sia per il vino consacrato: la modifica appena apportata agli Statuti definitivi del Cammino, consegnati il 13 giugno scorso dal Pontificio Consiglio per i Laici, diventerà operativa nel corso delle prossime settimane in tutte le comunità del Cammino sparse nelle parrocchie di tutto il mondo. La nuova modalità di distribuzione dell’Eucaristia varrà – come stabilito dagli Statuti -  per entrambe le specie consacrate, senza alcuna distinzione fra l’una e l’altra, come in un primo tempo era sembrato ad alcuni di intendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, nel corso della conferenza stampa successiva alla consegna degli Statuti, l’iniziatore Kiko Arguello aveva messo in evidenza i motivi che avevano indotto in origine il Cammino a prevedere la Comunione seduti, specialmente per ciò che riguarda il Calice: si trattava soprattutto della preoccupazione pratica che non si versasse per terra il Sangue di Cristo, con il rischio che venisse poi proibita la sua distribuzione al Calice. “Decidemmo allora, d’accordo con la Congregazione del Culto, che prendere il vino con calma, seduti, bevendo in modo solenne, fosse la modalità migliore”. Una preoccupazione che ancora oggi, in verità, è presente, e sulla quale l’iniziatore non ha dato – durante la conferenza stampa – una parola definitiva, spingendo non pochi cronisti (anche fra le testate più autorevoli) a riportare che nulla sarebbe cambiato nella distribuzione del Vino rispetto al passato, e che dunque solamente il pane azzimo sarebbe stato ricevuto dal fedele in piedi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa interpretazione è però smentita dai fatti e dallo stesso padre Mario Pezzi, che con Kiko e Carmen costituisce l’équipe responsabile a livello internazionale del Cammino neocatecumenale. Il presbitero infatti, contattato da Korazym.org, spiega che durante la celebrazione eucaristica tenuta domenica 15 giugno al centro neocatecumenale di Porto San Giorgio, alla presenza del cardinale Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, sia il pane che il vino sono stati ricevuti secondo le modalità che saranno poi allargate a tutte le comunità del Cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dettaglio, il sacerdote celebrante, come sempre, dirà: “Beati gli invitati alla mensa del Signore: ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” e i fedeli risponderanno con il classico “O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. A quel punto il celebrante passerà alla frazione del pane e alla distribuzione dello stesso. Si muoverà lui verso il posto del singolo fedele, che restando in piedi porgerà le mani in avanti: sulla mano sinistra il celebrante deporrà il pezzo di pane azzimo. I fedeli, restando in piedi e con il pane nella mano, attenderanno che sia completata la distribuzione dell’Eucaristia a tutti, finché il celebrante, tornato al suo posto, dirà: “Il corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen”. A quel punto tutti, rimanendo in piedi e contemporaneamente, si comunicano. Dopo averlo fatto, e nel tradizionale silenzio, prenderanno posto a sedere. Al momento in cui sarà terminata la consumazione del pane, il celebrante dirà: “Il Sangue di Cristo ci custodisca per la vita eterna, amen” e berrà dal Calice, stando in piedi, con i fedeli seduti. A quel punto, inizierà la distribuzione del Sangue di Cristo: il sacerdote si recherà al posto di ogni singolo fedele, il quale si alzerà in piedi vedendolo avvicinarsi e prenderà il Calice – in piedi – per comunicarsi. Immediatamente dopo averlo fatto, tornerà nuovamente seduto, mentre il celebrante continua il giro dei fedeli distribuendo il Vino consacrato ai fedeli che di volta in volta si alzeranno per bere il Vino. Una volta terminato il giro, la celebrazione continuerà secondo consuetudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa modalità varrà per le piccole comunità, costituite generalmente da non più di cinquanta persone. Per le grandi assemblee, quelle particolari in cui i partecipanti dovessero essere centinaia se non migliaia, è plausibile che non solo il Vino, ma anche il Pane sarà consumato immediatamente, senza attendere che tutti l’abbiano nella mano: una attesa che, in presenza di un gran numero di persone, potrebbe risultare impropria. Anche in quel caso, però, il fedele riceverà sia il Pane che il Vino consacrati rimanendo in piedi, per sedersi immediatamente dopo essersi comunicato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto ai tempi, le modifiche saranno comunicate alle comunità del Cammino secondo i consueti canali previsti, basati sulla tradizione orale: ecco allora che le comunicazioni in merito saranno date ai catechisti alla prima occasione utile, che nella maggior parte dei casi sarà quella delle convivenze di inizio corso previsto al termine dell’estate, con l’inizio dell’autunno. In alcune zone, però – Roma è fra queste – ci saranno già in precedenza delle convivenze di fine corso, dove le novità potrebbero essere immediatamente comunicate. Ad ogni buon conto, è plausibile che nelle singole comunità – o nella gran parte di esse – si dovrà aspettare fino a dieci, dodici settimane prima di vedere le novità, a meno che i singoli parroci o i singoli vescovi non decidano di rendere immediatamente valide le nuove prescrizioni, senza attendere i tempi tecnici del Cammino. In alcune parrocchie è effettivamente accaduto questo, già nella celebrazione di sabato 14 giugno. Nell’uno e nell’altro caso, comunque, a regime la Comunione sarà ricevuta in piedi, e sotto entrambe le specie, come del resto prescrive in modo a dir la verità assai chiaro – carta canta - l’articolo 13 degli Statuti appena approvati: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-2158788587724139974?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/2158788587724139974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=2158788587724139974' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/2158788587724139974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/2158788587724139974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-comunione-in.html' title='Cammino neocatecumenale. Comunione in piedi, sia il Pane sia il Vino'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-7608436272044361872</id><published>2008-06-15T22:00:00.001+02:00</published><updated>2008-06-16T00:29:53.562+02:00</updated><title type='text'>Cammino Neocatecumenale: gli articoli pubblicati</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15/06/2008: &lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-comunione-in.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Comunione in piedi, sia il Pane sia il Vino&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15/06/2008: &lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-ecco-la.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ecco la liturgia. Il “braccio di ferro” secondo Kiko&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15/06/2008: &lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-e-le-catechesi.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E le catechesi? Kiko: “Sono approvate da tempo”&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14/06/2008: &lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-la-storica.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La storica consegna&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13/06/2008: &lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-ecco-i-nuovi.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ecco i nuovi Statuti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12/06/2008: &lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-ufficiale.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E' ufficiale: approvazione definitiva per gli Statuti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27/05/2008: &lt;a href="http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/05/cammino-neocatecumenale-qualcosa-si.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E' la volta buona. Statuti approvati e Comunione in piedi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;N.B.: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quanto prima saranno pubblicati altri articoli sulla conferenza stampa di Kiko Carmen e padre Mario, come pure sulle prescrizioni prevista dal testo degli Statuti appena approvati.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-7608436272044361872?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/7608436272044361872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=7608436272044361872' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7608436272044361872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7608436272044361872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-gli-articoli.html' title='Cammino Neocatecumenale: gli articoli pubblicati'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-1298411763553029709</id><published>2008-06-15T21:00:00.002+02:00</published><updated>2008-06-16T00:13:06.645+02:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale: ecco la liturgia. Il “braccio di ferro” secondo Kiko</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’iniziatore del Cammino racconta in conferenza stampa le più recenti tappe liturgiche, con gli incontri con il papa e l’arrivo della lettera del cardinale Arinze: “Una catastrofe”. D’ora in poi Comunione sotto le due specie e in piedi, ma senza processione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Comunione in piedi sotto le due specie, ma senza alcuna processione. E conferma delle monizioni prima delle Letture, delle risonanze fra il Vangelo e l’omelia del sacerdote e dello scambio della pace anticipato, come accade anche nel rito ambrosiano: eccola la nuova celebrazione eucaristica delle comunità del Cammino Neocatecumenale dopo l’approvazione degli Statuti da parte del Pontificio Consiglio per i Laici. Con una impostazione di fondo quanto mai rilevante: le celebrazioni neocatecumenali del sabato sera “fanno parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia e sono aperte anche ad altri fedeli” (art. 13).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la revisione operata dopo la scadenza della versione ad experimentum, la norma sulla Liturgia sono entrate a far parte integrante degli Statuti, in un vero e proprio braccio di ferro fra il Cammino da una parte e la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti dall’altro. Ne è venuto fuori un incontro a metà strada, che rispetto alle celebrazioni di tre anni – quelle che precedevano le norme contenute nella lettera inviata dal cardinale Arinze nel dicembre 2006 – modificano in parte la distribuzione dell’Eucaristia, lasciano le monizioni, le risonanze e lo scambio della pace anticipato e inseriscono invece tutte quelle parti del messale romano (il Credo, il Gloria, l’Orate Fratres, l’Agnus Dei) che non siano coperte da una esplicita concessione da parte della Santa Sede. “E’ il riconoscimento– dice Kiko Arguello nella conferenza stampa successiva alla consegna dello Statuto - della prassi liturgica del Cammino, la cui ecclesialità risulta fortemente rafforzata”: l’iniziatore parla di una “bomba”, per sottolineare l’importanza del fatto, e sottolinea al contempo che l’inserimento delle celebrazioni neocatecumenali nella pastorale liturgica delle parrocchie comporterà anche la caduta della prescrizione della Congregazione per il Culto Divino che prevedeva la partecipazione dei fedeli delle comunità alla messa parrocchiale della domenica “almeno una volta al mese”, “come se le nostre celebrazioni – afferma Kiko – fossero minori, o un’altra cosa”. “La realtà – dice – è che in questi mesi le Congregazioni hanno discusso e parlato molto, e che sorprendentemente ci sono venuti incontro, e hanno migliorato gli Statuti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Statuti che ora, all’articolo 13, affermano così: “L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale vissuto in piccola comunità. L’Eucaristia infatti completa l’iniziazione cristiana. I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della Domenica. Tale celebrazione ha luogo secondo le disposizioni del Vescovo diocesano. Le celebrazioni dell’Eucaristia delle comunità neocatecumenali al sabato sera fanno parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia e sono aperte anche ad altri fedeli. Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati dal Rito romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto. La celebrazione dell’Eucaristia nella piccola comunità è preparata sotto la guida del Presbitero, da un gruppo della comunità neocatecumenale, a turno, che prepara brevi monizioni alle letture, sceglie i canti, provvede il pane, il vino, i fiori, e cura il decoro e la dignità dei segni liturgici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ lo stesso fondatore – in conferenza stampa - a raccontare nel dettaglio il percorso compiuto nel corso degli anni, la sorpresa negativa di fronte alle disposizioni intervenute nel dicembre 2006 con la lettera del cardinale Arinze, il braccio di ferro con la Congregazione del Culto Divino, fino all’incontro con il papa e alle concessioni ottenute. Si parte dall’aspetto più importante, quello della Comunione. “Noi l’abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo, ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue. Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa. Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando parlano della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c’è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità). Più tardi – continua Kiko spiegando i motivi dell’importanza della Comunione sotto la specie del vino – i cristiani toglieranno la cena e metteranno insieme il pane e il vino. Ora, nel Cammino abbiamo molta gente lontana dalla Chiesa, non catechizzata, e nei segni del pane azzimo (la frazione del pane) e del vino noi diamo visibilità a quei significati. Abbiamo scelto di fare la comunione seduti soprattutto per evitare che nei movimenti si versasse per terra il Sangue di Cristo. Il fedele, con tutta calma accoglie il Calice, lo porta alla bocca e si comunica con tranquillità e in modo solenne”. “Seduti come seduto era anche Gesù”, specifica Carmen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nel 2005 fummo ricevuti dal papa – continua il racconto di Arguello – e abbiamo chiesto a lui aiuto per tutta la liturgia neocatecumenale”. Nel dettaglio, afferma Kiko, “abbiamo espresso al papa la necessità che nell’Eucaristia delle piccole comunità venisse anzitutto permesso che prima dell’omelia ogni fedele potesse fare una sua risonanza, una eco della Parola: è infatti importante che dei giovani, ragazzi moderni, (e il 70% di chi è in Cammino è giovane) condividano ciò che dice loro quella Parola. E’ coerente, tutto ciò, con il fatto che insegniamo loro che quella Parola è proclamata per lui, che quel Vangelo è per te, che Dio ti sta parlando, che lui debba applicare quella Parola alla sua vita. Se ci tolgono le risonanze, abbiamo detto al papa, ci fanno un gran male perché insegniamo alle persone a mettersi alla luce della Parola”. “Oltre a questo – continua il racconto di Kiko – abbiamo chiesto al papa le monizioni, le introduzioni alle Letture e lo scambio della pace, che nelle piccole comunità, dove tutti si conoscono, diventa molto importante e una cosa davvero seria. Anche la Conferenza episcopale americana e quella spagnola hanno chiesto la dispensa per anticipare il segno della pace, ma non l’hanno ottenuto: noi invece si. Sulla Comunione il papa ci disse: “Parleremo”, e non ci disse nulla. E poi arrivò la lettera di Arinze”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accolta ufficialmente con “gioia”, quella lettera fu per il Cammino un vero shock, e oggi lo dicono apertamente: “La lettera di Arinze, che concedeva le monizioni, le risonanze e lo scambio della pace, ma chiedeva di uniformarsi alla Comunione prevista dai libri liturgici – era per noi una vera catastrofe, dal momento che fare la comunione come tutti, senza le due specie e con le ostie, e in processione verso l’altare, significava annullare ogni segno della catechesi che si stava facendo, come pure annullare le concessioni ricevute da Giovanni Paolo II. Ci dicemmo: Signore siamo persi! – continua Kiko ricordando il momento della lettera di Arinze – Signore, qui finisce tutto!”. “Quando, nel maggio 2007, fummo nuovamente ricevuti da Benedetto XVI – continua Kiko – chiedemmo di poter ricevere la Comunione in piedi, ma restando al proprio posto, senza la processione. “Ottimo”, ci disse il papa. Ne fummo molto felici. In molti hanno provato poi a non fare approvare queste norme, ma il Signore ha voluto diversamente, e il papa ci ha concesso la Comunione in piedi senza processione”. “Ora è lui – dice sorridendo – che deve combattere con Arinze!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chiarire quanto accaduto nel corso degli ultimi undici mesi è padre Mario Pezzi: “Il permesso ricevuto da Arinze sui due anni per uniformarsi ai libri liturgici scadeva nel dicembre 2007. Non è stata fatta alcuna modifica fino a questo momento perché ci avevano assicurato più volte che gli Statuti stavano per uscire, cosa che abbiamo riferito negli annunci di Avvento e Quaresima. Qualcuno – continua padre Mario - ha detto che mentivamo, ma noi riferivamo solamente quello che ci dicevano, non potevamo certo inventare... D’accordo con mons Rylko avevamo deciso che fosse bene aspettare l’uscita degli Statuti per applicare quella nuova forma di Comunicare (in piedi al proprio posto, senza processione) che nel maggio 2007 avevamo già concordato con il papa”. Poi però la pubblicazione definitiva degli Statuti è slittata di mese in mese, determinando la situazione ora sbloccatasi. In secondo luogo, precisa padre Mario, “occorre ricordare che in origine la scelta di ricevere la Comunione da seduti fu presa in accordo con la Congregazione per il Culto, guidata allora dal cardinale Mayer: la conferenza episcopale polacca e la Santa Sede ci chiesero conto del perché agivamo in quel modo e noi rispondemmo. Quando poi al Culto arrivò il cardinal Medina, che aveva un altro orientamento, di fatto tutto si bloccò”. Il cardinale Paul Augustin Mayer fu nominato prefetto della Congregazione l'8 aprile 1984 e vi rimase fino al 1° luglio 1988, quando fu chiamato a coprire il ruolo di Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. A sostituirlo fu Eduardo Martinez Somalo (1 luglio 1988 - 21 gennaio 1992), a sua volta seguito dal card. Antonio María Javierre Ortas (24 gennaio 1992 - 21 giugno 1996). Il cardinale Jorge Arturo Medina Estévez, ricordato da padre Mario Pezzi, arrivò all'ex Sant'Uffizio il 21 giugno 1996 per restarvi fino al 1 ottobre 2002, quando fu sostituito dall'attuale prefetto Francis Arinze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma non importa tutto questo – conclude Kiko – perché le cose hanno sempre un loro travaglio e tutto si fa con molta sofferenza: l’importante oggi è gioire per il fatto che il papa ha confermato che noi siamo una realtà ecclesiale che è un dono dello Spirito Santo in aiuto alla Chiesa nella nuova evangelizzazione: fino ad ora era tutto in forse, eravamo ad experimentum, ma il papa ha il carisma di confermare nella fede e lo ha fatto. Il Cammino è una realtà ecclesiale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-1298411763553029709?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/1298411763553029709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=1298411763553029709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1298411763553029709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1298411763553029709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-ecco-la.html' title='Cammino neocatecumenale: ecco la liturgia. Il “braccio di ferro” secondo Kiko'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-7543365051089106682</id><published>2008-06-15T19:00:00.002+02:00</published><updated>2008-06-16T10:21:47.288+02:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale: e le catechesi? Kiko: “Sono approvate da tempo”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gli Orientamenti alle equipes dei catechisti passati “al setaccio” dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvate da Ratzinger già nel 2003. Ora – afferma Kiko in conferenza stampa – “è desiderio del papa che vengano pubblicate”. I dettagli…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – E le catechesi? A Statuti approvati, che ne è dei testi delle catechesi di Kiko e Carmen utilizzati come riferimenti dai catechisti del Cammino e dei quali fa esplicita menzione il testo stesso appena approvato dal Pontificio Consiglio per i Laici? Novità in arrivo, e rilevanti, anche da questo punto di vista: secondo Kiko saranno presto pubblicate, dal momento che la volontà del papa sarebbe questa. Catechesi che, afferma l’iniziatore del Cammino, sono stati esaminati e approvati, ricevendo il nulla osta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. E tutto questo già nel lontano 2003, quando alla guida dell’ex Sant’Uffizio c’era ancora il cardinale Joseph Ratzinger.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kiko Arguello racconta tutto questo nel corso della conferenza stampa di presentazione dei nuovi Statuti del Cammino. “Quando Ratzinger era alla Congregazione per la Dottrina della Fede vi vennero chiesti tutti i nostri scritti. Hanno passato al setaccio ogni parola che io e Carmen abbiamo detto: si trattava della trascrizione delle nostre catechesi, avevamo parlato a braccio, con la foga del momento, secondo i canoni della tradizione orale, ma eravamo stati registrati e le nostre catechesi erano state trascritte e venivano usate come punto di riferimento dai catechisti. In verità –precisa Kiko - questi non dovevano ripetere le nostre parole, ma solamente usarle come un orientamento, per poi fare la loro catechesi. Quei testi comunque –anche perché nel frattempo uscirono libri che parlavano dell’eresia di Kiko Arguello, e padre Zoffoli mi accusava di essere il Lutero della Chiesa - ci sono stati richiesti dalla Santa Sede, che ha voluto esaminarli tutti: quando veniva individuata una frase poco chiara ci hanno obbligato a cambiare, dicendoci che cosa andava scritto al posto della frase cancellata. Oltre 2200 citazioni del catechismo sono state aggiunte ai nostri testi, che oggi è lo strumento di lavoro dei catechisti. Grazie a Dio non è cambiato moltissimo, e anzi siamo stati lodati per le catechesi sulla croce, sulla sofferenza, sulla sessualità, ecc”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ad esaminare le nostre catechesi – continua Kiko – fu una Commissione presieduta da  mons. Tarcisio Bertone, all’epoca segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, affiancata da una nostra Commissione. Hanno rivisto tutto, e approvato tutto”. Questa novità fu comunicata agli iniziatori – dice il Cammino –con una comunicazione scritta inviata dal cardinale James Stafford, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici – il 1 marzo 2003 (Prot. N°219/03 AIC-110). Che la comunicazione arrivasse dal Pontificio Consiglio, dice oggi padre Mario Pezzi, fu del tutto normale, dal momento che da palazzo San Calisto mediarono fin dal principio i rapporti fra il Cammino e tutte le altre Congregazioni (ben quattro) che ebbero rapporti con l’itinerario di formazione iniziato da Kiko e Carmen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora perché, se tutto è stato approvato nel 2003, a distanza di cinque anni ancora non abbiamo visto o letto nulla di ufficiale e definitivo? “Perché una volta esaurito quell’iter – afferma Kiko - ci venne detto che per la pubblicazione si era pensato di attendere gli studi svolti dalla Congregazione per il Culto Divino sulla liturgia e dalla Congregazione del Clero per la pastorale catechetica, in modo da fare una pubblicazione unica. E ancora stiamo aspettando…”. Ma, ed è questa la novità, “sappiamo che il papa vuole ora che anche le catechesi diventino pubbliche, indipendentemente dagli studi degli altri dicasteri: un desiderio, quello del Santo Padre, – dice Kiko – che ci è stato confermato dal segretario sostituto di Stato, mons. Filoni”. “Non sappiamo con quali tempi, dunque, ma presto la pubblicazione degli Orientamenti alle equipes di catechisti sancirà l’ultima fase del percorso di approvazione dei contenuti teologici del Cammino”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-7543365051089106682?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/7543365051089106682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=7543365051089106682' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7543365051089106682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7543365051089106682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-e-le-catechesi.html' title='Cammino neocatecumenale: e le catechesi? Kiko: “Sono approvate da tempo”'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-2144691181104411811</id><published>2008-06-14T10:00:00.008+02:00</published><updated>2008-06-14T23:00:39.320+02:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale, la storica consegna</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cerimonia di consegna ufficiale al Pontificio Consiglio per i Laici del nuovo testo degli Statuti: due ore per un traguardo atteso quarant’anni. Le parole di Kiko e Carmen, le raccomandazioni del cardinal Rylko.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Nel cuore di Trastevere, a due passi dalla basilica di Santa Maria, si consuma un momento storico per la vita della Chiesa uscita dal Concilio Vaticano II: c’è il riconoscimento ufficiale, espresso sotto forma di approvazione definitiva degli Statuti, di una realtà sorta immediatamente dopo il Concilio, nata in Spagna nel 1964 e approdata a Roma nel 1968. Quarant’anni dopo, il suo iniziatore prende in mano il testo giuridico che definisce natura e ruolo del Cammino neocatecumenale: a porgerglielo è il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, il dicastero vaticano impegnato per anni e anni nel coordinamento del lavoro di riconoscimento. Un compito gravoso e difficile, reso complicato dalla particolare natura del Cammino neocatecumenale: non un movimento, non una associazione di persone della quale entrare a far parte, ma un itinerario, un metodo, un percorso stabilito, scandito da passaggi e momenti, nel corso dei quali riscoprire i fondamenti del proprio battesimo e dunque della propria fede cattolica. Quarant’anni dopo l’arrivo a Roma, Kiko Arguello, pittore di professione, cantante per diletto, ormai da tempo leader di una realtà fra le più dinamiche e vive della Chiesa cattolica, riceve insieme a Carmen Hernandez e a padre Mario Pezzi (gli altri due componenti della equipe responsabile a livello internazionale del Cammino) il testo definitivo degli Statuti dalle mani del cardinale Stanislaw Rylko, uno dei più convinti sostenitori del Cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Aula magna del Pontificio Consiglio è al primo piano di palazzo San Calisto: ci arrivi districandoti per le stradine di Trastevere e continui a districarti anche dentro, fra i due lunghi tavoli con comode poltrone posti da un lato e dall’altro dell’Aula. Cinquanta persone affollano la sala: uomini e donne di mezza età, tutti protagonisti dei primi passi del Cammino neocatecumenale, a Roma o in Spagna. Mariti e mogli, ma anche sacerdoti, tutti con il vestito delle grandi occasioni e in fondo, oltre che emozionati, anche orgogliosi di poter essere presenti all’evento. Kiko Arguello si presenta chitarra in mano con la sua tradizionale giacca nera, assai più formale di Carmen che sfoggia una maglietta nera con una grande scritta centrale: “Sydney, Australia”. La Giornata mondiale della Gioventù, in fondo, è vicina: il Cammino prepara non solo la partecipazione dei giovani di molte sue comunità all’evento internazionale con il papa, ma anche il successivo incontro fra i neocatecumenali e i tre dell’équipe internazionale, previsto come di consueto – ormai – per il lunedì successivo alla chiusura del grande evento. Carmen sottolinea il tema con l’abbigliamento, e d’altronde al Pontificio Consiglio per i Laici – che della Gmg è in fondo l’organizzatore – sa di giocare in casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kiko, Carmen e padre Mario si siedono di lato: al tavolo centrale si siedono i membri del Pontificio Consiglio per i Laici, con il segretario mons. Clemens e il presidente card. Rylko. E’ lui – come da etichetta – l’ultimo ad arrivare, e si inizia con Kiko alla chitarra e un canto (uno dei suoi) alla Madonna. Cantano tutti, i neocatecumeni: gli altri… ascoltano. La lettura di un passo di Vangelo precede la lettura ufficiale del Decreto con il quale il Pontificio Consiglio per i Laici “decreta l’approvazione definitiva dello Statuto del Cammino Neocatecumenale … nella fiducia che queste norme statutarie costituiscano linee guida ferme e sicure per la vita del Cammino e che esse siano di aiuto ai Pastori nel loro paterno e vigile accompagnamento delle comunità neocatecumenali nelle Chiese particolari”. La decisione, è specificato in premessa, è data “tenuto conto del prezioso contributo, attestato da numerosi vescovi, che il Cammino continua ad apportare all’opera della nuova evangelizzazione, mediante una prassi accolta e valorizzata nei suoi ormai quarant’anni di vita in molte Chiese particolari”. Il decreto porta la data dell’11 maggio 2008, solennità di Pentecoste: un segno evidente del fatto che si vuole considerare il Cammino come uno dei frutti suscitati per opera dello Spirito Santo. Le due firme sono quelle del segretario e del presidente del dicastero vaticano. Flash e telecamere, insieme a sorrisi, per il momento ufficiale del passaggio di mano fra Rylko e Arguello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’obbligo ascoltare i protagonisti. Il primo intervento è di Kiko, che ringrazia tutti, ad iniziare naturalmente da Dio (il Padre, il Figlio, lo Spirito) e dalla Vergine che “ci ha sempre sostenuto, sorretto e consolato”. Torna indietro con la memoria all’arrivo in Italia, alla visita alla Madonna di Pompei, ai primi tempi a Roma, “come poveracci che non sapevano neppure parlare italiano”. Il racconto è dei primi passi al “Borghetto latino” con le baracche dai tetti di lamiera e l’incontro con un gruppo giovanile della Parrocchia dei Martiri Canadesi, che sarebbe diventata col tempo la prima parrocchia a vivere il Cammino. I primi sacerdoti, i primi vescovi, l’incontro con il primo papa, Paolo VI: “Con i suoi occhi azzurri mi chiamò e mi disse: “Kiko, sii umile e fedele alla Chiesa e la Chiesa ti sarà fedele”. Forse non sono stato umile, ma fedele si, e oggi si compie quella parola”, racconta Kiko. C’è il ringraziamento per Giovanni Paolo II, che andò in elicottero fino al Centro neocatecumenale di Porto San Giorgio per l’invio in missione delle famiglie, e da pontefice riconobbe il Cammino come “itinerario di formazione cattolico valido per i tempi odierni”, una formula conservata fino ad oggi. E c’è poi il capitolo Joseph Ratzinger, il racconto della loro conoscenza a Regensburg, la cena in un ristorante, la visita al vescovo di Monaco con Ratzinger che faceva da interprete fra i due. E poi, una volta che papa Wojtyla ebbe nominato il cardinale tedesco a prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, la richiesta ufficiale dei testi delle catechesi e il lungo lavoro di revisione che ne seguì. Fino all’approvazione definitiva degli Statuti. “Non siamo degni di tutto questo”, dice Kiko.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si siede Kiko, e si alza Carmen: giusto che lo faccia anche lei, e lo fa per parecchio tempo. Inizia in italiano, condisce presto con qualche parola di spagnolo fino a cedere totalmente e ad esprimersi solo nella sua lingua natale: è contenta per Santa Romana Chiesa, dice, fa notare la coincidenza con il santo del giorno, Sant’Antonio da Padova (o di Lisbona, come sottolineano i non italiani), patrono delle cause impossibili, e si lancia nel sottolineare aspetti delle letture del giorno, ad iniziare dalla prima lettura con protagonista il profeta Elia. Kiko le chiede più volte di tornare in tema (la consegna degli Statuti), ma Carmen – figurarsi – non sta certo ad ascoltarlo e quanto più lui cerca di riportarla sui binari giusti e opportuni per l’occasione, tanto più lei si convince di dover proseguire facendo il contrario di quanto richiesto da Kiko: “Degli Statuti non mi importa nulla”, dice ad un certo punto esasperata dai richiami di Kiko a parlare degli Statuti. Non c’è che dire: un giorno i biografi – e ci saranno certamente - potranno sbizzarrirsi nel delineare i contorni del rapporto umano fra i due iniziatori. “Lo Statuto è l’impalcatura, l’importante è la Chiesa”, precisa Carmen immediatamente dopo, ed a questa frase si aggrappa Rylko per riprendere finalmente la parola: “Siamo qui per questo: è la causa della Chiesa che ci sta a cuore – afferma il cardinale – e credo che uno dei più grandi frutti del Cammino è quello di riuscire a far scoprire a tanti battezzati la causa e l’importanza della Chiesa”. Ci sta bene un canto, anche se fuori programma: “Kiko, un canto: Risuscitò!”, chiede e anzi quasi comanda Rylko. Detto, fatto: chitarra in mano, parte il canto più conosciuto del Cammino. E infatti, stavolta, lo cantano praticamente tutti. “Facciamo dire due parole a padre Mario!”, chiede Kiko. “No”, risponde deciso Rylko: il tempo a sua disposizione se lo è mangiato, interessi compresi, tutto Carmen, parlando per venticinque minuti. Per i rappresentanti del Cammino non c’è più tempo: tocca ora al cardinale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“So bene quanto avete aspettato questo momento – dice – e ora è arrivata questa autorevole conferma dell’autenticità del Cammino”: non un semplice “adempimento giuridico”, ma il riconoscimento di una novità suscitata dallo Spirito Santo. Il Cammino per Rylko ha sempre “cercato di essere fedele agli insegnamenti del Concilio” e l’autenticità del carisma è stata garantita dalla “disponibilità a sottomettersi al riconoscimento delle autorità ecclesiali”, disponibilità della quale “va dato atto al Cammino”. Nel momento della “revisione” dello Statuto, Rylko afferma che “la Chiesa vi è stata fedele” e che “anche voi dovete continuare ad esserlo”. Ammonisce che “la fedeltà non è acquisita una volta per tutte” ma “richiede impegno e vigilanza costante”. Riprendendo il discorso che il suo predecessore alla guida del Pontificio Consiglio per i Laici, il cardinale James Stafford, fece al momento del via libera ad experimentum degli Statuti nel 2002, Rylko sottolinea alcuni punti “da non trascurare per una corretta attuazione” del documento approvato, ad iniziare dall’“indispensabile rapporto con il vescovo diocesano, primo catechista del gregge a lui affidato”: “E’ necessario non operare nulla senza il vescovo” e avere nei loro confronti un “atteggiamento rispettoso e obbediente verso le loro indicazioni”. D’altro canto gli Statuti sono anche uno strumento in mano ai pastori per conoscere meglio il Cammino e per poter andare incontro ad esso “con molto amore”, sulla scia di quanto sostenuto dal papa che afferma che i movimenti e le nuove realtà ecclesiali “non sono un problema, ma un dono del Signore”. Devono essere tenute in considerazione – sottolinea ancora Rylko – le caratteristiche delle realtà locali dove il Cammino si innesta, e deve essere rispettato il ruolo dei parroci, i rapporti con i quali “esigono impegno continuo per una matura comunione”. “L’adeguato atteggiamento per l’innesto del Cammino neocatecumenale in una Chiesa particolare è quello dello spirito di servizio”, riassume prima di ricordare la necessità di valorizzare il ruolo del presbitero e di curare “la formazione umana dei catechisti”, la cui “delicata responsabilità richiede studio attento e costante, oltre che mitezza e dedizione”. Un passaggio sulla liturgia e sull’integrazione delle norme nel testo approvato, la rassicurazione della vicinanza del Pontificio Consiglio e la chiusura: “La consegna degli Statuti è una pietra miliare nella storia del Cammino: la Chiesa si aspetta da voi frutti maturi”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-2144691181104411811?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/2144691181104411811/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=2144691181104411811' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/2144691181104411811'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/2144691181104411811'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-la-storica.html' title='Cammino neocatecumenale, la storica consegna'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-1946860791745840920</id><published>2008-06-13T20:00:00.002+02:00</published><updated>2008-06-14T22:47:26.226+02:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale, ecco i nuovi Statuti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nella formulazione definitiva integrate le norme sulla liturgia: Comunione in piedi, ma al proprio posto, per i neocatecumeni. Le celebrazioni, aperte a tutti, inserite nella normale pastorale liturgica della parrocchia. Kiko: “Presto la pubblicazione delle catechesi”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Approvazione definitiva degli Statuti e riconoscimento ufficiale del Cammino neocatecumenale come “metodo di formazione cattolica”, con celebrazioni inserite nella normale pastorale liturgica delle parrocchie e integrazione nel testo degli Statuti delle norme sulla liturgia, a partire dalla Comunione che d’ora in avanti sarà ricevuta dai fedeli delle varie comunità non più seduti, ma in piedi, seppur al proprio posto e senza processione verso l’altare. E’ una giornata storica quella del 13 giugno 2008 per il Cammino Neocatecumenale: la Santa Sede, attraverso il Pontificio Consiglio per i Laici, consegna agli iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez, la versione definitiva degli Statuti e dopo cinque anni di sperimentazione e undici mesi e mezzo di verifiche ulteriori, concede quel riconoscimento ufficiale che il Cammino attendeva da quarant’anni. Un passo fondamentale che sarà in un futuro non lontano affiancato – afferma Kiko - dalla pubblicazione delle catechesi integrali dei due iniziatori, quelle contenute nel volume sugli “Orientamenti alle equipes di catechisti” e che “hanno ottenuto già da tempo il nulla osta della Congregazione per la Dottrina della fede”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL RICONOSCIMENTO – Non un movimento ecclesiale né un’associazione di persone: la Santa Sede riconosce il Cammino neocatecumenale come un “itinerario di formazione cattolica”, cioè un programma di formazione alla vita cristiana impartito in comunità e condotto secondo ritmi e metodi specifici, tanto dal punto di vista catechetico che da quello liturgico. E’ tale itinerario che, nella nuova formulazione degli Statuti, riceve “personalità giuridica pubblica”. Il Cammino – prescrive l’articolo 1 del documento approvato – “è al servizio del vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente alla fede” (art. 1 Statuti): è dunque sotto la giurisdizione e la direzione del titolare diocesano e si attua nelle parrocchie con l’assistenza e la guida dell’equipe responsabile del Cammino (art.2) e in coordinamento con i parroci. Nulla senza il vescovo, dunque, stretto rapporto con i parroci, valorizzazione dei presbiteri e particolare attenzione alla scelta e alla formazione dei catechisti&lt;o:p&gt;.&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;LA LITURGIA: COSA CAMBIA – Non una cosa separata, ma una delle varie espressioni della pastorale liturgica delle parrocchie: le celebrazioni dell’Eucaristia delle comunità neocatecumenali – che rimangono fissate al sabato sera - “fanno parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia e sono aperte anche ad altri fedeli” (art. 13). E’ per questo, dice Kiko in conferenza stampa, che risulta superato quanto previsto dalla lettera della Congregazione per il Culto divino riguardo alla partecipazione dei membri delle comunità alla messa domenicale in parrocchia almeno una volta al mese: ora sono le stesse celebrazioni neocatecumenali a far parte della pastorale parrocchiale, e i neocatecumeni dunque non avranno più l’obbligo di “saltare” un sabato ogni trenta giorni. Le celebrazioni neocatecumenali hanno luogo secondo le disposizioni del vescovo e seguono i libri liturgici approvati dal Rito Romano, fatta eccezione – prescrive il nuovo testo degli Statuti - “per le concessioni esplicite della Santa Sede”. Il riferimento è – allo stato attuale - alle ammonizioni prima delle letture, alle risonanze dei fedeli prima dell’omelia, allo scambio della pace dopo l’omelia. Due righe sanciscono quella sorta di compromesso raggiunto poi in tema di distribuzione dell’Eucaristia: i fedeli la riceveranno non seduti ma in piedi, come aveva chiesto la Congregazione per il Culto Divino, rimanendo però al proprio posto, e non procedendo in processione verso l’altare, come previsto dai libri liturgici: “Per quanto concerne – si legge al terzo comma dell’art. 13 - la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;IL FUTURO – E’ l’approvazione definitiva per il Cammino Neocatecumenale, che resta strumento a disposizione del vescovo diocesano e continuerà dunque ad essere presente solamente nelle diocesi che lo vorranno e presso le parrocchie che lo accoglieranno o esplicitamente lo richiederanno. Anche da un punto di vista formale viene sottolineata ora la partecipazione del Cammino, e in particolare delle celebrazioni eucaristiche del sabato, alla vita parrocchiale: il Cammino resta naturalmente, per i singoli vescovi e i singoli parroci, non un obbligo ma una possibilità, uno strumento, un percorso di formazione da utilizzare (o meno) per l’iniziazione cristiana e l’evangelizzazione: chi lo scegliesse ha ora la rassicurazione formale da parte della Santa Sede dell’aderenza del Cammino agli insegnamenti della Chiesa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;A proposito di aderenza dottrinale, oltre agli Statuti l’attuazione del Cammino seguirà anche le catechesi di Kiko e Carmen, quelle contenute nel volume - “Orientamenti agli equipes di catechisti” - esplicitamente citato dal documento approvato dal Pontificio Consiglio per i Laici. Un testo che, secondo l’iniziatore del Cammino, sarà pubblicato in tempi ragionevoli: il nulla osta da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede è arrivato già nel 2003 (dopo un intenso lavoro di verifica) e ora, una volta giunto al termine il percorso di approvazione definitiva degli Statuti - sarà reso disponibile a tutti. Resta fondamentale, nella realizzazione pratica del Cammino, il ruolo del catechista: gli Statuti chiedono che essi siano persone qualificate, “scelti fra coloro che danno garanzie di vita di fede e morale” e “convenientemente formati”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-1946860791745840920?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/1946860791745840920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=1946860791745840920' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1946860791745840920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/1946860791745840920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-ecco-i-nuovi.html' title='Cammino neocatecumenale, ecco i nuovi Statuti'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-437147366988460557</id><published>2008-06-12T12:35:00.004+02:00</published><updated>2008-06-12T12:43:37.159+02:00</updated><title type='text'>Cammino Neocatecumenale, è ufficiale: approvazione definitiva per gli Statuti</title><content type='html'>&lt;div class="Section1"&gt;&lt;span style="font-size:13;"&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:13;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:13;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;Un comunicato emesso dal Pontificio Consiglio per i Laici annuncia il via libera definitivo: il decreto porta la data dell’11 maggio scorso e sarà consegnato domani agli iniziatori del Cammino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Approvazione definitiva. Quasi un anno dopo la scadenza del periodo di cinque anni di sperimentazione, è arrivato il via libera definitivo per lo Statuto del Cammino neocatecumenale: il relativo decreto del Pontificio Consiglio per i Laici – documento che porta la data dell’11 maggio scorso, solennità di Pentecoste – sarà consegnato domani, 13 giugno, ai membri dell’Équipe responsabile internazionale del Cammino Neocatecumenale. Alla consegna, che si svolgerà presso l’Aula magna del dicastero vaticano, prenderanno parte da un lato il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio consiglio per i laici, e dall’altro gli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernández, insieme a don Mario Pezzi. Saranno presenti un gruppo dei primi catechisti itineranti del Cammino. Dopo la consegna, una volta reso noto il testo definitivo dello Statuto, sarà possibile valutarne i contenuti e le differenze rispetto alla precedente versione. Nel pomeriggio, a tal riguardo, è prevista una conferenza stampa di Kiko, Carmen e don Mario Pezzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dare la notizia ufficiale dell’approvazione è un comunicato diffuso dal Pontificio Consiglio per i Laici. “L’approvazione definitiva dello Statuto del Cammino Neocatecumenale – vi si legge -  costituisce, senz’altro, un’importante tappa nella vita di questa realtà ecclesiale, sorta in Spagna nel 1964: questo atto ha richiesto varie consultazioni a diversi livelli”. “Durante il periodo di approvazione ad experimentum dello Statuto del Cammino – prosegue la nota - il Pontificio Consiglio per i Laici ha avuto modo di constatare i numerosi frutti che il Cammino Neocatecumenale, sin dalla sua nascita, apporta alla Chiesa in vista della nuova evangelizzazione, mediante una prassi catechetico-liturgica accolta e valorizzata – nei suoi ormai quarant’anni di vita – in molte Chiese particolari. Pertanto, in seguito a un’attenta revisione del testo statutario e all’inserimento di alcune modifiche che si sono ritenute necessarie, il Pontificio Consiglio per i Laici è giunto a concedere l’approvazione definitiva dello Statuto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nota del dicastero vaticano continua ricordando le tappe più recenti del percorso che ha portato all’approvazione: “Nell’udienza accordata ai membri del Cammino Neocatecumenale il 12 gennaio 2006, il Santo Padre Benedetto XVI ebbe a dire: «La vostra azione apostolica intende collocarsi nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le Chiese particolari in cui andrete ad operare, valorizzando appieno la ricchezza dei carismi che il Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino». Più recentemente, il 17 maggio scorso - continua il comunicato vaticano – durante l’udienza in occasione di un seminario di studio per vescovi, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici, il Papa affermava che «i movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II», e volle ricordare come i servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II «seppero accogliere e discernere, incoraggiare e promuovere l’imprevista irruzione delle nuove realtà laicali che, in forme varie e sorprendenti, ridonavano vitalità, fede e speranza a tutta la Chiesa». Riferendosi poi alle parole che rivolse ad un gruppo di vescovi tedeschi in visita ad limina, esortandoli: «Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore» (18 novembre 2006), Benedetto XVI volle aggiungere, tra le altre considerazioni: «a noi Pastori è chiesto di accompagnare da vicino, con paterna sollecitudine, in modo cordiale e sapiente, i movimenti e le nuove comunità, perché possano generosamente mettere a servizio dell’utilità comune, in modo ordinato e fecondo, i tanti doni di cui sono portatori e che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare: lo slancio missionario, gli efficaci itinerari di formazione cristiana, la testimonianza di fedeltà e obbedienza alla Chiesa, la sensibilità ai bisogni dei poveri, la ricchezza di vocazioni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“In questa prospettiva -  è la chiusura del comunicato emesso dal Pontificio Consiglio per i Laici - è da auspicare che lo Statuto del Cammino Neocatecumenale, approvato adesso in forma definitiva, possa essere un valido strumento al servizio di questa realtà ecclesiale, affinché essa continui a contribuire al bene di tutta la Chiesa”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:13;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-437147366988460557?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/437147366988460557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=437147366988460557' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/437147366988460557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/437147366988460557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/06/cammino-neocatecumenale-ufficiale.html' title='Cammino Neocatecumenale, è ufficiale: approvazione definitiva per gli Statuti'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-364816276649408743</id><published>2008-05-27T11:51:00.004+02:00</published><updated>2008-05-29T14:41:38.983+02:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale, è la volta buona. Statuti approvati e Comunione in piedi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Approvazione definitiva, in un testo modificato rispetto alla precedente versione, per gli Statuti del Cammino: fra due settimane l'annuncio ufficiale. Integrate le norme relative alla liturgia. La notizia, diffusa da giorni sul web, confermata anche a Korazym.org.&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ROMA – Dopo tanto attendere, qualcosa doveva pur accadere. Undici mesi dopo la scadenza dei primi cinque anni di sperimentazione, dopo ripetuti annunci e falsi allarmi che per settimane e mesi hanno popolato il web, è davvero arrivato il via libera definitivo agli Statuti del Cammino neocatecumenale. Dopo un primo laconico annuncio pubblicato il 20 maggio scorso su Catechumenium (sito della galassia neocatecumenale gestito da un appartenente al Cammino, ma non voce ufficiale dello stesso), la notizia è stata confermata nei giorni scorsi dal vaticanista de “Il Giornale” Andrea Tornielli, che già due anni e mezzo fa anticipò il testo della lettera inviata ai responsabili del Cammino dalla Congregazione per il Culto divino in materia di liturgia. Anche Korazym.org ora ha trovato conferma alla notizia: gli Statuti sono stati approvati in via definitiva e l'annuncio ufficiale da parte della Santa Sede è atteso fra il 10 e il 12 giugno prossimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo è stato approvato con alcune modifiche rispetto alla versione ad experimentum entrata in vigore il 29 giugno 2002 per cinque anni: una di queste – è quella che sul blog di Andrea Tornielli è stata posta in evidenza – riguarda la modalità di distribuzione della Comunione nel corso delle celebrazioni neocatecumenali: secondo quanto è dato sapere, sarà ricevuta dagli appartenenti alle comunità non più stando seduti su una sedia, ma in piedi di fronte al celebrante che passerà con il pane consacrato e con il calice del vino consacrato. Si tratta di una modifica alla prassi del Cammino già richiesta dalla Santa Sede e dal papa in persona due anni e mezzo fa, quando (prima con la lettera firmata nel dicembre 2005 dal cardinal Francis Arinze per la Congregazione del Culto Divino e poi direttamente con il discorso che Benedetto XVI rivolse alle comunità neocatecumenali ricevute in udienza in Aula Paolo VI il 12 gennaio 2006) era stato chiesto al Cammino di uniformarsi a quanto previsto nei libri liturgici riguardo a numerosi punti, fra i quali la distribuzione della Comunione (su tale aspetto venivano concessi due anni di tempo, scaduti nel dicembre 2007 senza che niente sia effettivamente cambiato nelle celebrazioni neocatecumenali).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che nel testo del nuovo Statuto abbiano trovato spazio quelle norme liturgiche è certo: al momento della sua pubblicazione sarà interessante comprendere quale sarà nel dettaglio la nuova prassi riguardo alla distribuzione della Comunione e se – ad esempio riguardo alla “processione verso l’altare” richiesta dai libri liturgici – siano state concesse alcune dispense, così come le prime anticipazioni riferite dal vaticanista de “Il Giornale”  (per le quali il fedele attenderebbe in piedi l’arrivo del sacerdote per la Comunione, senza muoversi in processione) farebbero intendere. Nell'arco di due settimane queste e altre domande troveranno la loro risposta: a predisporre il relativo decreto sarà il Pontificio Consiglio per i Laici e immediatamente dopo vi sarà la cerimonia di consegna dei nuovi Statuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CLIMA - La parola "fine" ad una "telenovela" durata mesi arriva in un clima quanto mai segnato, nel dibattito sul web (specchio di una realtà presente anche nelle parrocchie e nelle diocesi) da una evidente e preoccupante polarizzazione fra "adoratori stucchevoli" e "massacratori spietati": una delle sfide nell'applicazione dei nuovi Statuti (e delle parti relative a liturgia e catechesi) sarà quella di superare quel muro di divisione che nel corso degli anni è cresciuto intorno al Cammino neocatecumenale. Con la consegna ufficiale degli Statuti comincia di fatto la partita più importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SUL WEB - Dal punto di vista informativo, è doveroso notare che (Catechumenium a parte) quella di Andrea Tornielli non è stata l’unica voce a pubblicare anticipazioni sulla sorte degli Statuti del Cammino: anche il sito Petrus ha infatti affrontato la questione, sostenendo però un “finale” differente, cioè la loro approvazione ancora ad experimentum, e per un tempo di ben sette anni (sette anni di “purgatorio”). Una notizia, pubblicata a firma di Gianluca Barile nella mattinata del 26 maggio (il giorno successivo rispetto alla conferma di Tornielli sull’approvazione definitiva), che è stata poi modificata nel corso della giornata: nella seconda versione dell'articolo di Petrus gli Statuti sarebbero stati approvati in via definitiva ad eccezione però di quelle parti riguardanti la liturgia e le catechesi, il cui via libera sarebbe limitato ad un periodo di sette anni. “Per i signori Kiko e Carmen il bicchiere è mezzo pieno”, la sintesi di Barile. Una versione di fronte alla quale il vaticanista de "Il Giornale" ha reagito con poche righe: “Confesso di essere un po’ stufo di dover ricorrere voci che ritengo del tutto infondate: posso riconfermare che tutti gli Statuti sono stati approvati in via definitiva, con alcune lievi modifiche, e che non ci sono parti relative a liturgia e catechesi approvate solo ad experimentum”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-364816276649408743?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/364816276649408743/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=364816276649408743' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/364816276649408743'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/364816276649408743'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/05/cammino-neocatecumenale-qualcosa-si.html' title='Cammino neocatecumenale, è la volta buona. Statuti approvati e Comunione in piedi'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-6859850094506756052</id><published>2008-04-29T16:00:00.000+02:00</published><updated>2012-01-30T14:55:45.595+01:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale: dieci mesi dopo, fra silenzi e rumori</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;Dieci mesi fa la scadenza del periodo di sperimentazione degli Statuti:   ancora nessuna decisione da parte della Santa Sede. Il punto della   situazione e un’occhiata all’atmosfera che si respira: sempre più muro   contro muro fra “amici” e “nemici”. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA – E sono dieci. Dieci mesi fa, il 29 giugno 2007, scadeva il periodo di   sperimentazione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, approvati cinque   anni prima dal Pontificio Consiglio per i Laici. Dieci mesi, quelli   trascorsi in attesa di una qualche decisione da parte della Santa Sede, in   cui aperte speranze e ripetuti annunci - rivelatisi alla prova dei fatti   inattendibili – si sono succeduti senza portare alcunché di definitivo. Al   punto che a tutt’oggi rimane da un lato il silenzio assoluto da parte della   Santa Sede e dall’altro l’assordante rumore che (soprattutto nelle ultime   settimane) caratterizza il web, con siti di informazione, blog e forum a   esprimere giudizi e previsioni e molti – anche fra gli stessi appartenenti   alle comunità del Cammino - a domandarsi quando finalmente giungerà a   conclusione quella che due mesi fa abbiamo definito la “telenovela” degli   Statuti. Un lavoro complesso che interessa più dicasteri vaticani e sul   quale si può provare a tracciare il punto allo stato attuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PUNTO – Quanto sta accadendo in Vaticano da ormai svariati mesi, finora   nella assoluta riservatezza, è un lavoro certosino su quel testo degli   Statuti del Cammino Neocatecumenale che nell’ipotesi prevista dovrebbe   diventare la versione definitiva del documento provvisorio approvato nel   2002: un lavoro coordinato dal Pontificio Consiglio per i Laici e al quale,   per i rispettivi ambiti di competenza, partecipano anche la Congregazione   per la dottrina della fede, quella per il Culto divino e la disciplina dei   sacramenti, e quella per il Clero. L’iter seguito è quello utilizzato di   consueto, per tutti i movimenti, associazioni, comunità e nuove realtà   ecclesiali, dal Pontificio Consiglio per i Laici: al termine del periodo di   “prova” si valutano pregi e difetti del testo giuridico a suo tempo firmato   e si apportano – laddove necessarie – le modifiche del caso (a meno che,   naturalmente, non si ritenga in base all’esperienza che l’ok provvisorio   debba essere definitivamente revocato). Per quanto concerne il Cammino   Neocatecumenale, il percorso si sta rivelando più laborioso del solito, al   punto da configurare quasi un’eccezione nel panorama dei movimenti e   associazioni: un periodo di dieci mesi di limbo, senza alcuna approvazione   ufficiale ma anche senza alcuna presa di posizione ufficiale di carattere   negativo, rappresenta un fatto certamente insolito e inconsueto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ proprio l’assenza di una dichiarazione pubblica di “sconfessione” del   Cammino – a ben vedere - ad evidenziare la condizione di “lavori in corso”,   cioè la presenza di un lavoro di Curia volto al raggiungimento della   redazione di una versione definitiva degli Statuti: in caso contrario,   infatti, un intervento ufficiale della Santa Sede sarebbe intervenuto a   sancire la “rottura”, la non consonanza dell’itinerario di formazione   cristiana nato 40 anni fa a Madrid con la Chiesa cattolica. Ma la realtà è   al momento lontana da questa eventualità. Il tragitto che si sta percorrendo   è quello invece di inserire nel nuovo testo degli Statuti tutti gli aspetti   rilevanti intervenuti negli ultimi cinque anni e dieci mesi: un lavoro di   non poco conto, in cui rientra non solo il giudizio sulle modalità con le   quali il Cammino è presente nelle parrocchie e risponde al singolo vescovo   (già contenute negli Statuti approvati nel 2002) ma anche tutto il filone   liturgico, che vede il suo apice nella lettera inviata al Cammino nel   dicembre 2005 dalla Congregazione per il Culto Divino a nome del papa. Il   tentativo è insomma quello di inserire quelle norme (peraltro osservate solo   in parte dal Cammino, nonostante una scadenza temporale ormai superata)   all’interno degli Statuti, in un approccio globale che non può non   considerare, infine, tutto quanto concerne il Direttorio Catechetico, cioè   di quei volumi ("Cammino Neocatecumenale. Orientamenti alle équipes di   catechisti”) che raccolgono le catechesi degli iniziatori Kiko Arguello e   Carmen Hernandez, e dunque costituiscono la tradizione orale e la prassi   ultra trentennale del Cammino: documenti utilizzati come base del percorso   di formazione dei neocatecumenali e la cui approvazione si attende da anni.   Quello in corso ormai da mesi è dunque un lavoro considerevole e complesso,   nel quale non mancano affatto - e anzi abbondano - difficoltà, diffidenze,   prudenza, cautela, problematicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto, la natura stessa di un lavoro diviso fra più   Congregazioni ha portato nei mesi a numerosi “stop and go” nel processo di   redazione definitiva degli Statuti: al via libera espresso da un dicastero,   altri hanno risposto con un “alt”, con la richiesta cioè di un supplemento   di indagine o di riflessione. Il che, almeno in parte, spiega quanto   accaduto nei mesi scorsi con i rumors che – in modo del tutto improvvido –   di volta in volta hanno sottolineato la (presunta) approvazione definitiva   degli Statuti: non di approvazione definitiva si trattava, ma del semplice   completamento di una parte del lavoro, da sottoporre poi al vaglio dei   partner in giudizio, cioè degli altri dicasteri chiamati di volta in volta   in causa. Il che, ad ogni modo e di tutta evidenza, non giustifica neppure   lontanamente l’atteggiamento dell’iniziatore Kiko Arguello che nei mesi   scorsi aveva rassicurato più volte, e pubblicamente, sulla vicina   conclusione dell’iter di approvazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL NODO LITURGIA – Cruciale nel percorso di approvazione definitiva degli   Statuti si sta rivelando l’aspetto della Liturgia: da lungo tempo gli occhi   dei più sono puntati su questo fattore, non solo in virtù della sua   visibilità ma anche in ragione della presenza chiara e ferma di una   posizione netta in materia da parte della Santa Sede. La lettera della   Congregazione per il Culto Divino, firmata nel dicembre 2005 a nome del papa   dal cardinale Francis Arinze, ha trovato nel corso del 2006 l’adeguamento   delle comunità del Cammino riguardo ad alcuni aspetti della liturgia della   Parola (ammonizioni, risonanze) e alla recita delle preghiere previste (il   Credo, il Gloria, l’Agnus Dei) dal messale romano. Di quella lettera, i cui   contenuti furono sottolineati anche dal papa in prima persona durante   l’udienza del 12 gennaio 2006 in Aula Paolo VI, rimane però clamorosamente   disatteso l’aspetto più importante, quello relativo alla distribuzione della   Comunione, cioè del pane e del vino consacrati. Due anni di tempo venivano   dati allora al Cammino per uniformarsi ai libri liturgici, prevedendo la   distribuzione dell’Eucaristia in piedi e non seduti, in processione verso   l’altare dedicato in presbiterio e non intorno alla mensa addobbata: due   anni e cinque mesi dopo, invece, non è cambiato nulla. Ma proprio nulla.   Come hanno potuto constatare, nel corso della recente notte di Pasqua, anche   un discreto numero di non appartenenti al Cammino, invitati da parenti e   amici alle celebrazioni neocatecumenali, in particolare quelle allietate dai   battesimi. Il fatto che nulla, rispetto ad un punto così importante come la   distribuzione della Comunione nel corso della messa, sia cambiato rispetto   al 2005 non contribuisce certamente a rasserenare il clima o a rendere più   agevole il percorso degli Statuti, gettando sul Cammino neocatecumenale   un’ombra netta di “disobbedienza” al papa. In altri termini, la scelta, da   parte dell’equipes responsabile del Cammino (i due iniziatori con padre   Mario Pezzi) di attendere anche oltre la scadenza del tempo concesso dalla   Santa Sede, appare fra le tante assunte come la più inspiegabile, e senza   dubbio alcuno di rilevante gravità, anche ammettendo l’ipotesi di una   rassicurazione verbale in merito da parte di alcuni singoli esponenti della   Curia: le richieste del papa infatti erano limpide, e Benedetto XVI non ha   fatto marcia indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL CONTESTO – Il decimo mese dalla fine del periodo di sperimentazione degli   Statuti inizia per di più in un contesto quanto mai delicato, che configura   sempre più una vera e propria spaccatura all’interno della Chiesa fra la   corrente dei critici e quella dei sostenitori del Cammino Neocatecumenale.   L’impressione è che – mentre in Curia si lavora – la distanza fra questi due   mondi si faccia più ampia: e non sono solo giornalisti, sacerdoti o singoli   fedeli a partecipare al gioco, ma anche vescovi e cardinali. E così, nel   giro di poche settimane, mentre da un lato si sono succedute la “convivenza”   di 160 vescovi e nove cardinali al centro neocatecumenale della “Domus   Galilaeae” in Terra Santa, la conferenza che Kiko Arguello ha tenuto alla   Lateranense di Roma accompagnato dal presidente del Pontificio Consiglio per   i Laici card. Stanislaw Rylko e l’ordinazione nella diocesi di Roma di nove   sacerdoti formatisi al seminario di matrice neocatecumenale Redemptoris   Mater, dall’altro lato si sono radicalizzate le critiche rivolte al Cammino   in numerosi forum e blog attivi già da tempo su internet e capaci di mettere   assieme dei veri e propri dossier sugli errori teologici e liturgici del   Cammino neocatecumenale: posizioni sulle quali si è allineato anche il sito   Petrus, che conduce ormai una vera e propria campagna giornalistica per   illustrare gli errori e la pericolosità del Cammino Neocatecumenale. Clicca   qui per leggere i dettagli sul contesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una situazione simile, con lodi sperticate da un lato e critiche a tutto   campo dall’altro, vescovi e cardinali vengono etichettati come “amici” o   “nemici” del Cammino, e mentre gli Statuti restano in stand-by, il clima   nelle parrocchie e nelle diocesi, come pure nelle singole comunità, si fa   più tirato. E l’unica speranza che, sul versante liturgico come su quello   dottrinale e pastorale, i nodi vengano presto al pettine.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-6859850094506756052?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/6859850094506756052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=6859850094506756052' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/6859850094506756052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/6859850094506756052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/04/cammino-neocatecumenale-dieci-mesi-dopo.html' title='Cammino neocatecumenale: dieci mesi dopo, fra silenzi e rumori'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-7903123018667217808</id><published>2008-04-29T14:53:00.000+02:00</published><updated>2012-01-30T14:54:34.249+01:00</updated><title type='text'>Cammino neocatecumenale, quattro settimane da raccontare</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"&gt;  &lt;i&gt;Il ritiro in Terra Santa per nove cardinali e 160 vescovi europei, la   conferenza di Kiko Arguello alla Lateranense, ma anche le critiche sempre   più serrate su blog, forum e siti internet: e sul Cammino ci si divide in   modo sempre più netto. &lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;ROMA – Settimane movimentate per il Cammino neocatecumenale: per una volta   non sul versante degli Statuti, che attendono da dieci mesi un   pronunciamento definitivo da parte del Pontificio Consiglio per i laici, ma   su tutto quanto ruota intorno, sul contesto quotidiano in cui il Cammino si   radica, quello delle parrocchie e delle singole comunità. E se da un lato   abbiamo le iniziative che vedono impegnato in prima persona l’iniziatore   Kiko Arguello, dall’altro monta la protesta e l’affondo diretto sulle   caratteristiche del Cammino Neocatecumenale, sulla sua essenza e sul ruolo   da esso giocato all’interno della Chiesa. I supporter delle rispettive curve   non solo la pensano diversamente, ma si allontano mese dopo mese sempre di   più, in una partita che non vede al momento vincitori e che attende la   decisione definitiva dell’arbitro e dei suoi assistenti. Ecco gli   avvenimenti più rilevanti delle ultime settimane, che disegnano il contesto   nel quale va avanti, fra le difficoltà, il lavoro di redazione della nuova   versione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TERRA SANTA – Lo hanno promosso i responsabili del Cammino Neocatecumenale   per riflettere sulla nuova evangelizzazione del vecchio continente, vi hanno   partecipato nove cardinali e 160 arcivescovi e vescovi europei: all’incontro   svoltosi alla “Domus Galilaeae”, sul monte delle Beatitudini, di fronte al   lago di Tiberiade, erano presenti a fine marzo il cardinale Paul Josef   Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”; il presidente del   Pontificio Consiglio per i Laici, cardinale Stanislaw Rylko; l’arcivescovo   di Lione, cardinale Philippe Barbarin; l’arcivescovo di Madrid e presidente   della Conferenza episcopale spagnola, cardinale Antonio Maria Rouco Varela;   l’arcivescovo di Colonia, cardinale Joachim Meisner; il primate di Polonia,   cardinale Józef Glemp e l’arcivescovo di Sarajevo, cardinale Vinko Puljic.   Erano inoltre presenti l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph   Schönborn, e il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, pronti   a sottolineare – secondo quanto riferito dalla Radio Vaticana - la grave   situazione dell’Europa, in cui famiglia e moralità si stanno sgretolando:   “Promuovere l’evangelizzazione - hanno affermato - significa rinnovare la   famiglia e quindi rinnovare l’Europa”. “Nel luogo dove Gesù proclamò le   Beatitudini e da dove inviò gli Apostoli per la missione universale – si   legge in un comunicato emesso al termine dell’incontro - noi vescovi   riconosciamo con gratitudine che, tra le numerose grazie concesse dallo   Spirito Santo alla Chiesa del nostro tempo, il Cammino Neocatecumenale   rappresenta, con il suo itinerario di iniziazione cristiana, un carisma   potente per rafforzare lo slancio missionario che sorge dalla rigenerazione   battesimale e dare una risposta alla situazione drammatica della   scristianizzazione dell’Europa”. “Dichiariamo – proseguono i presuli - che   l’avvenire del Cammino Neocatecumenale dipenderà per gran parte dall’amore   paterno con il quale noi vescovi accoglieremo questo carisma, accompagneremo   da vicino i Seminari Redemptoris Mater e incoraggeremo le famiglie tanto   preziose delle Comunità Neocatecumenali, inserendole sempre di più nella   vita delle Chiese locali”. Un bilancio – quello qui appena riportato - che   presenta grandi lodi e neppure l’ombra di una critica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LATERANENSE – All’incontro in Terra Santa è seguita, il 24 aprile scorso, la   conferenza di Kiko sul tema “La comunità familiare al servizio della   evangelizzazione”, voluta alla Pontificia Università Lateranense   dall'Istituto Giovanni Paolo II: ad accompagnare l’iniziatore del Cammino   nella sua performance è stato il presidente del Pontificio Consiglio per i   Laici, il cardinal Stanislaw Rylko. Atmosfera di grande cordialità, con il   cardinale a fare da spalla e da traino - con alcune parole sul ruolo dei   movimenti e del Cammino in particolare nel dopo Concilio - all’intervento di   Kiko (la medesima cosa, ad onor del vero, era accaduta anche nei precedenti   appuntamenti che avevano visto protagonisti fra gli altri, nel corso dei   mesi, i leader del Rinnovamento dello Spirito e di Comunione e Liberazione).   Invitato a parlare di nuova evangelizzazione, Kiko si è dapprima avventurato   nella descrizione del contesto europeo, visto come luogo della “distruzione   della famiglia e della società”: eutanasia, suicidio, divorzio, alcool come   segni della “apostasia” del vecchio continente e sintomo evidente della   necessità di “tornare al primo modello apostolico, quello del Cenacolo” e al   ruolo delle famiglie inviate “ad gentes” in contesti di grande   secolarizzazione come seme di speranza per il futuro. “Il 26 maggio altre   cento famiglie saranno inviate in missione in tutto il mondo”, afferma Kiko   descrivendo la modalità con la quale viene proposto il luogo di destinazione   (un semplice sorteggio con due urne: i nomi delle famiglie nella prima, i   paesi da raggiungere nell’altra) e evidenziando l’importanza dell’esempio   dei nuclei familiari, rocce sulle quali rifondare una esperienza di fede in   contesti nei quali è nettamente minoritaria, quando non completamente   assente. C’è posto per il racconto di famiglie inviate nell’ex Germania   comunista, di altre arrivate in Cina – il paese del figlio unico, e maschio   – con un gran numero di pargoli, e poi ancora in Kazakistan, in Georgia, in   Sudan e nel cuore dell’Africa. Esperienze di una intensità di fede e di   dedizione innegabile, che l’iniziatore del Cammino accompagna con il suo   solito entusiasmo e con qualche imbarazzante frase sopra le righe (“Le   famiglie delle nostre comunità hanno tanti bambini perché abbiamo obbedito   al papa Paolo VI e alla sua Humanae Vitae: l’Europa non l’ha seguito invece,   e ancora aspettiamo che le Conferenze episcopali chiedano perdono al papa   per questo”…), prima di lodare le celebrazioni domestiche familiari della   domenica mattina (l’intera famiglia si ritrova in casa a pregare), di   sottolineare la bellezza della sessualità e di concludere con l’annuncio del   kerygma (la buona notizia del Vangelo) e con una preghiera per le famiglie   di tutta Europa. Un’ora e qualcosa di intervento, che affascina qualcuno e   rende perplesso, se non inquieto, qualcun altro: tutto senza una sola parola   sulla questione degli Statuti e sui rapporti fra il Cammino Neocatecumenale   e la Santa Sede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NUOVI SACERDOTI – A chiudere la serie, l'ordinazione dei 29 diaconi da parte   di Benedetto XVI nella basilica di San Pietro domenica scorsa: del gruppo,   in nove hanno compiuto la loro formazione al Redemptoris Mater, il seminario   neocatecumenale della città (il secondo gruppo più numeroso dopo i 13   provenienti dal Seminario Romano maggiore). Presente alla celebrazione anche   Kiko Arguello, che ha ricevuto la Comunione dalle mani del papa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;WEB &amp;amp; CO – Sul fronte opposto, le ultime settimane hanno segnato un   vivacizzarsi della critica al Cammino Neocatecumenale, particolarmente forte   soprattutto sul web, in forum e blog che assumono sempre più la fisionomia   di coscienza critica dell’esperienza neocatecumenale. Ai dossier su quelle   presentate come le ombre del Cammino, le sue controverse basi e gli errori   dottrinali degli iniziatori, ha fatto eco in questi ultimi tempi la   posizione del sito Petrus, che – scivoloni giornalistici a parte – in una   lunga serie di interviste e commenti apertamente critici nei confronti del   Cammino Neocatecumenale conduce ormai una vera e propria campagna contro il   Cammino. L’ultimo intervento pubblicato è un duro atto di accusa nei   confronti di Kiko per aver ricevuto con le braccia conserte la Comunione   dalle mani del papa: un atto che configurerebbe una “mancanza di rispetto”   nei confronti non solo di Benedetto XVI, ma del Sacramento in sé, e che   confermerebbe tutti i dubbi teologici sulla reale considerazione – da parte   dei neocatecumenali - del pane e del vino consacrati come Corpo e Sangue di   Gesù. Accuse che, al di là di una certa strumentalità negli episodi (le   braccia conserte come gesto incriminato…), sono comunque salutate con favore   da quel movimento attivo su blog e forum impegnato a mettere in evidenza la   “pericolosità” del Cammino, vera e propria setta infiltratasi all’interno   della Chiesa cattolica. Fra questi, il più cliccato oggi è senza dubbio   quello di un gruppo formato da ex neocatecumenali, ospitato sulle pagine di   Internetica, con tanto di raccolta di documentazione e opinioni correlate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto a Petrus e alla sua campagna, in principio fu soprattutto   “un’intervista”, poi smentita, a mons. Josef Clemens, segretario del   Pontificio Consiglio per i Laici, alla quale è poi seguita una gran mole di   articoli, commenti e interviste. Quando il 9 aprile scorso compaiono sul   sito alcune dichiarazioni del segretario del Pontificio Consiglio per i   Laici, per il Cammino sembra proprio una doccia fredda: “Non sono   assolutamente previsti tempi brevi per l'approvazione definitiva degli   Statuti dei Neocatecumenali: se l'approvazione degli Statuti fosse   all'ordine del giorno o comunque prevista in un breve arco di tempo sarei   tra i primi ad esserne informato e posso assicurare che non è assolutamente   così”. Parole che vengono rilanciate anche dall’agenzia Agi che, dando   risalto alla “notizia”, titola così: “Slitta approvazione Statuti   neocatecumenali”. La mattina seguente, su Petrus, la smentita di Clemens:   “Non ho mai rilasciato alcun commento sui tempi relativi all'approvazione   degli Statuti Neocatecumenali”. Svarione giornalistico e scuse da parte   della redazione, e a seguire commenti impietosi sul Cammino (una setta),   attacchi personali all’iniziatore e interviste, fra gli altri, anche a due   cardinali. C’è Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima e primate del   Perù: “Non ho dubbi che le intenzioni dei neocatecumenali siano lodevoli e   che essi realmente cerchino Dio con calore e gioia: penso che vada   instaurato con loro un dialogo sano e, al tempo stesso, fermo nella verità”.   “Il Vaticano stesso – sottolinea - sta cercando una soluzione per approvare   gli Statuti, ma tuttavia nella celebrazione della Santa Messa da parte dei   neocatecumenali ci sono aspetti che assolutamente non condivido: ricordo e   ribadisco che la liturgia è unica e deve essere rispettata da tutti alla   stessa maniera”. In altri termini: “Tolleranza sì verso i neocatecumenali,   ma è compito della Chiesa richiamarli al rispetto dell’Eucarestia”. E poi,   ancora su Petrus, il cileno Jorge Arturo Medina Estevéz, a suo tempo   prefetto della Congregazione per il Culto Divino, che afferma: “Anche fra i   neocatecumenali c’è qualche cosa di buono, cioè il sincero amore verso   Cristo, ma ho purtroppo notato nelle loro liturgie autentiche stranezze e   preoccupanti stravaganze: fanno la Comunione stando seduti e senza   inginocchiarsi, e mi pare un’assoluta mancanza di rispetto verso Cristo. Da   tempo la Santa Sede li ha invitati a mettersi al passo e ad obbedire;   consiglio loro di farlo, perchè la liturgia non è proprietà di nessuno,   tanto meno di Kiko Arguello”. Per la serie, "a buon intenditor..."&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-7903123018667217808?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/7903123018667217808/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=7903123018667217808' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7903123018667217808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/7903123018667217808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2008/04/cammino-neocatecumenale-quattro.html' title='Cammino neocatecumenale, quattro settimane da raccontare'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-4305247877125927370</id><published>2007-09-05T16:50:00.000+02:00</published><updated>2012-01-24T15:51:40.477+01:00</updated><title type='text'>Loreto, lunedì a Montorso per 100mila neocat. Kiko: ''Gli Statuti saranno approvati''</title><content type='html'>Nella spianata dell’incontro con il papa, lunedì pomeriggio l’incontro vocazionale delle comunità neocatecumenali: centinaia di giovani rispondono all’appello. Arguello: “Sull’ok agli Statuti ho avuto la conferma del segretario di Stato”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MONTORSO (Loreto) - Il giorno dopo, sono ancora lì. Dopo i gemellaggi nelle diocesi, le missioni nelle piazze, le due giornate con il papa e con tutti gli altri giovani dell’Agorà, loro ritornano sul posto, a Montorso, e cantano, suonano, ascoltano, pregano, fanno silenzio. E qualcuno comprende e manifesta, davanti a tutti, la “chiamata della vita”: diventare sacerdoti o religiose, missionarie o consacrati. Alcuni fra loro lo diventeranno certamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo il papa, Montorso è solo per il popolo del Cammino Neocatecumenale. Sono 100mila, viene detto, e se le proporzioni hanno un senso il numero è attendibile: il colpo d’occhio è notevole, i primi due settori di fronte al palco, parterre compreso, sono affollati di giovani e di chitarre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un quarto, forse un terzo dell’intera Agorà, è ancora qui. E’ l’incontro nazionale con gli iniziatori del Cammino (Kiko Arguello e Carmen Hernandez, e con padre Mario Pezzi), e con loro per questo appuntamento vocazionale, tutto orientato alla scoperta della “chiamata di Dio per te”, c’è anche il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, mons. Stanislaw Rylko. Presenza di un certo peso, in tempi come questi nei quali si attende da due mesi la decisione del suo dicastero sulla sorte degli Statuti del Cammino, approvati per cinque anni con la formula ad experimentum il 29 giugno 2002. Presenza di peso soprattutto se poi, parlando ai giovani, li ringrazia per la loro “straordinaria testimonianza di fede”, per lo “spettacolo di fede profondo”, per il loro “entusiasmo e amore per Cristo”, per star lì a dimostrare che “essere cristiani è bello”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parole eloquenti, ma non quanto quelle che, a proposito degli Statuti, Kiko pronuncia davanti ai 100mila di Montorso : “Il papa è contento, avremo l’approvazione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale: quindici giorni fa me lo ha confermato anche il segretario di Stato”. Il tutto a ribadire che il Cammino si attende a breve – e ha certezza che così sarà – l’ok definitivo al documento che, fra l’altro, regola i rapporti con la Santa Sede e i vescovi diocesani. Rapporti con i vescovi diocesani che, in verità, tanto idilliaci con tutti proprio non sono: Kiko non ne parla con i cronisti, ma con il suo popolo sì, e apertamente, quando ricorda le difficoltà percorse in questi quarant’anni di vita e quelle ancora esistenti (“…le diocesi che ci detestano e quelle che non ne vogliono sapere niente di noi…”), per concludere che “niente si può fare nella Chiesa senza incomprensioni e difficoltà” e “delle difficoltà occorre essere contenti perché il giorno che non ne avremo saremo finiti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo giorno, comunque, in questo lunedì di sole, Kiko problemi non sembra proprio averne. Anzi, va tutto alla perfezione: ad ascoltarlo, a sentirlo parlare e catechizzare, a vederlo muoversi sul palco in quello che somiglia molto ad un “one man show”, uno spettacolo che ruota intorno alla sua verve, alla sua chitarra, alla sua voglia di comunicare un messaggio di speranza e fiducia, ci sono i vescovi di quasi tutte le Marche: c’è il vescovo di Loreto, l’unico che prenderà la parola per salutar tutti e ricordare che “ormai a Loreto siete di casa, tutte le settimane ritmate le nostre strade con la vostra preghiera e i vostri canti per incontrare la ‘madre del si’", e con lui ci sono Menichelli e Giuliodori, i titolari delle diocesi di Ancona e Macerata, e poi con Fano anche qualche innesto calabrese, con i vescovi di Reggio Calabria e Lamezia Terme, e qui e là anche qualche vescovo polacco. Va tutto alla perfezione non solo perché ci sono i vescovi che ascoltano e benedicono, ma anche perché sul palco, sul far della sera, praticamente non ci entrano neppure, da quanti sono, i giovani che si sono sentiti “chiamati”: 2mila ragazzi e 1200 ragazze, dice Kiko, e per quanto lui abbondi un po’ (erano molte centinaia, e probabilmente nell’ordine di un migliaio complessivamente), ciò toglie poco all’importanza di avere di fronte ragazzi e ragazze pronti a cambiare vita, a “donarla interamente al Signore”, a diventare preti e suore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, fra i tanti che all’appello di Kiko (“Se qualcuno si sente chiamato dal Signore venga qui”) si sono “alzati” si notano anche bambini di poco più di sette anni, e facce che danno l’impressione più di scherzare che di fare sul serio; ma con questi ci sono anche tanti, tantissimi giovani sui volti dei quali si legge la gioia e la paura per una decisione nuova, una decisione per la vita. Inginocchiate di fronte al ritratto di Cristo, prima che i vescovi impongano a tutti loro le mani sul capo in segno di incoraggiamento ad andare avanti e di preghiera ad essere perseveranti, colpiscono i volti di due giovani ragazze: una è bionda, capelli a caschetto e occhi azzurri, dai quali scendono lacrime e lacrime. Piange, e ha il volto felice. L’altra è nera, nera africana, la pelle scura e un sorriso di fronte al quale puoi solo fermarti. Guardarlo e gustarlo. Là attorno è un fiorire di macchine fotografiche e cellulari, e ci sono anche gli abbracci degli amici e delle amiche, e di tutti i “fratelli di comunità”. Per chi si è alzato, il futuro è fatto di un incontro con i propri catechisti, di un ritiro (convivenza) al Centro internazionale di Porto San Giorgio e poi di una nuova destinazione, in ogni parte del mondo. Per i ragazzi, ci sono certamente settanta seminari Redemptoris Mater, aperti proprio dal Cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, non che manchi l’internazionalità, al Cammino neocatecumenale. Il benvenuto di Kiko era stato una sorta di grande appello geografico: a Montorso sventolano le bandiere e pregano con lui comunità di tutta Europa, da Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia fino all’Olanda, dalla Germania all’Austria, dalla Polonia (sono in seimila) all’Ucraina, dalla Bielorussia all’Albania, chiassosi e visibili, questi ultimi, proprio di fronte al palco. Ci sono gli spagnoli (10mila, dice Kiko), e ci sono – numerosi – gli appartenenti delle comunità di Israele e Palestina. E poi ancora maltesi, bosniaci, macedoni, serbi, croati, turchi. “Mamma li turchi!”, esclama divertito l’iniziatore del Cammino. Arrivano anche dalla Corea e dall’Australia, e viene nominato anche il Madagascar. Dodici mila in tutto, da oltre confine, e poi gli italiani, regione per regione, che urlano e saltano quando vengono nominati dal palco. Il loro esser felici d’esserci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto l’incontro pomeridiano prepara al momento conclusivo, quello della chiamata. Si prega perché “il Signore della messe mandi operai per la sua messe”, si leggono le letture del giorno, si proclama il Vangelo, si ripete il cuore dell’annuncio cristiano: “Dio ti ama, adesso, così”. Fa quasi tutto Kiko, che insiste, muovendosi avanti e indietro per il palco, tenendo il palcoscenico da oratore esperto per quanto sui generis, ricordando che “è ora il momento favorevole: quando meglio di adesso devi far entrare Cristo nella tua vita? Devi forse aspettare che tua madre muoia di cancro? Ora! Ora è il momento favorevole!”. L’esempio che serve a rendere concreto (pure troppo) il messaggio, nel contesto globale scivola liscio, quasi non ci si fa caso. Dopo il Vangelo, quando Kiko cede il campo, tocca a mons. Rylko: “La chiamata di Dio non è una storia lontana. E’ presente. E’ ora. Ora Cristo passa in mezzo a voi, e dice ‘Ho bisogno della tua bocca per proclamare la buona notizia, per annunciare la luce della verità’. Come ha detto il papa, non siete l’evento di un caso o di una coincidenza. Sei stato voluto da Dio, Dio ti ha pensato personalmente, ha nei tuoi confronti un disegno di vita e di amore. Cerca di scoprirlo e cerca di dire si a ciò che il Signore chiede a te. Se il Signore passa e ti dice ‘Seguimi!’ quale sarà la tua risposta stasera? Maria ha dato il suo ‘si’, Maria insegna a non avere paura di dire si a Dio, un si totale e incondizionato, senza se e senza ma. Chi sceglie Cristo non perde nulla, Cristo non toglie niente a dona tutto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sono solo le parole di Rylko per i ragazzi di Montorso : c’è l’ebbrezza di un canto nuovo composto da Kiko “appositamente per l’occasione”, con tanto di applausi mentre l’autore annuncia che l’avvio è a ritmo di flamenco, e partono sorrisi e divertiti commenti (“Mah, sembra più una rumba”, mormora qualcuno). C’è spazio anche per Carmen e padre Mario Pezzi. Entrambi invitano a lasciarsi guidare da Dio, ed entrano decisi nelle dinamiche e nelle contraddizioni del mondo: “sesso”, “pornografia”, “masturbazione”, “la famiglia combattuta dalle leggi dello Stato”, “l’aborto” nelle parole di Carmen, la disperazione dei giovani in quelle di padre Mario. Riferendosi alle provocazioni forti lanciate sabato davanti a Benedetto XVI durante la veglia dell'Agorà, dice: “Avete sentito sabato nella veglia del papa le testimonianze dei giovani delle parrocchie: quanto sconcerto! Quanto disorientamento! E questi sono i giovani delle parrocchie… Immaginatevi gli altri! Quanta disperazione! Voi avete un dono immenso, di poter vivere in comunità in cui il Signore vi dà delle certezze e non dei dubbi. Perseverate!”. Persevereranno, certo, i giovani neocatecumenali. Come in verità perseverano, fidandosi di Dio, anche “i giovani delle parrocchie”, e la speranza è che lo sappiano e ne siano ben consapevoli, i ragazzi che affollano Montorso anche il lunedì. Vista la realtà di molte parrocchie, vista la troppa distanza fra i ragazzi "delle parrocchie" e quelli "delle comunità", andrebbero forse enfatizzati i motivi che uniscono, più che le differenze, vere o presunte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sole sta per tramontare, la Protezione Civile ha chiesto, per un deflusso sereno, che l’incontro si concluda con la luce del giorno; la Polizia non è tranquilla, all’arrivo la gestione dei pullman e dei parcheggi non è stata ottimale, e qualcuno ha anche attraversato i binari della ferrovia. “Non fatelo fratelli!”, ripeteranno più volte dal palco. Il sole sta per tramontare, e allora arriva il momento della chiamata. Pianti e sorrisi, e poi tutti in viaggio. L’incontro è finito. I vescovi se ne vanno. Kiko lascia la scena. Gli Statuti aspettano. Centomila tornano a casa. Per alcuni fra loro, è stato il giorno che cambia la vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-4305247877125927370?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/4305247877125927370/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=4305247877125927370' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/4305247877125927370'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/4305247877125927370'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2007/09/loreto-lunedi-montorso-per-100mila.html' title='Loreto, lunedì a Montorso per 100mila neocat. Kiko: &apos;&apos;Gli Statuti saranno approvati&apos;&apos;'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-229986657421481734</id><published>2007-02-28T16:00:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T15:50:01.130+01:00</updated><title type='text'>Il Papa: ho conosciuto il Cammino, ''molte complicazioni'' anche oggi</title><content type='html'>Durante l'Incontro con il clero e i parroci di Roma Benedetto XVI affronta il tema della presenza dei movimenti ecclesiali nelle parrocchie: l'unico riferimento esplicito è per il Cammino. "Andiamo avanti così!", ma i problemi non sono nascosti.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;Lo  scorso giovedì 22 febbraio 2007 il Papa, nell'aula della Benedizione in  Vaticano, ha incontrato i parroci e il clero della diocesi di Roma per  il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima. Dopo l'indirizzo di  omaggio rivolto dal cardinale vicario Camillo Ruini, nove sacerdoti  hanno preso la parola per interrogare il papa su aspetti specifici della  loro missione. La sala stampa della Santa Sede ha reso nota una sintesi  degli interventi dei sacerdoti e la trascrizione integrale delle parole  che il Papa ha pronunciato a braccio. &lt;br /&gt;Uno dei sacerdoti ad  intervenire è stato padre Gerardo Raul Carcar, appartenente alla  Comunità dei Padri di Schönstatt, arrivato a Roma sei mesi fa  dall'Argentina, e oggi vicario cooperatore della Parrocchia di San  Girolamo a Corviale. Nella sua domanda ha introdotto il tema dei  movimenti ecclesiali e delle nuove Comunità, come dono provvidenziale  per i nostri tempi. "Si tratta di realtà che hanno uno slancio creativo,  vivono la fede e cercano nuove forme di vita per trovare una giusta  collocazione missionaria nella Chiesa", si legge nella sintesi fornita  alla stampa. Al papa il religioso ha chiesto un consiglio su come  inserirsi per sviluppare realmente un ministero di unità nella Chiesa  universale. E la risposta del papa - nella quale Benedetto XVI cita  apertamente il Cammino Neocatecumenale - è stata questa:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Grazie per  questa domanda. Mi sembra che Lei abbia citato le fonti essenziali di  quanto posso dire sui Movimenti. In questo senso la sua domanda è anche  una risposta. Vorrei subito precisare che in questi mesi ricevo i  Vescovi italiani in visita «ad limina» e così posso un po' meglio  imparare la geografia della fede in Italia. Vedo tante belle cose  insieme con i problemi che conosciamo tutti. Vedo soprattutto come la  fede sia ancora profondamente radicata nel cuore italiano, anche se,  naturalmente, in molti modi è minacciata nelle odierne situazioni. I  Movimenti accettano anche bene la mia funzione paterna di Pastore. Altri  sono più critici e dicono che i Movimenti non si inseriscono. Penso che  realmente le situazioni sono diverse, dipende tutto dalle persone in  questione. Mi sembra che abbiamo due regole fondamentali, delle quali  Lei ha parlato. La prima regola ce l'ha dato San Paolo nella Prima  Lettera ai Tessalonicesi: non spegnere i carismi. Se il Signore ci dà  nuovi doni dobbiamo essere grati, anche se a volte sono scomodi. Ed è  una bella cosa che, senza iniziativa della gerarchia, con una iniziativa  dal basso, come si dice, ma con una iniziativa anche realmente  dall'Alto, cioè come dono dello Spirito Santo, nascono nuove forme di  vita nella Chiesa, come del resto sono nate in tutti i secoli.&lt;br /&gt;Inizialmente  erano sempre scomode: anche San Francesco era molto scomodo e per il  Papa era molto difficile dare, finalmente, una forma canonica ad una  realtà che era molto più grande dei regolamenti giuridici. Per San  Francesco era un grandissimo sacrificio lasciarsi incastrare in questo  scheletro giuridico, ma alla fine è nata così una realtà che vive ancor  oggi e che vivrà in futuro: essa dà forza e nuovi elementi alla vita  della Chiesa.&lt;br /&gt;Voglio solo dire questo: in tutti i secoli sono nati  Movimenti. Anche San Benedetto, inizialmente, era un Movimento. Si  inseriscono nella vita della Chiesa non senza sofferenze, non senza  difficoltà. San Benedetto stesso ha dovuto correggere l’iniziale  direzione del monachesimo. E così anche nel nostro secolo il Signore, lo  Spirito Santo, ci ha dato nuove iniziative con nuovi aspetti della vita  cristiana: vissuti da persone umane con i loro limiti, esse creano  anche difficoltà.&lt;br /&gt;Prima regola dunque: non spegnere i carismi, essere  grati anche se sono scomodi. La seconda regola è questa: la Chiesa è  una; se i Movimenti sono realmente doni dello Spirito Santo, si  inseriscono e servono la Chiesa e nel dialogo paziente tra Pastori e  Movimenti nasce una forma feconda dove questi elementi diventano  elementi edificanti per la Chiesa di oggi e di domani.&lt;br /&gt;Questo dialogo  è a tutti i livelli. Cominciando dal parroco, dal Vescovo e dal  Successore di Pietro è in corso la ricerca delle opportune strutture: in  molti casi la ricerca ha già dato i suoi frutti. In altri si sta ancora  studiando. Ad esempio, ci si domanda se dopo cinque anni di  esperimento, si debbano confermare in modo definitivo gli Statuti per il  Cammino Neocatecumenale o se ancora ci voglia un tempo di esperimento o  se si debbano forse un po' ritoccare alcuni elementi di questa  struttura.&lt;br /&gt;In ogni caso, io ho conosciuto i Neocatecumenali  dall'inizio. E’ stato un Cammino lungo, con molte complicazioni che  esistono anche oggi, ma abbiamo trovato una forma ecclesiale che ha già  molto migliorato il rapporto tra il Pastore e il Cammino. E andiamo  avanti così! Lo stesso vale per gli altri Movimenti.&lt;br /&gt;Adesso come  sintesi delle due regole fondamentali direi: gratitudine, pazienza e  accettazione anche delle sofferenze che sono inevitabili. Anche in un  matrimonio ci sono sempre sofferenze e tensioni. E tuttavia vanno avanti  e così matura il vero amore. Lo stesso avviene nella comunità della  Chiesa: abbiamo pazienza insieme. Anche i diversi livelli della  gerarchia - dal parroco, al Vescovo, al Sommo Pontefice - devono avere  insieme un continuo scambio di idee, devono promuovere il colloquio per  trovare insieme la strada migliore. Le esperienze dei parroci sono  fondamentali, ma poi anche le esperienze del Vescovo e, diciamo, la  prospettiva universale del Papa hanno un proprio luogo teologico e  pastorale nella Chiesa.&lt;br /&gt;Quindi, da una parte, questo insieme di  diversi livelli della gerarchia; dall'altra, l'insieme vissuto nelle  parrocchie, con pazienza e apertura, in obbedienza al Signore, crea  realmente la vitalità nuova della Chiesa.&lt;br /&gt;Siamo grati allo Spirito  Santo per i doni che ci ha dato. Siamo obbedienti alla voce dello  Spirito, ma siamo anche chiari nell'integrare questi elementi nella  vita: questo criterio serve, alla fine, la Chiesa concreta e così con  pazienza, con coraggio e con generosità certamente il Signore ci guiderà  e ci aiuterà».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-229986657421481734?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/229986657421481734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=229986657421481734' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/229986657421481734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/229986657421481734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2007/02/il-papa-ho-conosciuto-il-cammino-molte.html' title='Il Papa: ho conosciuto il Cammino, &apos;&apos;molte complicazioni&apos;&apos; anche oggi'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-5640666844382152594</id><published>2007-02-28T15:00:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T15:45:44.377+01:00</updated><title type='text'>Cammino Neocatecumenale: non sono bastonate, però…</title><content type='html'>&lt;span style="color: black; font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;  &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;ROMA – Rispetto delle regole: quelle dettate del    papa, quelle suggerite dai vescovi, quelle volute dai parroci. Rispetto delle    regole e rispetto delle persone, nelle realtà parrocchiali del nostro paese e    in quelle dei territori di missione. Ruotano&amp;nbsp;ancora una volta intorno al    principio dell’unità della Chiesa le notizie sul Cammino Neocatecumenale,    protagonista - suo malgrado – di due episodi che rendono evidente come ancora    lungo sia il percorso da compiere per instaurare a pieno titolo e senza alcuna    riserva questo itinerario di formazione nella realtà della Chiesa universale.    Un percorso che intanto si avvicina ad una data importante, quella del    prossimo giugno, quando il Pontificio Consiglio per i Laici dovrà decidere se    approvare in via definitiva gli Statuti del Cammino, in vigore dal giugno 2002    per un periodo di prova limitato a cinque anni: una scelta niente affatto    scontata se perfino il papa – appena una settimana fa – si è domandato in    pubblico, di fronte ai sacerdoti della sua diocesi, se dopo cinque anni    di&amp;nbsp;sperimentazione si debbano confermare in modo definitivo gli Statuti    del&amp;nbsp;Cammino, o se non sia invece necessario un ulteriore tempo di    sperimentazione, o - ancora - se si debbano perfino "ritoccare"&amp;nbsp;alcuni    elementi della struttura del Cammino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;                   &lt;span style="color: black; font-family: Arial;"&gt;   &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Se, cioè, a quarant’anni esatti dalla nascita della prima comunità    neocatecumenale, è il successore di Pietro a porsi questa domanda e a parlare    apertamente di “molte complicazioni”, e se sono ancora tanti i vescovi    scettici sulla completa bontà del percorso ideato dagli iniziatori del    Cammino, e se ancora a distanza di anni le congregazioni vaticane competenti    non hanno espresso un giudizio definitivo sul Direttorio Catechetico    (l’insieme degli insegnamenti di Kiko Argüello e Carmen Hernández, cuore    pulsante di questo percorso di riscoperta del Battesimo), è evidente che c’è    qualcosa che non va. Che ancora non va. E questo sia dal punto di vista    liturgico (con le direttive impartite dalla Congregazione per il Culto Divino    nel dicembre 2005, e poi ribadite da Benedetto XVI nel gennaio 2006, che    ancora non trovano completa applicazione nella realtà concreta) sia dal punto    di vista dottrinale. Ad essere in gioco è la piena aderenza del Cammino agli    insegnamenti della Chiesa, nonché le modalità con cui questi insegnamenti    trovano concreta attuazione nelle parrocchie di tutto il mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;                   &lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;                   &lt;span style="color: black; font-family: Arial;"&gt;   &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;Nell’ultima settimana due “rilievi” sono arrivati ai responsabili del Cammino    Neocatecumenale: una lettera dai toni fermi e severi scritta dai vescovi    cattolici della Terra Santa alle comunità neocatecumenali stanziate nella    regione e un discorso pronunciato a braccio niente meno che da papa Benedetto    XVI. Due episodi che si inseriscono così nel complesso quadro del percorso    verso il pieno e completo riconoscimento vaticano della realtà ecclesiale    sorta quattro decenni fa.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;                   &lt;span style="color: black; font-family: Arial;"&gt;   &lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;   &lt;img border="0" height="425" src="http://www.internetica.it/neocatecumenali/images/Ratzi-Kiko.jpg" width="283" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                   &lt;span style="color: black; font-size: 10.0pt;"&gt;   &lt;span style="font-family: Verdana; font-size: xx-small;"&gt;È    il dodici gennaio 2006, Udienza del papa al Cammino Neocatecumenale. In primo    piano Kiko&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Argüello&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;   che, al microfono, presenta a Benedetto XVI&amp;nbsp;duecento famiglie che si accingono    a partire in missione. Il papa osserva e risponde al saluto delle famiglie.   &lt;br /&gt;(Foto di Daniele Colarieti - Catholic Press Photo)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial;"&gt;                   &lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;                   &lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;   &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;IL PAPA&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt; - Le parole del papa sono risuonate giovedì    scorso, 22 febbraio, nell’aula delle Benedizioni in Vaticano, dove il    pontefice ha incontrato i parroci e il clero della diocesi di Roma in un    appuntamento divenuto ormai una tradizione di inizio Quaresima. In quell’occasione&amp;nbsp;Benedetto    XVI&amp;nbsp;ha ascoltato nove domande da parte di parroci e sacerdoti, rispondendo    loro immediatamente dopo. Nessun testo scritto preparato in precedenza,    dunque, ma semplici considerazioni, a braccio, sui temi esposti dai    rappresentanti del clero romano. Quando ad essere evocato è stato il tema dei    movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, e della necessità che tali realtà    si muovano in un contesto di “unità nella Chiesa universale”, papa Ratzinger    ha formulato una risposta articolata in cui ha ricordato le due regole fondamentali,    quella per la quale occorre “non spegnere i carismi” (i movimenti sono doni    dello Spirito, per i quali bisogna “essere grati anche se a volte sono    scomodi) e quella per la quale “la Chiesa è una”, per cui “se i Movimenti sono    realmente doni dello Spirito Santo” essi devono inserirsi nella Chiesa e    servirla, con sullo sfondo un “dialogo paziente e fecondo” con i Pastori (cioè    con il papa e i vescovi).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Se dunque    Benedetto XVI ha ricordato che molte nuove forme di vita nella Chiesa sono    nate dal basso, che anche benedettini e francescani sono nati come “movimento”    per poi inserirsi “non senza sofferenze e non senza difficoltà nella vita    della Chiesa”, quando ha dovuto affrontare in modo esplicito il tema    dell’unità all’interno della Chiesa l’esempio concreto&amp;nbsp;portato dal papa è    stato&amp;nbsp;uno solo: quello del Cammino Neocatecumenale.&amp;nbsp;“Il    dialogo fra pastori e movimenti è a tutti i livelli. Cominciando dal parroco,    dal vescovo e dal successore di Pietro è in corso la ricerca delle opportune    strutture: in molti casi la ricerca ha già dato i suoi frutti. In altri si sta    ancora studiando. Ad esempio, ci si domanda se dopo cinque anni di    esperimento, si debbano confermare in modo definitivo gli Statuti per il    Cammino Neocatecumenale o se ancora ci voglia un tempo di esperimento o se si    debbano forse un po' ritoccare alcuni elementi di questa struttura. In ogni    caso, io ho conosciuto i Neocatecumenali dall'inizio. E’ stato un cammino    lungo, con molte complicazioni che esistono anche oggi, ma abbiamo trovato una    forma ecclesiale che ha già molto migliorato il rapporto tra il Pastore e il    Cammino. E andiamo avanti così! Lo stesso vale per gli altri Movimenti”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Di un testo    parlato è sempre bene non fare una “esegesi” biblica, ma certamente nella    spontaneità e nella maggiore libertà di un colloquio orale non possono passare    inosservati gli accenni ai punti critici della struttura neocatecumenale, che    il papa ipotizza possa anche essere “ritoccata”: accanto alla possibilità&amp;nbsp;di    una conferma definitiva degli Statuti, infatti, restano plausibili nelle sue    parole gli altri due sbocchi giuridici, quello di una proroga al periodo di    sperimentazione degli Statuti e quello di un vero e proprio ritocco ad alcuni    elementi della struttura. Qualcosa che non va, insomma, e che va cambiato. Pur    con tutta la cautela del caso, il messaggio che arriva dal discorso papale non    è un segnale di poco conto, a quattro mesi dalla scadenza del primo    quinquennio “ad experimentum”. “Molte complicazioni” – dice il papa – ci sono    state in passato e molte “esistono anche oggi”, nonostante il lungo cammino (qui    evidentemente inteso con la c minuscola, nel senso di percorso, e non con la    maiuscola, così come invece si legge nel testo diffuso dalla sala stampa della    Santa Sede, ndr&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;)    e per quanto il rapporto fra vescovi e Cammino sia “già molto migliorato”    appare evidente che molto resta ancora da fare. “Andiamo avanti così”, cioè    continuiamo su questa strada di confronto e dialogo, conclude Benedetto XVI.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;   &lt;img border="0" height="156" src="http://www.internetica.it/neocatecumenali/images/Kiko-Ratzinger1.jpg" width="228" /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;   &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;L'iniziatore del Cammino Neocatecumenale Kiko Argüello con il&amp;nbsp;cardinale Joseph    Ratzinger. Una delle foto che testimonia gli incontri del futuro papa    Benedetto XVI con il Cammino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;                   &lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;   &lt;span style="color: black; font-family: Arial;"&gt;   &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;I VESCOVI DI    TERRA SANTA&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;    – Ancora più ferma e significativa è la presa di posizione degli ordinari    cattolici della Terra Santa, che ai membri delle comunità neocatecumenali    presenti nelle loro diocesi hanno inviato una lettera tanto educata nei toni    quanto severa, rigorosa e drastica nella sostanza (&lt;a href="http://www.internetica.it/neocatecumenali/ordinari-TerraSanta.htm" style="text-decoration: none; text-underline: single;" target="_blank"&gt;qui    il testo integrale&lt;/a&gt;). Nella missiva, primo firmatario il patriarca latino    di Gerusalemme Michel Sabbah, i vescovi formulano alcune richieste che vanno    evidentemente a toccare le modalità concrete della presenza neocatecumenale    nelle parrocchie di Palestina, Israele e Giordania: le abitudini, i rapporti    con i parroci e i vescovi, la prassi liturgica seguita, i modi di rapportarsi    con i fedeli cristiani non facenti parte delle comunità del Cammino, e così    via. Al di là dei riassunti piuttosto soft circolati in questi giorni, ce n’è davvero per    tutti i gusti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;   &lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Dopo i dovuti    ringraziamenti per la presenza e l’aiuto offerti dalle comunità    neocatecumenali ai fedeli, il primo riferimento è subito alla   &lt;a href="http://www.internetica.it/neocatecumenali/lettera-Arinze-intervista.rtf" style="text-decoration: none; text-underline: single;" target="_blank"&gt;lettera della Congregazione del Culto Divino&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;&lt;a href="http://www.internetica.it/neocatecumenali/lettera-Arinze-intervista.rtf" style="text-decoration: none; text-underline: single;" target="_blank"&gt;   &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;   &lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt;del 1° dicembre 2005 e al   discorso di Benedetto XVI del 12 gennaio 2006, cioè ai due interventi più    duri ed esigenti che siano piovuti sulla realtà neocatecumenale negli ultimi    tempi, senza trovare peraltro – almeno finora – accoglimento pieno e totale    (ma è opportuno ricordare che le direttive più importanti concedevano due anni    di tempo per un completo adeguamento). “Vi domandiamo” – scrivono i vescovi –    “di prendere posto nel cuore della parrocchia nella quale annunciate la Parola    di Dio evitando di fare un gruppo a parte”. No dunque alla separazione della    comunità neocatecumenale rispetto al resto dei fedeli cristiani: “Il vostro    primo dovere, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli    nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono    cresciuti da generazioni”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;   &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;   Dunque, vivere la    parrocchia, non dividerla o separarla (accusa questa tra le più gettonate, fra    quelle che colpiscono il Cammino) e un riferimento di non poco conto alla    liturgia: “In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre    tradizioni. E’ la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede    cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta    d’identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la    carità di capire e rispettare l’attaccamento dei nostri fedeli alle proprie    liturgie”.&amp;nbsp; Il capire e rispettare l’attaccamento dei fedeli alle liturgie è    qui la chiara trascrizione della contrarietà a pratiche liturgiche lontane    dalla tradizione orientale e che invece rappresentano un punto focale    dell’esperienza neocatecumenale: “Celebrate l’Eucaristia con la parrocchia e    secondo il modo della Chiesa locale”, scrivono - utilizzando il modo    imperativo - i vescovi, per i quali l’Eucaristia è il sacramento di “unità”    della parrocchia, e non di “frazionamento”, e&amp;nbsp;le celebrazioni devono essere    presiedute sempre dal parroco nel caso di riti orientali e comunque “in pieno    accordo con lui” nel rito latino. No alle parrocchie sfaldate, no ad una    eccessiva indipendenza di giudizio e ad una esagerata libertà di azione, no a    quelle liturgie che agli occhi degli orientali (e forse non solo ai loro…)    potrebbero facilmente apparire eccentriche, bizzarre, stravaganti, o comunque    lontane dalla tradizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ogni predicazione” – continuano i vescovi – “dovrebbe guidare i nostri fedeli    negli atteggiamenti concreti da assumere nel diversi contesti della vita: vi    chiediamo di predicare un Vangelo incarnato nella vita”, e dunque "nella    ricerca della pace e della giustizia", "nell’atteggiamento di perdono e di    amore per il nemico", nell’esigenza dei propri diritti ad iniziare dalla    "dignità, dalla libertà e dalla giustizia". Ma non finisce qui, perché gli    ordinari cattolici scrivono: “Vi chiediamo inoltre di mettervi seriamente allo    studio della lingua e della cultura della gente, in segno di rispetto per loro    e quale strumento di comprensione della loro anima e della loro storia, nel    contesto della Terra Santa”. Una sottolineatura che sorprende, sia nello stile    (il rafforzativo “seriamente” la dice lunga sul tono della missiva) sia nel    merito, giacché da persone serie e umili - quali certamente i responsabili    delle comunità del Cammino neocatecumenale in Terra Santa sono - ci si sarebbe    attesi uno spontaneo orientamento verso lo studio delle caratteristiche    essenziali di un popolo (lingua e cultura), in un atteggiamento di fondo    improntato al massimo rispetto. Atteggiamento che evidentemente, se viene così    invocato dai vescovi, è finora stato latitante.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;   &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;   &lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="color: black; font-size: 10.0pt;"&gt;   È&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial; font-size: 10.0pt;"&gt; plausibile che    – confermando una tendenza già manifestatasi a suo tempo con la missiva del    cardinale Arinze, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la    Disciplina dei Sacramenti – la lettera degli ordinari cattolici della Terra    Santa venga presentata da alcuni rappresentanti del Cammino non come una    "bastonata" (secondo il gergo caro ai mass media e così tanto criticato allora    dai responsabili del Cammino), ma come un riconoscimento al grande servizio    reso dai neocatecumenali alla Chiesa cattolica. “Siete benvenuti nelle nostre    diocesi”, scrivono infatti i vescovi, e “ringraziamo Dio per la grazia che il    Signore vi ha data e per il carisma che il Santo Spirito ha effuso nella    Chiesa tramite il vostro ministero della formazione post-battesimale”. “Siamo    riconoscenti” – continuano – “per la vostra presenza in alcune delle nostre    parrocchie, per la predicazione della Parola di Dio, per l'aiuto offerto ai    nostri fedeli nell'approfondimento della loro fede e nel radicarsi nella loro    propria chiesa locale, in ‘una sintesi di predicazione kerygmatica,    cambiamento di vita e liturgia’”. Considerazioni, queste, certamente scritte    per amore di onestà (oltre che per la comune regola della buona educazione,    che in ambito ecclesiastico si concretizza spesso nella forma dell’elogio) ma    che altrettanto innegabilmente non rappresentano il “cuore” della missiva:    lettere come queste servono infatti per puntualizzare, per correggere, per    dare direttive, e non per lodare o per dispensare impropri riconoscimenti.    Fosse solo per quelli, non sarebbero mai state scritte. Quando&amp;nbsp;dei vescovi    arrivano a scrivere le cose nero su bianco, dando rilevanza pubblica alle    questioni sollevate, è perché le stesse cose sono già state dette a voce,    senza aver portato ad alcun risultato, o avendo ottenuto pochi apprezzabili    risultati.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Con la lettera dei vescovi di Palestina, Israele e Giordania, siamo certamente ancora lontani dai    toni di duro rimprovero che in alcune occasioni, prima dell’approvazione ad    experimentum degli statuti, erano stati mossi al Cammino da alcuni vescovi    italiani (da una piccola minoranza di essi, s’intende). Ciò nonostante, essa    rappresenta – insieme alle parole pronunciate da papa Ratzinger – un chiaro    segnale del fatto che le modalità di applicazione concreta del Cammino    continuano ancora a seminare dubbi e contrarietà, tanto da mettere a    repentaglio perfino il doveroso rispetto delle persone e il dovuto rispetto    delle regole.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;   In questi giorni,    la vita del Cammino Neocatecumenale è andata avanti normalmente, e se Kiko    Argüello è stato in Spagna, nella sua città natale, Léon, per una visita alla    prima comunità neocatecumenale del mondo, formata quarant’anni fa, nel 1967,    in Italia le comunità hanno ricevuto l’Annuncio della Quaresima, corredato in    alcune diocesi da vere e proprie “missioni cittadine” per le strade e le    piazze. Niente di nuovo sotto il sole, almeno all’apparenza. Ma il perché -    alla vigilia di una decisione importante come quella del giugno 2007 - non si    faccia tutto il possibile, davvero tutto il possibile, per rispondere alle    legittime e doverose richieste di vescovi e papa, evitando così di alimentare    critiche e rimproveri, rimane&amp;nbsp;un quesito senza risposta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-5640666844382152594?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/5640666844382152594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=5640666844382152594' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/5640666844382152594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/5640666844382152594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2007/02/cammino-neocatecumenale-non-sono.html' title='Cammino Neocatecumenale: non sono bastonate, però…'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1785826020737750639.post-8332909081260329227</id><published>2006-01-12T17:00:00.001+01:00</published><updated>2012-01-24T00:27:00.785+01:00</updated><title type='text'>Neocatecumenali in Vaticano/2006: un carico di amicizia e fermezza</title><content type='html'>Giovedì 12 gennaio 2006: la giornata dei neocatecumenali. Sorrisi e  grande disponibilità da parte del papa, che benedice la missione di 200  famiglie sottolineando il grande lavoro di evangelizzazione svolto dalle  comunità del Cammino. Ma le sue parole sono ferme e limpide: adesione  ad ogni direttiva della Chiesa, sintonia con ogni diocesi, pieno  rispetto dei libri liturgici. Cronaca di un’udienza a ritmo di musica. E  di ciò che il papa vuole nel futuro del Cammino.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img border="0" src="http://www.korazym.org/images/stories/ph_papasalutonc2006_gr.bmp" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Benedetto  XVI saluta le 10mila persone che affollano l'aula Paolo VI. Sono  famiglie, sacerdoti, seminaristi e catechisti del Cammino  Neocatecumenale. A loro rivolge un caldo incoraggiamento, non mancando  di sottolineare con parole ferme la necessità della piena aderenza alle  direttive impartite dalla Chiesa.(Foto di Alessia Giuliani - Catholic  Press Photo). &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.korazym.org/index.php/movimenti/9-vita-fraterna/87-il-cammino-neocatecumenale-su-korazymorg"&gt;IL CAMMINO NEOCATECUMENALE SU KORAZYM.ORG&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;ROMA,  12 gennaio 2006 - Finisce con il papa che si sposta da sinistra a  destra lungo l’intera Aula Paolo VI, con il papa che si mette in posa e  ogni pochi metri regala alle famiglie neocatecumenali in partenza per i  luoghi di missione la fotografia che testimonia il suo appoggio alla  loro opera di evangelizzazione. Finisce con la perfetta intonazione di  10mila persone che cantano a gran voce (“Alleluja! Risuscitò!  Ri-su-sci-tò!) – e si capisce che il canto è davvero uno dei loro punti  forti. E finisce anche con i sorrisi che Francisco "Kiko" Argüello,  l’iniziatore del Cammino, dispensa - una volta salutato il papa - a  chiunque incroci il suo sguardo. Sarà ricordata a lungo, questa udienza,  dal popolo dei neocatecumeni; sarà ricordata e raccontata e menzionata  ogni qualvolta occorrerà mettere in evidenza la vicinanza di Benedetto  XVI all’esperienza del Cammino Neocatecumenale. Esattamente come è stato  fatto finora per gli incontri avuti in passato con Giovanni Paolo II.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E  che Benedetto XVI guardi con simpatia all’esperienza del Cammino  Neocatecumenale è cosa chiara. Li ha incoraggiati e li ha ascoltati, li  ha applauditi e li ha incontrati. Per trenta minuti, seduto al centro  del palco sulla sua sedia, il papa ha seguito un vero evento, guidato  dalla sapiente regia di Kiko Argüello. Lo ha visto mentre inforcava  l’immancabile chitarra, lo ha udito mentre invitava tutti al canto (“O  morte! O morte! Dov’è la tua vittoria?”), lo ha osservato mentre  chiedeva silenzio e mentre gli presentava, ordinatamente divise per  continenti, le duecento famiglie in procinto di partire per terre  lontane, per terre di missione. Lui, il papa, si univa agli applausi  scroscianti: quelli diretti alle diciannove famiglie in partenza per gli  USA, quelli rivolti alla sola in partenza per il Congo, e quelli che  incassavano le altre centottanta coppie, dirette (quasi) in ogni angolo  del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cinque di queste famiglie c’è anche un incontro  faccia a faccia con Ratzinger: cinque coppie e la bellezza di  trentaquattro figli. La voce spagnoleggiante di Kiko sottolinea il  dettaglio con tutta l’intonazione possibile, al punto che – dopo i sette  figli (ciascuna) delle prime due coppie, i nove della terza e i sei  della quarta – quasi si rimane male a scoprire che la quinta e ultima  coppia benedetta direttamente dal papa ha “solo” cinque figli.&amp;nbsp; Ma,  chissà, c’è sempre tempo per “recuperare”… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una mattina di gioia e  di entusiasmo, dunque; una mattina di fortissima carica identitaria.  Famiglie, sacerdoti, seminaristi, catechisti (e qualche semplice  catecumeno) acclamano il papa e festeggiano il rilancio del progetto di  evangelizzazione delle “zone più scristianizzate del mondo”, già in  corso da tempo. Una nuova (e una “prima”) evangelizzazione la cui  urgenza è avvertita dalla Chiesa intera e che Ratzinger – da cardinale e  da papa – ha sempre sottolineato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img border="0" src="http://www.korazym.org/images/stories/ph_papakiko2006_gr.bmp" /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;In  primo piano Kiko Argüello che, al microfono, presenta al papa le  duecento famiglie che si accingono a partire in missione nell'ambito  della nuova evangelizzazione lanciata dal Cammino Neocatecumenale. Il  papa osserva e risponde al saluto delle famiglie. (Foto di Daniele  Colarieti - Catholic Press Photo)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ma nell’udienza di  ieri non c’è stato solo questo. C’è stato molto altro, molto di più. Ci  sono state le parole di Benedetto XVI, parole pronunciate con cautela e  soavità, ma ugualmente limpide, chiare, incontrovertibili. Di una  chiarezza disarmante. Parole che chiariscono - e in modo trasparente –  il pensiero del papa riguardo a quell’itinerario di formazione che è il  Cammino Neocatecumenale. Parla, il papa, mai con tono di richiamo o di  imposizione, ma sempre citando le intenzioni stesse degli iniziatori del  Cammino, le loro volontà, i loro obiettivi. “La vostra azione  apostolica” – dice in avvio – “intende collocarsi nel cuore della  Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le  Chiese particolari in cui andrete ad operare”: è una sottolineatura  forte, se rivolta – come è - ad un percorso di fede che vede concentrate  le critiche delle quali è bersaglio in modo particolare sui due aspetti  della totale adesione alle norme della Chiesa (prettamente a quelle  liturgiche) e dell’armonia con le singole diocesi (e parrocchie) nelle  quali esso - il percorso neocatecumenale - trova concreta attuazione. E’  questa sintonia e questa comunione che ci si attende da voi, dice in  sostanza il papa, perché solo così quella “ricchezza di carismi che il  Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino” sarà  valorizzata appieno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in tema di piena adesione alle direttive  della Chiesa il pensiero non poteva non andare alle vicende delle  ultime settimane, con la pubblicazione della lettera riservata inviata  dalla Congregazione per il Culto Divino ai responsabili del Cammino e  contenente – in sei punti – alcune specificazioni riguardo alle modalità  di celebrazione della messa utilizzate dalle comunità neocatecumenali.  Una lettera sulla quale le (differenti) interpretazioni si sono sprecate  (vedi qui i nostri precedenti articoli) e della quale ora – e non era  affatto scontato – il papa ha scelto di parlare in prima persona,  conferendole – almeno indirettamente – ancor più forza di quella che già  aveva. Particolare di non poco conto, considerando che i rappresentanti  del Cammino, non confermandone ufficialmente neppure l’esistenza,  l’avevano comunque definita un semplice “strumento di lavoro” (leggi  qui) nell’ambito dell’intero processo di riconoscimento ufficiale del  Cammino da parte della Santa Sede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per parlare di questa lettera,  dunque, papa Ratzinger parte anche stavolta da lontano, cioè dalla  stessa “lunga esperienza” dei neocatecumeni e dall’importanza della  celebrazione liturgica. Ora, afferma il papa, “proprio per aiutare il  Commino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione  evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la  Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha  impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione  eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo  di Dio Giovanni Paolo II”. Ebbene, suggella Benedetto XVI, “sono certo  che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici  approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un  papa non chiede, un papa non invita, un papa neppure pretende. Questo  papa è semplicemente “certo” che le norme da lui impartite saranno  osservate; anzi, “saranno da voi attentamente osservate”, dove anche  “l’attentamente” ha un suo peso specifico. E ritornano dunque in primo  piano la brevità delle ammonizioni previe alle letture, la brevità e la  compostezza delle risonanze prima dell’omelia, l’omelia affidata ad un  sacerdote, la partecipazione almeno una volta al mese alla celebrazione  della comunità parrocchiale, l’utilizzo di tutte le preghiere  eucaristiche e la stretta adesione alle modalità di ricezione  dell’Eucaristia – Corpo e Sangue di Cristo – previste dai libri  liturgici. Tutte direttive sulle quali ci eravamo già dilungati nei  giorni scorsi, ricevendone la sensazione che un cambiamento netto sia  richiesto al Cammino soprattutto sulle modalità di ricevere la comunione  (sempre dalle mani di un ministro competente; non seduti, ma in piedi o  in ginocchio; non intorno alla mensa, ma all’altare). Un cambiamento  per il quale viene concesso un periodo di transizione di due anni,  periodo che il Cammino sembrava intenzionato ad utilizzare nella sua  interezza. Almeno fino al discorso papale di ieri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Discorso che  in almeno altri due passaggi ha affrontato il tema della totale armonia  fra Cammino Neocatecumenale da un lato e Santa Sede e singole diocesi  dall’altro. “Grazie all’adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa” –  ha affermato in uno di questi passaggi Benedetto XVI – “voi renderete  ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena  con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi: così facendo il Signore  continuerà a benedirvi con abbondanti frutti pastorali”. E alle famiglie  missionarie ha raccomandato la “partecipazione alla vita liturgica  delle Chiese particolari a cui siete inviati”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, grande  evidenza sulla dimensione locale, sul tessuto di fede nel quale il  Cammino va ad innestarsi. E in fondo, nascosto fra le righe, anche un  auspicio: che quella realtà a macchia di leopardo che vede le comunità  del Cammino Neocatecumenale fortemente incoraggiate in alcune diocesi e  palesemente boicottate in altre si trasformi in una realtà a tinta  unita, caratterizzata da una piena unità con la Chiesa e (mica facile)  con ogni singola diocesi. Per il Cammino, una sfida nella sfida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ecco il testo integrale del discorso del papa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cari fratelli e sorelle!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie  di cuore per questa vostra visita, che mi offre l’opportunità di  inviare uno speciale saluto anche agli altri membri del Cammino  Neocatecumenale disseminato in tante parti del mondo. Rivolgo il mio  pensiero a ciascuno dei presenti, ad iniziare dai venerati Cardinali,  Vescovi e sacerdoti. Saluto i responsabili del Cammino Neocatecumenale:  il Signor Kiko Argüello, che ringrazio per le parole che mi ha  indirizzato a vostro nome, la Signora Carmen Hernández e Padre Mario  Pezzi. Saluto i seminaristi, i giovani e specialmente le famiglie che si  apprestano a ricevere uno speciale "invio" missionario per recarsi in  varie nazioni, soprattutto in America Latina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un compito,  questo, che si colloca nel contesto della nuova evangelizzazione, nella  quale gioca un ruolo quanto mai importante proprio la famiglia. Voi  avete chiesto che a conferirlo fosse il Successore di Pietro, come già  avvenne con il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II il 12  dicembre del 1994, perché la vostra azione apostolica intende collocarsi  nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in  comunione con le Chiese particolari in cui andrete ad operare,  valorizzando appieno la ricchezza dei carismi che il Signore ha  suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino. Care famiglie, il  crocifisso che riceverete sarà vostro inseparabile compagno di cammino,  mentre proclamerete con la vostra azione missionaria che solo in Gesù  Cristo, morto e risorto, c’è salvezza. Di Lui sarete testimoni miti e  gioiosi percorrendo in semplicità e povertà le strade d’ogni continente,  sostenuti da incessante preghiera ed ascolto della parola di Dio e  nutriti dalla partecipazione alla vita liturgica delle Chiese  particolari a cui siete inviati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’importanza della liturgia e,  in particolare, della Santa Messa nell’evangelizzazione è stata a più  riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga  esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo  celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e  indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti.  Proprio per aiutare il Commino Neocatecumenale a rendere ancor più  incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il  Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la  Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme  concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza  che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che  queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici  approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie  all’adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor  più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il  Papa e i Pastori di ogni Diocesi. E così facendo il Signore continuerà a  benedirvi con abbondanti frutti pastorali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, in questi  anni molto voi avete potuto realizzare, e numerose vocazioni al  sacerdozio e alla vita consacrata sono nate all’interno delle vostre  comunità. Oggi tuttavia è particolarmente alle famiglie che si rivolge  la nostra attenzione. Oltre 200 di esse stanno per essere inviate in  missione; sono famiglie che partono senza grandi appoggi umani, ma  contando prima di tutto sul sostegno della Provvidenza divina. Care  famiglie, voi potete testimoniare con la vostra storia che il Signore  non abbandona quanti a Lui si affidano. Continuate a diffondere il  vangelo della vita. Dovunque vi conduce la vostra missione, lasciatevi  illuminare dalla consolante parola di Gesù: "Cercate prima il regno di  Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in  aggiunta", ed ancora "Non affannatevi dunque per il domani, perché il  domani avrà già le sue inquietudini" (Mt 6, 33–34). In un mondo che  cerca certezze umane e terrene sicurezze, mostrate che Cristo è la salda  roccia su cui costruire l’edificio della propria esistenza e che la  fiducia in lui riposta non è mai vana. La santa Famiglia di Nazaret vi  protegga e sia vostro modello. Io assicuro la mia preghiera per voi e  per tutti i membri del Cammino Neocatecumenale, mentre con affetto  imparto a ciascuno l’Apostolica Benedizione.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1785826020737750639-8332909081260329227?l=korazym-neocat.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/feeds/8332909081260329227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1785826020737750639&amp;postID=8332909081260329227' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/8332909081260329227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1785826020737750639/posts/default/8332909081260329227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://korazym-neocat.blogspot.com/2006/01/neocatecumenali-in-vaticano2006-un.html' title='Neocatecumenali in Vaticano/2006: un carico di amicizia e fermezza'/><author><name>Stefano Caredda</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
